Dopo un percorso burrascoso, da alcuni giorni la missione dell’Oms a Wuhan ha finalmente avuto inizio. Sulle prime battute non sembrava ci fossero troppe speranze sugli esiti e la facilità di conduzione dell’inchiesta sull’origine della pandemia: sono troppi, infatti, i mesi trascorsi dallo scoppio della pandemia e restano numerosi dubbi sulla libertà d’azione che gli scienziati avranno in loco, sotto la stretta sorveglianza degli ospiti cinesi. L’Oms, che ha cercato di gestire le aspettative internazionali circa la missione, ha dichiarato venerdì scorso che i membri del team si sarebbero limitati alle visite organizzate dai loro ospiti cinesi e non avrebbero avuto alcun contatto con i membri della comunità, a causa delle restrizioni sanitarie.

Un clima collaborativo

Le notizie di queste ore, invece, fanno ben sperare: il team dell’Oms, infatti, avrebbe ottenuto dati “che nessuno ha mai visto prima” e non ha escluso la possibilità che il virus sia sfuggito realmente da un laboratorio, come si era ipotizzato all’inizio. Nella sua prima intervista a un’emittente britannica da quando è arrivato in Cina, Peter Daszak, zoologo britannico, presidente dell’organizzazione non governativa EcoHealth Alliance e membro della squadra, ha affermato che le visite in loco stanno offrendo informazioni preziose, in particolare quella al mercato ittico di Huanan, dove sono emersi i primi casi dell’epidemia.

Queste nuove informazioni arrivano dai responsabili del mercato, dai fornitori che vi hanno lavorato e da chi ha raccolto campioni dal pavimento del mercato, risultati poi positivi. “Le tesi sono ancora tutte sul tavolo, siamo aperti a tutto”, ha spiegato Daszak che da anni collabora con l’Istituto di virologia in loco e con la dottoressa Shi Zhengli, la scienziata cinese nota come “Bat woman” per le sue ricerche sui pipistrelli. “Se i dati ci porteranno ad un mercato del pesce è lì che andremo, se ci porteranno in un allevamento di animali selvatici e lì che andremo, se ci porteranno in un laboratorio è lì che andremo”, ha spiegato Daszak, la cui nomina nel team dell’Oms è stata oggetto di numerose critiche visti i suoi stretti legami con la Cina.

Domande chiave e la vecchia ipotesi dei pipistrelli

Le domande guida del team continuano perciò ad essere “Dove sembrano portare le prove? Il mercato del pesce di Huanan era davvero l’origine di Covid? Qual è stato il primo caso in assoluto in quel mercato? O ci sono prove che circolasse più a lungo? Ci sono prove che gli animali siano stati coinvolti?

I dati finora raccolti suggeriscono che il virus Covid-19 abbia avuto origine nei pipistrelli a ferro di cavallo, anche se gli scienziati devono ancora accertare se sia stato trasmesso direttamente agli esseri umani o attraverso un ospite intermedio. “Analizzeranno anche molti dati provenienti dagli sforzi di tracciamento dei contatti, risultati di tamponi animali, sequenziamento del genoma, ecc. È molto improbabile che in questa occasione si traggano conclusioni. È più probabile che si sviluppino ipotesi e si definisca il lavoro futuro”, ha dichiarato il prof Dale Fisher, esperto di malattie infettive del National University Hospital di Singapore, che ha partecipato alla missione tecnica dell’Oms in Cina nel febbraio dello scorso anno.

Per Pechino “non si tratta di un’indagine”

Mentre la missione continua, i media statali cinesi continuano a dubitare che il virus sia nato nella città della Cina centrale più di un anno fa, sostenendo ancora con fermezza l’ipotesi che il virus sia giunto a Wuhan attraverso i prodotti della catena del freddo. A questo proposito è proprio il professor Fisher a premere per una de-colpevolizzazione della Cina nell’atteggiamento generale della missione: “Il miglior risultato sarà raggiunto se il mondo consentirà un’indagine scientifica in un ambiente ‘senza colpa’. Le minacce politiche sono molto dannose”.

Nel frattempo, in Cina, i media statali non si occupano eccessivamente della notizia ma assumono toni auto-apologetici: “L’accordo mostra che la Cina è pronta a rafforzare la cooperazione con l’Oms e mantiene un atteggiamento aperto, trasparente e responsabile nei confronti del tracciamento dell’origine globale del nuovo coronavirus” dichiara il People’s daily, chiarendo innanzitutto che “La visita degli esperti dell’OMS a Wuhan è uno di questi studi e scambi scientifici, e non è affatto una “indagine” politicamente guidata su chi sia la colpa della pandemia. Congetture o ipotesi infondate sulla questione interromperanno solo la normale cooperazione internazionale sul tracciamento dell’origine”. Un messaggio chiaro e forte all’Occidente.

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