Aprire al vaccino russo, imboccare la strada che porta dritta ai sieri cinesi, oppure fare pressione su Pfizer-BioNTech, AstraZeneca e Moderna affinché sblocchino al più presto le loro catene di produzione. Sono queste, al momento, le tre possibili soluzioni sul tavolo dell’Unione europea per far fronte alla carenza di vaccini diffusa in tutto il Vecchio continente.
Bruxelles ha fatto male i conti, e oggi il sistema delle quote annunciato in pompa magna da Ursula von der Leyen – lo stesso, per intenderci, che avrebbe dovuto consentire a ciascun Paese membro di ricevere dosi a sufficienza per proteggere le rispettive popolazioni – ha avuto lo stesso effetto di un buco nell’acqua.
Poi, certo, l’inefficienza dei singoli Stati, tra dosi accatastate e non utilizzate e un’organizzazione logistica non sempre eccellente, ha fatto il resto. Una quarta soluzione per ottenere più vaccini – una soluzione alternativa, ma volendo anche complementare alle tre opzioni elencate – potrebbe essere rappresentata dall’India.
L’opzione indiana
“L’India, che è una grande potenza mondiale, è disponibilissima a collaborare con l’Italia, non solo fornendo dosi di Astrazeneca che viene prodotta in India, ma fornendo dosi di un vaccino indiano che pare abbia una efficacia anche superiore a quella degli altri vaccini”. Parole di Matteo Salvini, leader della Lega, dopo l’incontro avuto con Neena Malhotra, ambasciatrice dell’India in Italia.
A quanto pare, l’idea di Salvini è quella di creare un asse con Nuova Delhi per ottenere più vaccini. Anche perché, come detto, il piano dell’Ue è congelato (e dipende dal volere delle Big Pharma), sullo Sputnik ancora tutto tace (nonostante diversi Paesi europei, come Ungheria, Serbia e perfino San Marino abbiano dato il loro via libera), mentre sui sieri cinesi è stato manifestato un timido interesse comunitario e poco altro (anche qui, Ungheria e Serbia hanno bruciato le tappe autorizzando il Sinopharm, e presto potrebbero essere seguite da altri Stati dell’Est Europa).
L’importanza di Nuova Delhi
“Metteremo in contatto le due comunità scientifiche di Italia e India”, ha aggiunto Salvini, sottolineando che ci sono 47 Paesi al mondo a cui già oggi Nuova Delhi ha fornito vaccini. Inoltre, nazioni come il Canada, il Sudafrica, l’Argentina, il Brasile, la Serbia, e la Francia, starebbero per avviare un dialogo con il gigante asiatico proprio sul tema vaccini. Del resto l’Elefante indiano è un vero e proprio colosso del farmaco. Produce il 20% dei medicinali usati al mondo, risulta essere il maggiore esportatore di generici e, prima della pandemia di Covid, copriva il 50% della domanda mondiale di vaccini. Stando all’ultimo report Deloitte, inoltre, l’India diventerà presto il secondo produttore al mondo in quanto a produzione di vaccini anti Sars-CoV-2.
Tutti i riflettori sono puntati sul Serum Institute of India, il più grande produttore mondiale di vaccini. Di proprietà del miliardario indiano Cyrus Poonawalla, il Serum non si è fatto trovare impreparato all’emergenza coronavirus. L’azienda, dopo aver ottenuto la licenza per sfornare il siero sviluppato da AstraZeneca, è pronto a produrre fino a 70 milioni di dosi al mese. “È mio dovere da senatore della repubblica capire di quanti vaccini si tratta, se l’ambasciatrice indiana mi dice che questa proposta era stata avanzata mesi fa e siamo messi come siamo messi, allora voglio sapere di quali costi si parla, poi saranno i ministri a decidere”, ha concluso Salvini. Si prospetta all’orizzonte un asse Italia-India?
Abbonati e diventa uno di noi
Se l'articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l'avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.



