La Gran Bretagna è alle prese con due pandemie ugualmente perniciose e mortifere: la prima è di natura sanitaria, ed è rappresentata dal Covid19, la seconda è di matrice criminale, ed è la guerra tra bande che da anni insanguina le strade delle grandi metropoli, Londra in particolare.

I numeri riferiti all’anno passato e i primi fatti di cronaca nera del 2021, poco si prestano a letture con gli occhiali rosa: neanche l’esplosione della più grave emergenza di salute pubblica della storia recente del Paese ha potuto nulla contro il muro insormontabile di ferocia della guerra tra bande più cruenta e longeva d’Europa.

2020, un’annata di sangue

Il 2020 si è rivelato l’annus horribilis della guerra tra bande nonostante l’adozione di misure di contenimento da parte delle autorità e, soprattutto, nonostante la pandemia, che, almeno teoricamente, avrebbe dovuto fungere da temporanea forza frenante. Londra si riconferma il luogo in cui si concentra la violenza, ma nessuna metropoli è immune ed esente da un fenomeno che, dati alla mano, è esteso da Manchester a Glasgow – quest’ultima, apparentemente insospettabile, nel lontano 2005 vinse il titolo non invidiabile di “capitale europea degli accoltellamenti”.

Le cifre relative all’anno scorso di quella che in Inghilterra è stata ribattezzata la knife epidemic, traducibile come l’epidemia dei coltelli o degli accoltellamenti, sono le seguenti: in comparazione al 2019 i crimini con arma bianca sono aumentati del 20%, da 4.117 a 4.936, gli omicidi sono cresciuti del 2%, da 257 a 262 – 126 dei quali a Londra –, i tentati omicidi hanno registrato un incremento del 9%, da 469 a 512, e l’entrata di giovani e giovanissimi nelle bande avrebbe registrato un’impennata straordinaria del 107%, complici le ricadute economiche della pandemia sui ceti più vulnerabili e la chiusura dei centri di ascolto e prevenzione.

L’impatto dell’epidemia degli accoltellamenti sul sistema ospedaliero, appesantito dalla concomitante pandemia, è stato più grave che negli anni passati. Anche in questo caso, i numeri sono fondamentali ai fini della comprensione della portata del problema. Le strutture ospedaliere britanniche hanno vissuto la vigilia del primo lockdown con inquietudine poiché la loro capienza era già al limite a causa dei ricoverati per ferite d’arma bianca di età compresa fra i 16–24 anni, in aumento del 177% rispetto al 2019.

Nel solo mese di agosto, negli ospedali di Inghilterra e Galles hanno avuto luogo 542 ricoveri per accoltellamento, che, affermano i media britannici, “è il numero più elevato che sia mai stato registrato”. Tale cifra, tuttavia, “potrebbe essere di gran lunga più alta” perché, come rammentano gli stessi giornali, innumerevoli strutture, impegnate ad affrontare la vera pandemia, “non hanno raccolto dati [sugli accoltellamenti]”.

I primi tre mesi del 2021

Gli eventi di cronaca nera del primo trimestre del 2021 sembrano suggerire che quel che si è visto nel 2020 potrebbe essere il preludio ad un’esplosione di criminalità che potrebbe avere una maggiore intensità da qui a fine dicembre. Diciotto morti violente dall’1 gennaio al 22 febbraio nella sola Londra, che si riconferma epicentro della violenza; una mattanza che ha incoraggiato il sindaco Sadiq Khan ad annunciare un piano d’investimenti in sicurezza e prevenzione.

Il progetto di Khan, svelato a metà febbraio, prevede lo stanziamento di trenta milioni di sterline a supporto di programmi di risocializzazione e centri di ascolto e agli stipendi dei circa 1300 poliziotti assunti negli anni recenti. Sarà sull’ostica questione sicurezza, un problema che l’attuale sindaco non è riuscito né ad affrontare né a risolvere – crimini con arma bianca in aumento costante e ininterrotto dal 2014 ad oggi –, che si giocherà il fato dell’era Khan: il 6 maggio di quest’anno, infatti, i londinesi saranno chiamati alle urne per scegliere tra rottura o continuità.

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