Kholisile Dyakala, un ex membro dell’UDF (United Democratic Front), il fronte sudafricano anti-segregazionista, aveva 35 anni e cinque figli quando, nel 1985, venne arrestato dalle forze di sicurezza del regime di Pretoria, prelevato dalla sua abitazione, tradotto nel carcere di Kgosi Mampuru, e poi fatto sparire. Sipho Mahala, nel 1988, aveva invece 21 anni il giorno in cui venne prelevato da casa sua con l’accusa di aver partecipato a una sommossa a Port Elizabeth. Da quel momento di lui non si seppe più nulla. E sorte analoga toccò anche a Mangena Jeffrey Boesman, Tsepo Letsoara, Raymond Gwebushe‚ Ndumiso Siphenuka e centinaia di altri ragazzi sudafricani, arrestati, torturati e poi fatti sparire dagli agenti del governo razzista in anonime fosse comuni disseminate nella campagna del Sudafrica. Come il dramma dei desaparecidos ha insanguinato e sconvolto l’Argentina della giunta militare, lo stesso fenomeno , anche se meno conosciuto, ha investito e sconvolto anche il Paese africano durante gli anni dell’apartheid. Si calcola infatti che dal 1960 al 1994 le forze di sicurezza segregazioniste abbiano fatto scomparire oltre duemila persone perchè sospettate o accusate, spesso infondatamente, di supportare la lotta e la guerriglia dell’ ANC, l’African National Congress, il partito di Nelson Mandela.

Oggi però, in Sudafrica, un team composto da anatomopatologi e medici legali locali ha creato il Missing Person Task Team, una squadra di specialisti che, dissotterrando le ossa di centinaia di uomini e donne fatti sparire nelle fosse comuni dagli uomini del regime sudafricano, cercano, attraverso studi e analisi sul DNA, di dare un’identità alle vittime, comprendere le verità dietro la loro morte e restituire i resti alle famiglie che, a distanza di trenta, quarant’anni dalla scomparsa dei propri cari, attendono ancora che venga fatta giustizia e pregano di poter finalmente dare ai propri figli, ai propri mariti e ai propri padri una degna sepoltura. Il Mssing Person Task Team è nato in seno alla Commissione per la verità e la riconciliazione, l’organismo istituito nel 1994 in seguito alla vittoria elettorale di Nelson Mandela, che ha come obiettivo quello di far luce sui crimini perpetrati dal governo segregazionista con l’obiettivo di riallacciare i fili della memoria, fare i conti con il passato e costruire un percorso di pace e riconciliazione.
Negli anni il Missing Person Task Team ha fatto chiarezza su decine di casi, anche grazie alla preziosa collaborazione con l’Ong ICMP (Commissione Internazionale sulle Persone Scomparse), e lo sforzo congiunto delle due organizzazioni ha permesso, tra le altre cose, l’identificazione di tre membri dell’ANC scomparsi nel 1983, di un membro del Congresso studentesco di Soweto che è stato ucciso con altri due attivisti nel 1989 , di un attivista di Alexandra Township ucciso nel 1986 e di un uomo assassinato nel 1982 durante i raid armati a Maseru, in Lesotho.

”Uno Stato libero e democratico non ha paura di riaprire le pagine più dolorose della sua storia – ha raccontato alla rivista Africa Madeleine Fullard, la responsabile del Missing Persons Task Team che proseguendo nell’intervista ha aggiunto – Quando troviamo dei resti di cui ignoriamo l’identità procediamo effettuando analisi del Dna e confrontiamo i risultati con i dati in nostro possesso che ci sono stati forniti dai parenti delle persone scomparse e cerchiamo così di dare un nome e un cognome alle vittime della segregazione”. La responsabile ha spiegato poi che il lavoro che fanno, oltre ad avere un ruolo estremamente prezioso per quel che concerne la memoria storica e la necessità di fare giustizia e chiarezza sugli aspetti più oscuri e orrorifici dell’apartheid, ha un’enorme importanza anche da un punto di vista legale dal momento che ci sono eredità e titoli di proprietà appartenuti alle vittime e soltanto una reale rapporto di quello che è avvenuto può permettere che questi contenziosi vengano risolti. In conclusione Madeleine Fullard ha poi chiosato: ”Il nostro obiettivo, dal momento che a venticinque anni dalla fine dell’apartheid ci sono ancora famiglie che aspettano di sapere qual è stata la sorte dei loro cari, è dare risposte, fornire verità su queste storie e offrire una tomba su cui piangere. Solo facendo i conti con il nostro passato potremo avere pace e riconciliazione”.

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