I dati parlano chiaro: l’inverno ha fatto superare record minimi per quanto concerne i virus stagionali. Tutto questo non è stato un caso, le misure anti Covid hanno avuto un’importante incidenza. L’applicazione delle norme di distanziamento non ha impedito al nuovo coronavirus di correre, ma al tempo stesso hanno portato a un vero e proprio appiattimento della curva relativa alle infezioni dovute ai virus tradizionalmente presenti in inverno.

Il dato più basso degli ultimi anni

Da sempre si è abituati ad assistere a notizie che già dall’inizio dell’autunno parlano dell’arrivo dell’influenza stagionale. Spesse volte si è sentita pronunciare la tipica frase “Quest’anno l’influenza sarà più forte di quella precedente”. Poi, come di consueto, i picchi più alti si sono concentrati a partire dalle festività natalizie fino a tutto il mese di febbraio per poi pian piano iniziare a scendere.

L’influenza invernale è stata da sempre una costante fissa, data anche per scontata. Ed invece quest’anno ci si accorge che non è stato davvero cosi. Sono numeri sorprendenti quelli rilevati dal monitoraggio epidemiologico InfluNet che parlano di un netto calo dell’influenza stagionale in Italia. É come se i tipici virus invernali fossero all’improvviso spariti. La piattaforma, gestita dall’Istituto Superiore di Sanità, indica che per l’inverno 2020-2021 l’incidenza dei sindromi influenzali è palesemente al di sotto della soglia minima.

Entrando nei dettagli, il sistema InfluNet permette di stimare la durata e l’intensità dell’epidemia influenzale. L’analisi di sorveglianza inizia nella 42esima settimana dell’anno precedente e si estende fino alla 17esima settimana di quello nuovo. Soffermandoci all’undicesima settimana del 2021, che corrisponde alla fine del mese di marzo, quello che emerge nel grafico è la curva completamente appiattita dell’influenza stagionale. I dati inviati dai medici “sentinella” circa la frequenza di sindromi simil-influenzali tra i propri pazienti è pari a 1.49 casi per mille assistiti.

Nello stesso periodo dello scorso anno lo stesso dato parlava di 4.5 casi ogni mille assistiti. Il “picco”, piuttosto modesto, dell’influenza stagionale dell’inverno appena passato si è raggiunto nella 45esima settimana del 2020 con 2.09 casi accertati su mille assistiti. Nel 2019-2020 il dato più alto ha invece toccato quota 12.62 casi ogni mille, lo stesso valore nel 2018-2019 ha raggiunto quota 14.06.Il tasso di incidenza registrato nell’ultima stagione è stato il più basso degli ultimi 20 anni e cioè da quando si raccolgono questi dati. Una tendenza segnalata non soltanto in Italia ma anche in altri paesi del mondo e confermata dall’Oms.

Perché l’influenza stagionale è sparita

Che l’influenza stagionale sia assente nei dati raccolti negli ultimi mesi da InfluNet non è assolutamente un caso. Il motivo c’è ed è chiaro: le misure di protezione individuale utilizzate per la difesa dal Sars-CoV-2 hanno funzionato nei confronti dei virus stagionali. L’influenza stagionale si diffonde allo stesso modo del Covid e cioè attraverso il contatto stretto fra persone: le goccioline del respiro (i cosiddetti droplets) delle persone infette, la saliva, i colpi di tosse o gli starnuti ed anche toccando con mani contaminate occhi, naso e bocca. Dunque, indossare la mascherina, tenere la distanza di sicurezza, lavare e disinfettare le mani sono stati dei validi strumenti di aiuto che, introdotti obbligatoriamente come strumento di difesa dal Covid, hanno di conseguenza aiutato a sconfiggere le malattie stagionali.

A confermarlo, come sottolineato in un editoriale pubblicato su MedicalNewsToday, sono stati anche diversi studi internazionali. L’orientamento della comunità scientifica è quello di considerare simile la modalità di trasmissione dei virus influenzali e del Sars cov 2. È chiaro che analizzando questa circostanza, nei prossimi anni, quando la pandemia sarà un ricordo, per debellare anche le influenze stagionali o evitare le fasi di picco, potrebbe risultare opportuno utilizzare questi accorgimenti, ovviamente senza alcun obbligo. D’altronde si tratta di misure che, da parte dello stesso nostro Istituto Superiore di Sanità, già prima della pandemia venivano richieste come strumento preventivo di difesa ma che in pochissimi negli anni passati hanno realmente applicato.

La dimostrazione che il Covid non è una normale influenza

La sparizione dei virus stagionali, rappresenta anche un elemento importante in grado di spiegare meglio la natura del Sars Cov 2. L’anno scorso la comunità scientifica inizialmente risultava divisa: in particolare, ci si chiedeva se il morbo potesse essere o meno assimilabile ai comuni virus influenzali. Gli effetti sulla salute di molti contagiati, così come l’aumento della mortalità nelle zone più colpite dall’epidemia, hanno già ampiamente risposto alla domanda. A distanza di un anno, i dati sulle influenze stagionali hanno messo il punto esclamativo: se le basilari norme di comportamento eliminano i virus influenzali, mentre al contrario il Sars Cov 2 resiste, allora ecco dimostrata definitivamente la diversità tra i vari agenti patogeni.

Lo aveva del resto già dichiarato su InsideOver a novembre il presidente dell’Aifa, Giorgio Palù: “Questo virus è molto più contagioso”. Una circostanza che lo rende più pericoloso e più difficilmente contrastabile. Ed è proprio questa la sfida più importante nella lotta al Covid. L’elevata capacità di trasmissione, dimostrata dalla resistenza alle regole comunemente applicate per gli altri virus, rappresenta una peculiarità contro cui occorre fare fronte. Anche perché, come verificato dagli studi relativi alle altre epidemie da coronavirus di questo XXI secolo, il Sars Cov 2 è meno letale e lascia dietro di sé una lunga scia di asintomatici in grado di alimentare il motore dell’infezione.

L’incidenza dei vaccini

Ad ogni modo la temuta sovrapposizione tra influenze stagionali ed epidemia da Covid non c’è stata. Questa è una buona notizia. In tal modo si è evitata l’ulteriore e più drammatica pressione sul sistema sanitario nazionale. Un elemento a cui potrebbero aver contribuito anche i vaccini contro i virus stagionali. La loro somministrazione era già in aumento nel 2020. Nell’ultimo report pubblicato dal ministero della Salute nello scorso settembre, i dati parlavano di un incremento dal 15.8% della copertura vaccinale per la stagione invernale 2018-2019 al 16.8% per quella invece 2019-2020. Un valore che nella popolazione anziana più vulnerabile si è attestato al 54.6%.

Molte farmacie del nostro Paese hanno evidenziato una maggiore vendita di questa tipologia dei vaccini, soprattutto alla vigilia del nuovo anno. Specialmente tra i cittadini appartenenti alle fasce di età più a rischio, sono stati in molti a vaccinarsi. Mancano statistiche ufficiali al momento per l’Italia, ma un andamento del genere è stato già registrato ad esempio negli Stati Uniti. Qui le autorità sanitarie federali hanno segnalato una crescita di oltre il 10% della copertura vaccinale. Cifre che, in parte, giustificherebbero la caduta a livelli minimi delle infezioni causate dai virus stagionali.