“Abbiamo appreso che i funzionari cinesi non hanno ancora finalizzato le autorizzazioni necessarie per l’arrivo del team in Cina”. Tedros Adhanom Ghebreyesus, direttore generale dell’Organizzazione Mondiale, è “molto deluso” per un ritardo che non si sarebbe mai aspettato. La missione dell’Oms prevedeva l’arrivo in terra cinese, nei primi giorni di gennaio – presumibilmente nella prima settimana del 2021 – di una task force formata da una quindicina di esperti internazionali (poi ridotti a dieci). Era già arrivato l’ok da parte delle autorità cinesi, che avevano dato il loro assenso per condurre un’indagine congiunta finalizzata a far chiarezza sulle origini della pandemia di Sars-CoV-2.

La squadra dell’Oms, lavorando spalla a spalla con gli scienziati cinesi, avrebbe dovuto setacciare Wuhan per fare luce sulle tante zona d’ombra presenti in una vicenda misteriosa. Non sappiamo, ad esempio, da dove è arrivato il coronavirus, quando è avvenuta la prima trasmissione all’uomo e qual è l’animale sospettato di essere il serbatoio dell’agente patogeno che ha messo in ginocchio il mondo intero.

L’indagine si sarebbe concentrata prevalentemente sulla megalopoli di Wuhan, primo epicentro noto dell’epidemia. Abbiamo tuttavia usato il condizionale, visto che qualcosa è andato storto e la tanto attesa missione non è ancora decollata. Ghebreyesus ha detto di essersi messo “in contatto con alti funzionari cinesi” dicendo loro “per l’ennesima volta che la missione è un priorità per l’Oms”, e ha aggiunto che vuole vedere la partenza “il più rapidamente possibile”.

Un ritardo inatteso

Due scienziati della task force sono partiti per la Cina. Secondo quanto riferito da Mike Ryan, a capo del programma di emergenze sanitarie dell’Oms, uno è tornato indietro; l’altro sta transitando in un Paese terzo. Il resto del team, che, stando alla road map, dovrebbe cominciare a lavorare martedì, per il momento non si è neppure messo in viaggio. Il motivo è semplice: il governo cinese non ha ancora concesso le autorizzazioni necessarie per consentire agli esperti internazionali di atterrare oltre la Muraglia e mettersi al lavoro.

La missione doveva essere guidata da Peter Ben Embarek, il massimo esperto dell’Oms per quanto concerne le malattie degli animali che vengono trasmesse all’uomo. Embarek si era recato in Cina lo scorso luglio per svolgere una missione preliminare. “Confidiamo e speriamo che sia solo una questione logistica e burocratica che può essere risolta molto rapidamente”, ha aggiunto Ryan cercando di calmare le acque. Acque, a quanto pare, agitatissime per un ritardo che l’Oms non immaginava.

Le cause del ritardo

Si parla di un ritardo dovuto a motivazioni di natura burocratica, per la precisione un problema legato a una questione di visti. Ricordiamo che il via libera alla missione era arrivato a metà dicembre, che il governo cinese aveva dato l’assenso alle indagini e che Pechino è stata fin da subito in prima linea per sostenere le missioni dell’Oms (attirando numerose critiche da parte degli Stati Uniti). Solitamente, in Cina, le questioni burocratiche devono sempre scontare una tempistica piuttosto lunga nonché un procedimento alquanto farraginoso, tra autorizzazioni e contro autorizzazioni.

In un periodo del genere, in cui, tra l’altro, sono emersi nuovi contagi nel Paese, e vista l’importanza della missione da autorizzare, è possibile che i tempi possano ulteriormente dilungarsi rispetto al normale. È pur vero – fanno notare alcuni – che negli ultimi giorni c’è stato un frizzante scambio di opinioni a distanza tra il ministro degli Esteri cinese, Wang Yi, e lo stesso Mike Ryan. Il signor Yi, parlando delle origini del virus, aveva dichiarato che sempre più studi hanno dimostrato che la pandemia è emersa in più regioni. In altre parole, tutto non sarebbe partito da Wuhan (o, almeno, solo da lì). Le parole del ministro sono state definite dal funzionario dell’Oms “altamente speculative”.

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