Da oggetto di diffidenza a sogno proibito. Lo Sputnik V, il vaccino sviluppato dall’Istituto Nazionale di epidemiologia e microbiologia Nikolai Gamaleya di Mosca, potrebbe presto sbarcare nel cuore dell’Europa. A dire il vero il siero russo è già sbarcato nel Vecchio Continente, visto che Ungheria e Serbia lo hanno approvato, così come la Bosnia e Montenegro. In tutto il mondo, sono 30 i Paesi che hanno dato il via libera allo Sputnik V. Si va dall’Argentina alla Bielorussia, dall’Algeria agli Emirati Arabi, dal Messico al Pakistan passando per Kazakhstan, Tunisia e Nicaragua. E la lista è pronta ad allungarsi.

L’ultima nazione ad essersi aggiunta è la Repubblica di San Marino, che ha approvato il siero di Mosca mediante una procedura di autorizzazione all’uso di emergenza. Il piccolo Stato incastonato nell’Italia, riceverà nei prossimi giorni le prime dosi, alle quali seguirà una seconda consegna per consentire la somministrazione della dose di richiamo nel giro di un mese. Nonostante l’incremento della sua diffusione, l’Italia non ne ha ancora autorizzato la distribuzione. Dalla comunità scientifica arrivano tuttavia segnali importanti che dovrebbero essere presti in considerazione, anche alla luce del ritardo delle consegne degli altri vaccini.

Sputnik affidabile come Pfizer e Moderna

L’Istituto per le malattie infettive Lazzaro Spallanzani di Roma ha pubblicato un interessantissimo studio riguardante l’efficacia clinica dello Sputnik. Chi aveva dubbi sul siero russo, dovrà presto ricredersi. Il motivo è semplice: il vaccino proveniente da Mosca – hanno scritto i ricercatori – garantisce una protezione pari al 90%, che arriva al 100% nelle forme più gravi della malattia. Giusto per farsi un’idea, la sua efficacia è allo stesso livello di quella offerta da Pfizer-BioNTech e Moderna, ovvero i due vaccini più efficaci attualmente disponibili in Italia, e migliore di quella di AstraZeneca.

Dunque, per quale motivo manca ancora l’autorizzazione? Come scrivono i ricercatori, anche se Sputnik V potrebbe avere “un ruolo importante nei programmi vaccinali”, non sono stati condivisi “i protocolli di studio in dettaglio, ma solo sintesi”. Come se non bastasse, i dati a dimostrazione della sua efficacia provengono da una singola sperimentazione fatta a Mosca. La tecnica adottata dallo Sputnik V, come spiegato nel dettaglio su IlGiornale.it, si basa sugli adenovirus, proprio come accade nei tradizionali vaccini contro l’influenza. Tra gli altri vantaggi non da poco, il siero russo ha una maggiore stabilità, potendo mantenersi tra i 2 e gli 8 gradi, e quindi anche in un frigorifero domestico.

Il ruolo dell’Italia

Affinché possa scattare la fumata bianca, è necessario che l’Ema, l’Agenzia europea dei medicinali, dia il suo via libera. In seguito serve l’ok dell’Aifa, l’Agenzia italiana del farmaco. Al momento non risulta che siano state presentate domande formali di autorizzazione all’Ema. I contatti potrebbero tuttavia essere in corso. Volessimo azzardare una previsione, l’autorizzazione potrebbe arrivare nel giro di due mesi. Questa, almeno, è la tempistica riportata dal Corsera, che ha riportato le indicazioni fornite da Nicola Magrini, direttore generale dell’Aifa. In ogni caso, la variabile più importante è rappresentata dal momento in cui verrà depositata la domanda formale di autorizzazione all’Ema.

L’Unione europea continua a nutrire un certo scetticismo nei confronti dello Sputnik V. Il vaccino russo, ha fatto notare Ursula von der Leyen, non è prodotto all’interno dell’Unione europea, e quindi, prima di ogni semaforo verde, “certamente ci deve essere un’ispezione ai siti di produzione, perché dobbiamo avere standard di produzione stabili”. Da questo punto di vista, attenzione al ruolo giocato dall’Italia.

L’Ue è al lavoro per potenziare le forniture di tutti i vaccini disponibili. In che modo? Setacciando ogni Stato alla ricerca di stabilimenti in grado di accollarsi una parte del processo produttivo dei sieri. L’Italia, dicevamo, è coinvolta con due stabilimenti individuati da una lista di dieci. L’idea consiste nell’utilizzare entrambe le strutture per alimentare il flusso di dosi Pfizer e Moderna; attenzione però allo Sputnik V, che potrebbe essere aggiunto alla lista dei sieri prodotti in Italia. Sia chiaro: anche se il vaccino russo dovesse essere realizzato sul territorio italiano, prima della sua autorizzazione finale servirebbero comunque l’ok di Ema e Aifa. Ma il ruolo italiano potrebbe, in parte, aiutare a sbloccare la situazione.