La soluzione agli scandali sessuali che hanno colpito Hollywood? Insegnare l’islam. L’Independent, storico quotidiano britannico, ci fornisce una nuova risposta alla domanda su come attuare la prevenzione degli abusi sessuali: il Corano. A mettere nero su bianco la proposta è Qasim Rashid, avvocato musulmano, attivista per i diritti civili, residente negli Stati Uniti e portavoce della Ahmadiyya Muslim Community Usa.

Secondo Rashid, il problema degli abusi e delle violenze sessuali è un problema che accomuna tutte le società, dal “Nord America a maggioranza cristiana”, al Pakistan (si badi bene, solo il Pakistan), all’India alla Cina atea. In particolare, colpisce proprio gli Stati Uniti, di cui l’avvocato ricorda i casi più eclatanti che hanno infangato la società Usa, e in cui non evita anche di inserire Trump come frutto di decenni di scandali sessuali. Il fallimento dei mezzi d’informazione, della società civile e, in fin dei conti, della civiltà occidentale è, a detta dell’attivista, un fatto ineluttabile. Viene citato il caso degli stupri negli Stati Uniti, in cui c’è una oolitica carceraria, a detta di Rashid, estremamente deficitaria e in cui si cita come esempio il caso della custodia congiunta del figlio di una coppia nato da uno stupro. E si cita anche il caso della Francia, dove addirittura il 100% delle donne ha subito molestie sessuali utilizzando i trasporti pubblici – il tutto perché un articolo del Telegraph, di due anni fa, citava un sondaggio francese in cui tutte le donne interrogate ammettevano di aver subito un qualche tipo di molestia di natura sessuale mentre erano in autobus o metropolitana, a prescindere dal carattere dell’abuso e della sua veridicità.

A questa decadenza della civiltà occidentale, la soluzione che si chiede di adottare è che gli ordinamenti s’ispirino a un modello islamico. Perché, sempre a detta dell’avvocato, mentre la società occidentale propone soltanto la punizione per il crimine, ma non un modello di società che prevenga la possibilità che una donna sia vittima di abusi, il Corano aiuta a creare un modello sociale convalidato da secoli di attuazione, in cui le donne non sono vittime di abusi sessuali. Quindi l’Occidente, e il  cristianesimo, propongono “dogmatiche vuote”, mentre l’islam consegna al mondo un modello pratico di condotta che risolve il problema alla radice. E questo perché il Corano conferma l’uguaglianza fra uomo e donna e il fatto che l’uomo non possa obbligare la donna a compiere atti contro la propria volontà. E soprattutto vieta all’uomo qualsiasi forma di violenza contro le donne che procuri a essa danni fisici. Oltre a questo, c’è un altro dato interessante che ci ricorda l’avvocato, e cioè che il Corano obbliga gli uomini a soddisfare ogni esigenza finanziaria della donna (molto femminista tutto ciò). A conferma di questa assoluta bontà del modello islamico, l’avvocato Rashid ricorda a tutti di come il profeta Maometto abbia punito stupratori soltanto con la testimonianza della donna vittima della violenza. Ed ecco quindi la frase che riassume tutto il discorso dell’avvocato: “L’islam e il Profeta Muhammad forniscono una soluzione pratica”. Cui fa il paio la conclusione dell’articolo “Insieme possiamo impiegare un modello islamico comprovato che impedirà questa follia (quella degli abusi) e invocare l’uguaglianza di genere in America e nel mondo”.

Il discorso dell’attivista lascia abbastanza perplessi. In primis, perché si compie un errore fondamentale, e cioè considerare la civiltà occidentale come priva di valori e di barriere culturali agli abusi. In realtà, l’Occidente ha in se stesso tutti gli anticorpi per eliminare il problema degli abusi sessuali. E proprio perché, come detto dall’avvocato, tutto il mondo ne è vittima, allora ne è vittima anche il mondo islamico che invece, secondo quanto sostenuto da Rashid, avrebbe un modello valido e comprovato da secoli. Poi, trovare nell’islam una soluzione ai problemi della società occidentale, e soprattutto farlo dalla colonna dell’Independent, diventa un puro esercizio di propaganda che finisce per denigrare una civiltà che non ha nulla da invidiare né da insegnare a nessuno, e viceversa. La guerra alla violenza sessuale è un problema che non può diventare terreno di scontro tra fedi, ma è un problema che trascende Stati e appartenenze religiose.

A queste perplessità di natura culturale, si aggiunge poi un dubbio: perché ora l’Independent se ne esce con questo editoriale pro-islam? A cosa si deve questa apertura senza precedenti alla cultura islamica nell’Inghilterra liberale? È notizia di quest’estate, che Sultan Muhammad Abuljadayel, un uomo d’affari saudita, abbia acquisito una quota tra il 25% e il 50% della Independent Digital News and Media, holding che controlla la testata britannica. In molti avevano espresso delle perplessità sull’acquisizione, soprattutto perché questo avrebbe ingenerato delle contraddizioni fra il taglio progressista dell’Independent e la quota saudita all’interno della holding. Perplessità cui era stato risposto che non ci sarebbe stato alcun cambiamento della line editoriale. Ma passare dagli articoli critici verso Riad a un articolo sull’islam come soluzione agli abusi sessuali nel mondo, non sembra confermare questa rosea previsione.