Fino a pochi giorni fa gli unici Paesi a non aver riportato casi di coronavirus erano Libia, Yemen e Siria. Di recente, Damasco è stata depennata dalla lista dopo che il presidente Bashar al Assad ha comunicato il primo caso di Covid-19 sul territorio siriano e adesso l’OMS attende con apprensione l’arrivo del virus anche in Libia e Yemen. La situazione in questi tre Paesi devastati da anni di guerra desta particolare preoccupazione a livello internazionale, motivo per cui l’Organizzazione Mondiale per la Sanità e altre Ong internazionali stanno cercando di fare il possibile per farsi trovare preparate. Un compito non semplice, soprattutto nel caso dello Yemen.

La situazione nel Paese

Ad oggi non sono stati ancora registrati casi di contagio da coronavirus in Yemen, ma secondo gli esperti è solo una questione di tempo prima che il virus si propaghi nel Paese come già successo in quelli limitrofi. A differenza dei suoi vicini, però, lo Yemen da cinque anni è stravolto da una guerra che vede contrapposti gli houthi da una parte e la coalizione a guida saudita schieratasi in difesa del governo dall’altra. Ad oggi, i primi controllano la zona nord-ovest dello Yemen e la capitale Sanaa, mentre il resto del Paese è nelle mani del Governo di Accordo nazionale con sede ad Aden.

La divisione del territorio yemenita tra le due forze complica ulteriormente un quadro già di per sé poco rassicurante. Secondo quanto denunciato dall’Oms, le strutture sanitarie del Paese non sono in grado di far fronte all’emergenza coronavirus, essendo state spesso bombardate durante il conflitto. Ad essere carenti sono anche le attrezzature che i pochi ospedali ancora funzionanti hanno a disposizione, senza contare che il personale medico non ha le conoscenze necessarie per curare eventuali infetti. A ciò si aggiunge anche una generale mancanza di fiducia della popolazione nei confronti delle fonti ufficiali, per cui fornire informazioni su come comportarsi per ridurre il contagio è un compito arduo. Inoltre parliamo di un Paese in cui 17 milioni di persone non hanno accesso all’acqua potabile. Ma i problemi non finiscono qui. Come specificato dell’OMS nel suo ultimo report, in Yemen ci sono circa 3.6 milioni di sfollati, i campi profughi sono sovraffollati, l’accesso alla sanità è fortemente limitato e il Paese ha già dovuto fare i conti con un’epidemia di colora che ha colpito 2.3 milioni di persone. A breve tra l’altro inizierà la stagione delle piogge e con essa ritornerà anche il rischio di una nuova, capillare diffusione delle malattie infettive.

Le reazioni dei governi

Per cercare di far fronte alla possibile diffusione del coronavirus, sia il Governo di Aden che quello di Sanaa hanno preso delle misure precauzionali. Si tratta di disposizioni molto blande se comparate a quelle degli altri Stati che stanno già affrontando l’epidemia, ma che danno la misura di quanto disperata sia in generale la situazione nel Paese. Il governo degli houthi ha messo a disposizione 4 milioni di dollari per far fronte all’emergenza, ha disposto la chiusura di scuole e università per due settimane, ha vietato i matrimoni e sospeso i voli in partenza e arrivo dall’aeroporto di Sanaa, rendendo anche più complicato l’arrivo di aiuti umanitari dall’estero. Misure simili sono state adottate anche dal governo di Aden, ma quest’ultimo può fare affidamento anche su 26,7 milioni di dollari messi a disposizione dalla Banca Mondiale. Intanto, l’Oms sta collaborando con entrambe le parti e ha già inviato i primi kit: 200 a Sanaa e 400 ad Aden.

In Yemen negli ultimi 5 anni 100 mila civili hanno perso la vita a causa della guerra e delle malattie. Se il coronavirus dovesse raggiungere il Paese il numero dei morti aumenterebbe drasticamente.

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