L’estate sta per arrivare e molti di voi avranno probabilmente già iniziato a sbirciare dentro l’armadio. Con l’arrivo del caldo torrido, infatti, felpe e cappotti lasceranno presto spazio a t-shirt e pantaloncini corti. La grande fatica coinciderà con il “cambio del guardaroba”: un rituale fastidioso e sfiancante, usurpatore di tempo ed energie. A quel punto alcuni potrebbero spingersi oltre e riordinare l’intera abitazione. Del resto, pensateci bene: quanti oggetti inutili si nascondono sopra nostri scaffali, occupano spazio prezioso e prendono polvere accatastati su sedie e mobili? E quanti dei vestiti appena riposti vale davvero ancora la pena conservare?
Potrebbero sembrare domande inutili seguite da risposte ancor più banali. Eppure, per qualcuno, il riordino è un affare serio. Al punto da aver creato un business dorato, fatto di milioni di libri venduti e altrettanti adepti sparsi in giro per il mondo.
Il metodo Konmari
Marie Kondo non ha bisogno di troppe presentazioni. Si definisce una consulente organizzativa e ha scritto vari libri, o meglio manuali, che spiegano come organizzare al meglio gli spazi e liberarsi delle cose inutili che non ci servono più (decluttering), per ottenere in cambio benefici mentali e gioia. Miss Kondo è diventata famosa grazie a Il magico potere del riordino, volume pubblicato negli Stati Uniti e in Europa nel 2014. Da perfetta sconosciuta al di fuori del suo Paese natale, il Giappone, l’allora 31enne riuscì a vendere oltre 4 milioni di copie nel giro di un anno. Ecco: dal momento che il momento del (ri)ordino casalingo è arrivato, forse vale la pena capire come capitalizzare al meglio questo sforzo necessario per provare ad ottenere qualche piccolo vantaggio.

Il potere del riordino esiste davvero?
Le teorie sul decluttering proposte da Kondo possono essere sintetizzate in un solo principio: scartare tutti gli oggetti che non “scatenano gioia” (dopo averli “ringraziati” per il servizio che ci hanno offerto). Nel caso del cambio guardaroba, la signora ci offre un consiglio illuminante (sia chiaro: a voi la scelta se seguirlo o meno): “Non limitarti ad aprire il tuo armadio e decidere, dopo una rapida occhiata, che tutto ciò che si trova al suo interno ti dà un brivido. Devi prendere ogni vestito in mano”. Soltanto a quel punto potremmo essere in grado di capire davvero cosa ci è ancora utile e cosa no. In che modo? Chiedendoci non tanto se un vestito sia fuori moda o poco utilizzato, quanto se sia in grado di suscitarci gioia e offrirci un’emozione.
Arriviamo poi al secondo step: dopo aver smaltito c’è da riordinare. Kondo suggerisce di piegare i vestiti creando un lungo rettangolo, quindi di piegarli una seconda volta su se stessi per creare un rettangolo ancora più piccolo. A quel punto, i capi dovrebbero essere arrotolati in un tubo e messi, in posizione verticale, nei cassetti. Si dovrebbe, invece, “appendere tutto ciò che sembra più felice e sistemare i simili con i simili, lavorando da sinistra a destra, con gli abiti scuri e pesanti a sinistra”. Perché fare qualcosa del genere? Kondo ha la risposta: “Organizzare i vestiti per categoria li aiuta a sentirsi più a proprio agio e sicuri”. Se ancora non siete abbastanza basiti, non avete ancora ascoltato cosa non dovreste fare con i vostri calzini: guai ad appallottolarli perché altrimenti “non hanno la possibilità di riposarsi”.
Meno è meglio
In realtà il metodo KonMari è molto più complesso. In questo articolo abbiamo fatto l’esempio dei vestiti, ma la consulente spiega nei suoi libri (ci sono anche videolezioni su YouTube) che il riordino non dovrebbe procedere per ambienti bensì per categorie, iniziando prima con gli oggetti ai quali si è meno emotivamente legati. L’ordine ideale? Vestiti, libri, carte, oggetti generici, utensili e ricordi/fotografie (da queste ultime è più difficile staccarsi). L’obiettivo del riordino di Kondo non consiste semplicemente nello svuotare casa e armadi da oggetti inutili. È molto più nobile e mira a trasformare le nostre abitazioni in luoghi capaci di suscitare gioia. Fare ordine, in sostanza, è concepito come un dialogo con se stessi.
La signora in questione ha semplicemente fuso le proprie esperienze personali (fin da piccola metteva in ordine la sua casa con dedizione e vanta cinque anni di lavoro come assistente in un santuario shintoista), la filosofia zen e aggiunto qualche spruzzata di new age. A 19 anni ha fondato la sua attività di consulenza e iniziato a scrivere libri. Il resto è storia nota. “Il mio obiettivo personale è mettere ordine nel mondo. Prendere questa sensibilità giapponese e, in un piccolo modo, migliorare il mondo che ci circonda”, ha spiegato la diretta interessata. Detto altrimenti, l’azione del riordino di uno spazio corrisponde ad una pulizia della mente che dovrebbe renderci più calmi e rilassati.
“Il metodo KonMari non consiste tanto nello scartare, quanto nel circondarsi di oggetti che suscitano gioia e di oggetti che puoi amare”, ha aggiunto. Ma oggi che, a differenza di dieci anni fa, acquistiamo prodotti a basso costo sul web o in grandi catene come se non ci fosse un domani, è ancora valido questo metodo? Sì, anche se bisognerebbe fare un ragionamento in più.
“C’è stata, forse, un’era in cui l’acquisto di qualsiasi cosa induceva felicità, e questo era l’insieme di valori attraverso i quali vedevamo il mondo. Oggi, anche se abbiamo aumentato il numero di oggetti che possediamo, la soddisfazione non è aumentata”, ha ammesso Kondo. Pronta, proprio per questo ancora di più rispetto al passato, a suggerire come riordinare le nostre case e le nostre menti. Buon riordino a tutti.
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