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Società

Make-up col morto: che cos’è (e quanto rende) la tanatoestetica

Antiche pratiche, quelle della tanatoestetica e della tanatoprassi, che ora vivono un revival grazie anche ai social network.

Scrollando qui e lì per la Rete, soprattutto Instagram e Tik Tok, ci si può imbattere in un po’ di tutto. Viaggi, scrittura, cucina, make-up … ma anche proposte bizzarre, commerciali e non. Negli ultimi tempi alcuni tipi di profili hanno attirato sempre più l’attenzione di milioni di follower: solitamente i video pubblicati iniziano con alcune riprese di eleganti mani di donne ingioiellate curate con nail art all’ultimo grido, capigliature vaporose, così come gruppi di persone in tenuta da infermiere/estetista intente a ritoccare ciglia o inturgidire labbra rosso vermiglio. Si direbbero tutti profili di centri estetici…con la sola differenza che i clienti sono cadaveri!

Quest’arte, o pratica che dir si voglia, si definisce tanatoestetica ed è dedita alla pulizia e toelettatura della salma, oltre che alla sua vestizione secondo i desideri dei familiari. Si tratta di procedure che di certo lasciano basiti, soprattutto nel contesto di culture come quelle latine, ove è difficile immaginare il corpo del defunto come qualcosa che possa apparire “bello”, associando alla morte necessariamente le categorie dell’orrido, del brutto, dell’inquietante. A questo si aggiungono anche pratiche “compassionevoli”, ovvero oltre a disinfezione e pulizia di pelle e capelli e alla rasatura della, barba potrebbe essere addirittura necessario ricostruire parti del corpo, soprattutto nel caso di vittime di incidenti stradali.

Ma uno dei servizi più impegnativi e costosi di una seduta di tanatoestetica è senza dubbio il camouflage, che permette di eliminare i segni della morte dalle mani e dal viso utilizzando cosmetici adatti e prodotti chimici in grado di fare miracoli. Tranne la Resurrezione.

Quello che colpisce di più è che la tanatoestetica, che ci appare oggi come un’inquietante novità gothic, muove migliaia di professionisti in tutto il mondo (si chiamano tanatoprattori), studiosi più o meno autorevoli, e un fatturato da capogiro. Esistono decine di riviste dedicate, società di studi (si veda International Academy of Thanatotechnologicial Studies o l’Institut Français de Thanatopraxie) e perfino eventi e fiere a tema. I professionisti del settore ci tengono molto a sottolineare il distinguo tra tanatoestetica e tanatoprassi: la seconda, infatti, si concentra esclusivamente sulla buona conservazione del corpo, iniettando prodotti nei vasi sanguigni.

Lo sdoganamento del tema, almeno in Italia, si deve in parte all'”operazione Taffo“, la celebre azienda funebre che ha fatto dell’ironia e del black humor il suo biglietto da visita. Gli addetti alle pompe funebri sono poi sbarcati su TikTok cercando di alleviare la più atavica delle paure e sostituirla con la conoscenza e la comprensione della loro professione, spesso oggetto di scherno e gesti scaramantici. Tanto che negli Stati Uniti, da almeno una decina d’anni, imperversano sul web vere e proprie guru del make-up post-portem, con tanto di sponsorizzazioni, consigli sui prodotti e racconto delle loro routine di vita (e di morte).

Questo sdoganamento ha finito per appassionare milioni di utenti in tutto il mondo: non è un caso che la tanatoestetica sia balzata agli onori della cronaca di recente, a causa della consorte del campione della Roma Paulo Dybala che ha confessato di avere una sorta di fascinazione per la materia, tanto da iniziare a studiarla: Oriana Sabatini, infatti, ha rivelato di avere da sempre un’attrazione magnetica per i corpi senza vita, tanto da decidere di intraprendere questa passione e professione, con tanto di diploma. Una scelta che ha “rischiato” di coinvolgere anche il noto calciatore, che ha raccontato di averla accompagnata una sera presso le onoranze funebri con cui collabora e di decidere di attenderla e “farsi un giro”.

Se qualcuno avesse la stessa aspirazione di vita sappia che negli Stati Uniti, reame perenne dell’inimmaginabile, lo stipendio medio annuo per gli estetisti degli obitori è di circa 40mila dollari, mentre lo stipendio annuo medio per i cosmetologi generalisti, che si occupano quindi anche di barbe e capelli, è di 24.300 dollari all’anno secondo il Bureau of Labor Statistics. Tuttavia, l’esperienza sul campo (santo) sembra aumentare nel tempo le possibilità di guadagno: i cosmetologi mortuari senior con più di otto anni di esperienza possono arrivare a sfiorare anche i 48mila $ annui. E mentre alcuni cosmetologi mortuari sono impiegati a tempo pieno, la maggior parte integra il proprio reddito con servizi di cosmetologia tradizionali in centri commerciali, saloni e grandi magazzini. Sperando non confondano i beauty case.

Negli States è stato stimato che il numero di posti di lavoro nel settore crescerà del 13% entro il 2026. La necessità deriva principalmente da una popolazione sempre più anziana (e da parenti sempre più strambi), che porterà a una maggiore domanda di servizi di bellezza in generale. Poiché la popolazione sta invecchiando, è possibile prevedere che la domanda di cosmetologia funebre crescerà più o meno allo stesso ritmo.

E in Italia? Negli ultimi dieci anni anche i defunti della Penisola hanno cominciato a godere sempre più di questo tipo di pratiche, sdoganate sia dai social ma anche grazie ad una certa secolarizzazione dei riti funebri, spesso e volentieri slegati dalle liturgie cattoliche. Il web pullula di corsi e diplomi in varie specialità, e anche sui social gli esperti del settore si presentano con professionalità e leggerezza. Questo ha smosso un intero mercato e un indotto che va dall’abbigliamento ai cosmetici, passando per i prodotti per i capelli ai funeral planner.

Ci si potrebbe chiedere quale sia il senso. Per il defunto, nessuno. Per chi resta, cipria e rossetti sono un ottimo viatico alla paura e, spesso, alla cattiva coscienza. Quanto a Caronte, lui se ne infischia: con le occhiaie o in mutande, lui il passaggio lo offre a tutti i possessori di biglietto. Quanto ai signori Dybala, consigliamo … nulla. Non consigliamo nulla.

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