“È facile liquidarlo in modo rapido e sconsiderato come il manifesto di un pazzo, per evitare di affrontare alcuni degli scomodi problemi che identifica. Ma è semplicemente impossibile ignorare quanto lungimiranti si siano rivelate molte delle sue previsioni sulla società moderna”. A scrivere questo parole è Luigi Mangione, il principale sospettato dell’omicidio di Brian Thompson, CEO, UnitedHealthcare, incriminato a New York per omicidio come “atto di terrorismo” dal procuratore generale Alvin Bragg: così il 26enne, laureato in ingegneria informatica, aveva recensito a gennaio su Goodreads il manifesto “La società industriale e il suo futuro” di Ted Kaczynski, noto anche come “Il Manifesto dell’Unabomber”.
“Deny, defend, depose”
Kaczynski, autore del testo – morto in carcere per un suicidio nel 2023 – condusse per vent’anni una campagna di attentati esplosivi che causò tre morti e 23 feriti, fino al suo arresto nel 1996 nella natura selvaggia del Montana. Dopo aver inviato alle autorità il suo manifesto, nel frattempo diventato un “cult”, fu catturato grazie a una delle più lunghe cacce all’uomo nella storia dell’FBI. Ora, proprio come Kaczynski, attorno a Luigi Mangione, l’antieroe moderno, si è creato un vero e proprio “culto” contro la corruzione e l’avidità dei colossi assicurativi e sanitari.
Una sorta di Working Class Hero, come cantava John Lennon nella sua celebre canzone. Perché Mangione non corrisponde affatto al profilo tipico di un assassino a sangue freddo. Proviene da una famiglia facoltosa e benestante, è stato il miglior diplomato nella sua scuola d’élite ed ha conseguito laurea e magistrale in un’università della Ivy League. Inoltre, non ha precedenti penali, e nulla che facesse pensare a un gesto estremo di questo tipo. Come nota la rivista TIME, due fratelli della sua confraternita all’Università della Pennsylvania hanno dichiarato che non ha mai detto nulla di preoccupante o estremo. Un ex compagno di classe lo ha descritto come “una persona totalmente normale”, mentre un ex coinquilino lo ha definito “una persona chiaramente riflessiva”.
Ma allora perché molte persone sul web, come acclarato anche da Forbes, dovrebbero arrivare a simpatizzare per un (presunto) killer che presumibilmente si è macchiato di un crimine gravissimo e orribile? Un fenomeno che ha spinto i giornali più blasonati come il New York Times a pubblicare pochissime foto di Mangione e, soprattutto, di non rendere noto il “manifesto” scritto dallo stesso 26enne. Un paternalismo, quello dei media, che non aiuta a comprendere i motivi di tanto risentimento verso un sistema evidentemente percepito come iniquo e ingiusto.
“Dovevo farlo”: le parole del killer scuotono l’America
A diffondere il “manifesto” di Mangione ci ha pensato il giornalista investigativo Ken Klippenstein. Perché le parole del 26enne, dense di rabbia e risentimento, aiutano a capire perché la sua figura controversa è diventata così popolare nell’America profonda. Mangione si scusa per le conseguenze delle sue azioni, ma le “giustifica” puntando il dito contro quello che descrive come un sistema corrotto e predatorio: “Mi scuso per qualsiasi sofferenza o trauma, ma doveva essere fatto. Francamente, questi parassiti se lo meritavano. Un promemoria: gli Stati Uniti hanno il sistema sanitario più costoso al mondo, eppure siamo circa al 42º posto per aspettativa di vita. United [Health Group] è tra le più grandi compagnie americane per capitalizzazione di mercato, dietro solo a Apple, Google e Walmart. È cresciuta enormemente, ma la nostra aspettativa di vita? No”.
Il sospettato accusa apertamente le grandi aziende del settore sanitario, definendole responsabili di un sistema che, secondo lui, sfrutta i cittadini americani: “La realtà è che questi sono semplicemente diventati troppo potenti e continuano a abusare del nostro Paese per ottenere profitti immensi, perché il pubblico americano ha permesso loro di farlo”. Mangione conclude il suo messaggio sottolineando che il problema non è la mancanza di consapevolezza, ma piuttosto un gioco di potere che perpetua la corruzione: “Ovviamente il problema è più complesso, ma non ho spazio né pretendo di essere la persona più qualificata per esporre l’intero argomento. Tuttavia, molti hanno già denunciato la corruzione e l’avidità (es. Rosenthal, Moore) decenni fa, e i problemi restano. Non è più una questione di consapevolezza, ma chiaramente di giochi di potere. Evidentemente, sono il primo ad affrontarlo con tanta brutalità”.
Le radici della rabbia
I sentimenti di Mangione verso le multinazionali come UnitedHealthcare sono ampiamente condivisi da una larga fetta della popolazione, anche se, fortunatamente, gli americani non approvano affatto il gesto estremo e drammatico di uccidere un uomo. Uno studio del 2007 citato da The Hill indicava che gli Stati Uniti si trovavano al 49° posto nel mondo per aspettativa di vita, una posizione che potrebbe essere peggiorata ulteriormente nel 2022 secondo alcune ricerche. Nonostante ciò, UnitedHealth Group, la compagnia madre di UnitedHealthcare, ha raggiunto una capitalizzazione di mercato di 520 miliardi di dollari, evidenziando la crescita e il potere delle aziende sanitarie.
Mangione, nel manifesto diffuso da Klippenstein, ha criticato duramente questa disparità. I dati confermano che molti americani gli danno ragione e condividono il malcontento per i costi dell’assistenza sanitaria: nel 2022, il 47% degli intervistati ha dichiarato di avere difficoltà a sostenere le spese sanitarie, mentre oltre 1 americano su 5, pur avendo un’assicurazione, ha rinunciato a cure necessarie nell’ultimo anno a causa dei costi elevati.
Una “bomba” sociale pronta a esplodere
La rabbia è tanta e le forze dell’ordine hanno già preparato il giro di vite. Poco dopo l’arresto di Mangione, una madre di 42 anni della Florida, Briana Boston, è stata accusata di aver minacciato Blue Cross Blue Shield dopo che la compagnia aveva rifiutato una sua richiesta di rimborso medico. Secondo un affidavit della polizia, Boston avrebbe detto al telefono: “Deny, Defend, Depose” e aggiunto “Siete i prossimi”. Queste parole, incise sui bossoli usati nell’omicidio del CEO di UnitedHealthcare Brian Thompson a New York la scorsa settimana, sembrano richiamare una pratica comune nell’industria assicurativa al fine di ritardare o negare i rimborsi.
Benché la donna affermi di essersi scusata per il commento, la polizia, su segnalazione dell’FBI, ha comunque deciso di incriminarla per “minacce di sparatoria di massa o terrorismo“. Nel frattempo, lo Stato di New York ha annunciato di voler mettere in piedi una “hotline” per i CEO che si sentono minacciati dai possibili emulatori di Luigi Mangione. Nonostante l’indignazione e il risentimento di una parte sempre più consistente della popolazione verso un sistema sanitario percepito come iniquo e predatorio, le istituzioni continuano a concentrarsi sui sintomi (come Mangione) piuttosto che sulle cause, evitando di affrontare le profonde disuguaglianze che alimentano rabbia e disperazione.
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