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La schiavitù è ancora un grave problema in Mauritania. Nel 1981, lo Stato dell’Africa nordoccidentale – di circa 4 milioni di persone – divenne l’ultimo Paese al mondo ad abolirla ufficialmente. Ma ci sono voluti altri 26 anni – nel 2007 – perché il suo governo approvasse una legge che ne imponeva l’abolizione.

Ora una sentenza storica di un tribunale dell’Unione Africana, che richiede al governo mauritano di risarcire due schiavi fuggiti e punire il loro ex padrone, sta offrendo speranza a migliaia di mauritani ancora schiavi.

Said e Yarg Salem sono nati in schiavitù e sono fuggiti nell’aprile del 2011. Poco dopo, hanno accusato il loro ex padrone, Ahmed Ould El Hassine, che è stato dichiarato colpevole dal Tribunale Penale di Nouakchott – la capitale della Mauritania – di asservimento e di privazione ai ragazzi dell’istruzione. E’ stato il primo e, finora, il solo successo della legge contro la schiavitù della Mauritania.

“La legge anti-schiavitù è buona, ma è un pezzo di carta inutile se non la si mette in pratica”, ha detto Lucy Claridge, il direttore legale di Minority Rights Group International, in un’intervista al Washington Post.

Ma la condanna di Hassine – due anni di prigione e un risarcimento di circa 4.700 dollari – è molto al di sotto della pena indicata. Il procuratore di stato ha impugnato la sentenza eccessivamente indulgente, mentre Hassine ha presentato il proprio ricorso contro la decisione stessa, ed è stato rilasciato in attesa di un’ulteriore decisione.

L’avvocato di Salem non vedendo prospettive di giustizia nella stessa Mauritania, ha portato il caso a un tribunale regionale chiamato Comitato africano di esperti sui diritti e il benessere del bambino, o Acerwc.

L’Acerwc si è espresso in loro favore il 26 gennaio. Il governo della Mauritania, ha detto il tribunale, è responsabile di fornire ai fratelli un compenso finanziario oltre a un sostegno psicologico. La sentenza dell’Acerwc potrebbe essere la prima di una serie di sentenze. Ci sono infatti altre 19 cause legali contro i proprietari di schiavi in Mauritania.

Non ci sono statistiche affidabili su quante persone siano schiavizzate in questo Stato dell’Africa. E la sua posizione ufficiale è negare che ci siano schiavi nel paese. Ma il l’indice World Slavery stima che la Mauritania abbia uno dei più alti tassi di schiavitù sulla terra, con oltre l’1% della popolazione impegnata in lavori forzati.

In Mauritania la maggior parte degli schiavi sono stati membri delle tribù Haratine, gli autoctoni dell’Africa occidentale che costituiscono il più grande gruppo etnico del paese, circa il 40% della popolazione. Sono conosciuti localmente come “Black Moors” o “Mori neri”. I “White Moors” o “Mori bianchi” sono arabi-berberi del Nord Africa che hanno assunto il controllo della regione nel XVII secolo e da allora hanno sempre ridotto in schiavitù gli Haratini. Il governo della Mauritania, a lungo guidato dai “White Moors”, è stato restio a modificare lo status quo.

La Mauritania è stata l’ultimo paese al mondo ad abolire la schiavitù nel 1981. Ma in molte parti del paese, lo stato di schiavo è ancora tramandato da madre a figlio. Anche la pressione dall’estero potrebbe giocare un ruolo importante. L’obiettivo finale è il cambiamento in una società e un sistema di governo che non considerano ancora la schiavitù un problema.

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