Robots al posto degli uomini. Un argomento già affrontato, ma che sta entrando sempre più al centro del dibattito pubblico. Basti pensare che un portale d’informazione come Bloomberg esce almeno quotidianamente con uno o più editoriali dedicati allo sviluppo dell’intelligenza artificiale.
I miracoli dei robots nella finanza
“Il grande Fondo che scommette sull’intelligenza artificiale”, questo il titolo di uno dei tanti articoli che si possono trovare sull’argomento all’interno del portale. Bloomberg riporta qui la storia di Man Group Plc., un fondo d’investimento che attualmente gestisce una cifra di 96 miliardi di dollari all’anno. Il suo amministratore delegato, tale Luke Ellis, testimonia come ci sia stato un deciso cambio di strategia all’interno del suo fondo negli ultimi tre anni. Fino al 2014 il Man Group aveva infatti interrotto, o meglio messo da parte, qualsiasi programma di sviluppo dell’intelligenza artificiale.
Perché? Nonostante gli ottimi risultati ottenuti dai robots cui veniva affidato un portfolio, “gli ingegneri non erano ingrado di spiegare perché le A.I. (Artificial Intelligence) stessero eseguendo quelle determinate operazioni. La creazione era diventata così una scatola nera che nemmeno i suoi creatori riuscivano a capire effettivamente come funzionasse”. Un problema insormontabile secondo Luke Ellis, che avrebbe portato inevitabilmente a scontri con i clienti qualora i robots avessero ottenuto perdite negli investimenti. Come si possono d’altronde giustificare le perdite, se non si è a conoscenza del perché certi investimenti sono stati fatti? Così la “creatura artificiale” è stata, temporaneamente abbandonata. Poi è arrivata la svolta.
Velocità, precisione e infallibilità
Un genio della matematica, tale Nick Granger con un Phd in matematica logica, è stato assoldato dal fondo d’investimento. Il cervellone ha subito deciso di riesumare il progetto di intelligenza artificiale. Inizialmente affidò all’intelligenza artificiale una piccola somma di denaro da investire. I risultati furono soprendenti. In un solo anno dal suo riutilizzo, l’A.I. era stata in grado di raddoppiare i profitti di uno dei fondi più grandi di Man Group.
Un esito che ha fatto cambiare radicalmente la precedente strategia di Luke Ellis. “La tecnologia A.I. è usata ora per trovare la modalità più veloce per eseguire le transazioni, per fare le migliori scommesse di mercato del momento, e per analizzare i comunicati stampa e finanziari per trovare le parole chiave che possano suggerire l’abbassamento o il rialzo di un titolo di mercato”. In sostanza si tratta del segreto per diventare ricchi velocemente e senza troppa fatica. Tuttavia Bloomberg non riporta se a questo giro il creatore, Nick Granger, sia in grado di capire le motivazioni che guidano le decisioni delle A.I. Tant’è che lo stesso amministratore delegato nutre ancora qualche sospetto in merito e si augura che “l’uomo possa continuare a saper fare cose che le A.I. non riescano a fare”, anche se comunque non se la sente di scommetterci.
Le emozioni umane? Un ostacolo per la finanza
Che il trading e il mercato finanziario siano il luogo più adatto per lo sviluppo di intelligenza artificiale ne aveva già parlato Ray Dalio, CEO di Bridgewater. Dalio ha infatti più volte parlato della necessità di annullamento della parte emozionale umana per gestire al meglio gli investimenti. Ray Dalio è infatti un appassionato di meditazione trascendentale, un metodo che aiuterebbe l’uomo a gestire l’amigdala, ovvero la parte emozionale del proprio cervello. Questa “filosofia” è entrata a far parte della stessa azienda di Dalio, tant’è che il suo approccio al lavoro è stato risoprannominato “trasparenza radicale”.
L’uomo diventa un libro aperto, osservatore delle emozioni, ma senza esserne coinvolto. Una descrizione che si avvicina di più a un robot piuttosto che ad un essere umano. I rischi di una simile deriva sono chiari e molteplici. Dalla “semplice” perdita del posto di lavoro per gli agenti di borsa (rimpiazzati da più efficienti A.I.), alla perdita di controllo rispetto alle azioni delle A.I., fino a una totale spersonalizzazione dell’uomo e della realtà. Uno scenario simile, ma ancora peggiore, rispetto a quello profeticamente descritto sulle pagine di “Brave New World” di Aldous Huxley.
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