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Stando ai dati ufficiali pubblicati grazie ai rapporti degli ospedali, il numero delle vittime accertate per il coronavirus nel Regno Unito alla giornata di lunedì sarebbero 16’509. Tuttavia, come evidenziato dall’agenzia di stampa Reuters, tale cifra non contempla i morti avvenuti nelle case di cura private e negli equivalenti delle nostre Rsa sino alla data dello scorso 10 aprile, aumentando così il numero di morti di 3’833 unità. In questo modo, insieme alla Francia, il Regno Unito sarebbe il quinto Paese a sfondare la soglia delle 20mila vittime accertate a causa delle complicazioni di quello che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha definito “virus cinese”.

I dati tenevano conto soltanto degli ospedali

Dopo la rilevazione portata alla luce dalla Reuters, appare chiaro come il governo britannico abbia sino pochi giorni fa tenuto conto solamente delle vittime cui decesso era avvenuto all’interno delle strutture ospedaliere del Paese. Questo fattore, tuttavia, aveva lasciato intendere un numero di morti sostanzialmente in linea con le realtà europee, non allarmando ulteriormente la politica locale. Tuttavia, un incremento del 41% delle vittime sino al 10 aprile scorso cambia gli scenari britannici, cui mortalità adesso cresce a livelli che non erano lontanamente immaginati.

Adesso anche Boris Johnson ha paura

In questa situazione, appare più chiaro anche intendere come mai lo stesso Boris Johnson stia pensando ad un prolungamento del lockdown nel Paese, alla base del quale non ci sarebbero più semplicemente le paure per una situazione vissuta in prima persona – e nemmeno precedentemente immaginata – quanto più proiezioni di morti e contagi.

Analogamente al caso del Nord Italia, risulta evidente come la diffusione in quegli ambiente dove vivono persone particolarmente fragili a causa dell’età sia già a livelli avanzati ed ormai difficili da contenere. Le perplessità riguardo alla lentezza con cui il governo britannico si era mosso nei primi giorni adesso possono però delineare un quadro di conseguenze più preciso, dai risvolti purtroppo drammatici come già prevedibile sin dal principio. L’aver tentennato ha portato alla propagazione dell’infezione e il non aver avuto accesso a dati importanti – come quelli delle case di cura private – ha impedito l’attuazione di misure ancora più stringenti volte a tutelare gli anziani ed i malati del Paese: primarie vittime del Covid-19. E forse questo, più ancora dell’essersi trovato spiazzato davanti ad una situazione mai vissuta nel Paese negli ultimi 100 anni, rischia di essere ricordato come il più grande fallimento dell’attuale amministrazione britannica.

Situazione peggiore di Italia e Spagna?

Con l’incremento dovuto al ricalcolo delle vittime, la situazione del Regno Unito appare in questo momento ancora più critica. Stando alle proiezioni, infatti, sono così cresciute anche le possibilità che lo scenario inglese – a pandemia superata – risulti peggiore di quello sostenuto dai Paesi europei più vessati come l’Italia e la Spagna. E oltre a poter essere considerato un fallimento sotto il profilo interno, anche a livello internazionale l’approccio inglese – tanto esaltato nei primi giorni in cui l’epidemia prendeva piede in Europa – rischia di rivelarsi un fragoroso capitombolo; così come l’immagine di Johnson e del suo gabinetto esecutivo.

Tutto ciò, in aggiunta, avviene proprio in una delle fasi più delicate per il Paese, bisognoso di mostrare i muscoli a livello internazionale per ottenere il massimo dei risultati dalla Brexit ma dimostratosi al tempo stesso eccessivamente fragile ed impreparato nel gestire le crisi in autonomia. E in questa situazione, più che ottenere dei risultati grazie alla forza bruta si corre quasi il rischio che qualche concessione venga elargita più che altro per compassione, nei confronti del forse vero malato dell’Europa.

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