La furia iconoclasta che ha preso piede negli Stati Uniti a seguito della nascita del movimento per i diritti dei cittadini afroamericani del Black Lives Matter sembra davvero non avere fine. L’ultimo attacco al patrimonio culturale e storico americano questa volta è avvenuto nella città di Portland, dove le statue di due ex presidenti americani, Theodore Roosvelt e Abraham Lincoln, sono state distrutte durante le proteste dei manifestanti. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha duramente criticato l’accaduto, definendo “animali” gli autori del gesto nei confronti delle due statue commemorative e augurandosi che la giustizia americana riesca a mettere in galera gli autori del gesto. Tuttavia, però, le attitudini distruttive nei confronti del patrimonio storico americano sembra non avere una conclusione, in uno scenario che ha messo in forte contrapposizione l’opinione pubblica americana.

Odio non solo verso i sudisti

Come messo in evidenza dall’ultimo gesto verificatosi nella città americana di Portland, ad essere presi di mira adesso non sarebbero più “soltanto” gli eroi sudisti e coloro che in passato si erano schierati a favore della schiavitù. Con le proteste avvenute al “Columbus Day” e con l’abbattimento della statua di Abraham Lincoln, adesso, il movimento del Black Lives Matter ha concentrato la sua attenzione sulla stessa colonizzazione del Nuovo continente. Le “accuse” rivolte a Lincoln, infatti, sarebbero quelle di aver firmato per l’impiccagione di 38 indigeni americani, schierandosi in questo modo anche lui in favore del suprematismo bianco negli Stati Uniti. Anche se, se potesse vedere quello che è accaduto nella città di Portland, l’ex presidente potrebbe forse rammaricarsi di aver pagato con la sua stessa vita per la lotta contro la schiavitù negli Stati del sud.

È a rischio tutto il patrimonio storico americano

Che gli Stati Uniti abbiano una storia decisamente limitata – soprattutto per quanto riguarda i lasciti artistici – è un dato di fatto che in molte occasioni ha messo in crisi anche gli stessi storici americani. Tuttavia, proprio questo fattore ha contribuito nel Paese ad attribuire particolare importanza a quei simboli e a quelle opere che hanno permesso negli anni di ricostruire il passato di ogni americano.

La guerra iconoclasta portata avanti dal Blm, in fondo, va ben oltre la semplice rabbia nei confronti di quelle figure che, nella loro visione, non dovrebbero più rappresentare gli ideali americani. Bensì, l’attacco efferato al patrimonio storico americano è proprio un tentativo di distruggere e seppellire i valori tradizionali del mondo americano, ancora fortemente legato alla conquista ed al rapido sviluppo del proprio territorio. E in questo scenario, dunque, appare evidente come lo scontro che sta avvenendo nel Paese vada ben oltre le battaglie sociali ma si estenda ad una vera e propria “lotta di classe” nella definizione marxiana del termine.

La storia aiuta a non dimenticare

Trovandosi di fronte ad una statua in onore di qualsiasi politico americano del Sud proprietario di schiavi del 1800, qualsiasi cittadino americano potrebbe trovare uno spunto di riflessione. Lo stesso cittadino, bianco o afroamericano, potrebbe dal suo ricordo carpire il vero significato della cessazione della schiavitù, evitando dunque di ripetere lo stesso errore in futuro.
Distruggendo quelli che sono i ricordi del passato, però, tutto questo non potrà mai avvenire. Anzi, il revisionismo storico che sta in questo modo portando avanti il Blm rischia addirittura di diventare pericoloso, creando all’interno del mondo americano una nuova lotta di classe quando, invece, sarebbe giunto il momento proprio di mettere da parte il passato per collaborare insieme ad un futuro migliore.

Perché, in fondo, se lo stesso Abramo Lincoln diviene razzista, che significato avrebbe la guerra di secessione nel modo in cui è stata spiegata sino ai giorni nostri? Che significato avrebbe la diserzione degli schiavi sudisti per combattere al fianco della coalizione nordista? Che significato avrebbe la guerra portata avanti dai Confederati nella difesa dei propri valori e delle proprie tradizioni?
Realisticamente, nessuna: tutto il discorso potrebbe venire limitato ad un “razzisti contro un po’ meno razzisti”. E proprio questa visione, in ultima battuta, rischia però di diventare altrettanto pericolosa e di innescare una nuova stagione di proteste popolari – oltre, ovviamente, a fare il gioco di chi ha interesse che gli Stati Uniti calino in una sorta di seconda ed eterna guerra civile.

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