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Lo scorso 26 dicembre l’ex-calciatore argentino Martín Palermo pubblicava sul suo profilo Instagram una foto di lui assieme al Presidente Javier Milei e alla sorella di quest’ultimo Karina, che riveste il ruolo di Segretaria Nazionale della Presidenza. Palermo si rallegrava di aver finalmente potuto incontrare di persona il Presidente, che in passato aveva parlato dell’ex-attaccante come del suo vero idolo sportivo. Dietro questo siparietto calcistico si nascondono in realtà trame politiche molto più fitte di quanto si potrebbe immaginare.

Palermo oggi allena l’Olimpia Asunción, ma tra il 1997 e il 2001 fu il centravanti del Boca Juniors, uno dei più amati club dell’Argentina. A quei tempi formava un’iconica coppia d’attacco assieme a Juan Román Riquelme, sebbene i due, apparentemente tanto affiatati in campo, fossero però separati da una forte rivalità personale, con il pubblico della Boca che ha sempre preferito però Riquelme. Il quale, dopo il ritiro, è divenuto un importante dirigente della squadra di Buenos Aires.

Nel dicembre del 2024, Riquelme è infine stato eletto presidente del Boca, al termine di un voto che ha sollevato molte discussioni nel paese e che è stato considerato da molti come la seconda elezione più importate dell’Argentina. Pochi giorni prima, infatti, Milei era stato eletto Presidente del paese, e i due voti erano andati quasi a braccetto. Soprattutto perché in campagna elettorale il politico ultra-liberista aveva proposto un ambizioso piano di riforma del calcio: la riforma delle Sociedades Anónima Deportivas (SAD). Il piano consiste nella trasformazione delle squadre di calcio del paese da club di soci alla pari in società private con pochi ricchi azionisti. Si tratta inoltre un progetto già portato avanti (senza successo) da Mauricio Macri, Presidente argentino tra il 2015 e il 2019 e in precedenza presidente del Boca Juniors.

Il piano delle SAD di Milei è stato duramente osteggiato dai tifosi e anche dalla quasi totalità dei club argentini, e anche Riquelme – all’epoca impegnato nella sua campagna elettorale – lo aveva bocciato. Era stato in quel contesto che Milei aveva rivelato di essere un tifoso del Boca e di aver sempre avuto come idolo Palermo, dichiarando implicitamente la propria antipatia per Riquelme. Milei aveva aggiunto che negli ultimi anni – verosimilmente da quando l’ex-numero 10 era diventato vice-presidente del club – si era trovato a essere molto deluso dal rendimento della squadra. Non ha quindi sorpreso nessuno il fatto che, alle presidenziali degli Xeneizes, Milei avesse espresso il suo sostegno ad Andres Ibarra, l’avversario di Riquelme.

Anche qui, però, c’era una questione di opportunità politica, e non solo di antipatia personale. Ibarra era il candidato sostenuto da Mauricio Macri, il quale era stato decisivo pochi giorni prima nell’elezione di Milei alla Casa Rosada, appoggiandolo con il proprio partito. L’endorsement del Presidente a Ibarra è quindi apparso chiaramente come uno scambio di favori tra lui e Macri. Milei era anche andato a votare personalmente allo stadio La Bombonera di Buenos Aires, venendo però accolto da fischi e insulti da parte dei tifosi. In quell’occasione, infine, Ibarra aveva anche promesso che, in caso di vittoria, avrebbe chiamato proprio Martín Palermo al Boca come nuovo allenatore.

Milei non ha preso benissimo la sconfitta contro Riquelme, e da allora non manca di lanciargli stoccate più o meno esplicite. A luglio ha ribadito il suo sostegno alla riforma delle SAD per rilanciare il calcio argentino, definito come dominato da un “socialismo pobrista” (un “socialismo di povertà”), ma ancora una volta ha incassato la netta opposizione dei club e dei tifosi argentini. A marzo il Presidente ha accusato Riquelme di “riempire di gioia i tifosi del River” (il club rivale del Boca), e di nuovo lo scorso novembre ha definito “un disastro” la gestione del club, durante un’intervista. In Argentina la politica si fa anche, se non soprattutto, col calcio.

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