Le organizzazioni per i diritti civili hanno lanciato l’allarme in Marocco per il crescente numero di arresti degli ultimi mesi. Questa volta sarebbero i social media i principali canali di comunicazione messi sotto analisi dagli investigatori, che hanno colpito non solo i semplici cittadini ma anche figure del mondo giornalistico e del mondo della musica, come nel caso dell’arrestro del rapper marocchino Gnawi, pseudonimo di Mohammed Mounir, nel mese di dicembre. L’accusa secondo gli inquirenti sarebbe quella di aver duramente criticato ed insultato le forze dell’ordine, in un video pubblicato sui social. Nonostante le proteste dei fan e dei supporter del musicista, la condanna a un anno di reclusione è stata convalidata, in quanto il fatto rappresenta una violazione delle leggi del Marocco.

Oltre al caso del rapper, pochi mesi fa anche quattro giornalisti sono stati incarcerati a causa di un’indagine condotta sui fondi pensione che aveva riscontrato l’opposizione del governo locale. Tuttavia in questo frangente la condanna è stata in seguito sospesa sospesa dalla massima corte del Paese, anche a causa della rilevanza mediatica e della contrarietà dell’opinione pubblica.

Come evidenziato dall’agenzia di stampa Reuters, il sistema politico marocchino è stato in grado di superare la stagione delle primavere arabe anche grazie alle sue aperture verso le richieste del popolo; tra le quali sono da sottolineare i minori per re Mohamed VI e il potenziamento dei poteri dell’esecutivo (nonostante la sua figura rimanga comunque quella più importante del Paese in termini decisionali). Tuttavia, i passi in avanti si sono limitati all’ammodernamento dell’apparato politico, senza estendersi al rapporto tra sudditi e leadership del Paese, mantenendo un sostanziale controllo sulle libertà di espressione. La sistematica repressione del dissenso è diventata particolarmente evidente negli ultimi tre anni, con l’aumentare delle proteste relative ai problemi sociali ed economici del Paese.

Le accuse rivolte al governo da parte delle organizzazioni dei diritti civili sottolineano come la repressione venga effettuata tramite l’utilizzo del sistema giudiziario, alla mercé della dirigenza politica. Nonostante la difesa del governo si fondi sulla legittimità degli arresti dovuta alle leggi attive in Marocco, il fatto che esse non siano chiaramente in linea con l’apertura alla libertà di pensiero risulta evidente e il duro scontro tra governo e sostenitori della libertà di espressione continuerà nei prossimi mesi.

Da questo scontro ideologico, c’è la possibilità che sostanziali miglioramenti vengano apportati al sistema dei diritti del Marocco, che ancora non rispetta gli standard internazionali. Tuttavia, ciò sarà subordinato ancora ad una dura fase di confronti, nella quale si susseguiranno arresti ed accuse da parte delle organizzazioni di violazioni dei diritti civili.

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