Prosegue in tutto il mondo la corsa al vaccino per il Covid-19. Venerdì la cancelliera tedesca, Angela Merkel, ha annunciato che la Commissione Ue, dopo aver sottoscritto un accordo con il con il colosso britannico-svedese AstraZeneca per l’acquisto di 300milioni di dosi, sta lavorando alla firma di ulteriori contratti di questo tipo.

Secondo il commissario europeo alla Salute, Stella Kyriakides, intervistata da La Stampa, il primo vaccino potrebbe essere disponibile già nei prossimi mesi, “verso la fine di quest’anno, o all’inizio del 2021”. L’Ue prevede di accaparrarsene oltre 1,5 miliardi di fiale e incoraggia gli Stati membri “ad avviare prima le loro campagne di vaccinazione e prepararsi ad essere in grado di vaccinare un numero maggiore di persone”.

Eppure non tutti concordano sull’opportunità di lanciare una campagna di immunizzazione di massa contro il coronavirus. In Germania, dove proseguono le proteste del fronte “negazionista” che chiede la revoca di tutte le misure anti-Covid, stanno facendo discutere le tesi contenute nel libro scritto da due infettivologi che esprimono scetticismo sulla reale efficacia di un vaccino per combattere la pandemia. “Lo stesso concetto di vaccinazione contro il Covid è fallace e non avrà successo”, sono convinti Sucharit Bhakdi e Karina Reiss, autori di Corona Fehlalarm, un best seller che ha già venduto due milioni di copie all’interno dei confini tedeschi.

Nella versione inglese del libro, che sta per essere data alle stampe, c’è un intero capitolo dedicato alla questione. “I nuovi vaccini basati sui geni – spiegano gli autori in un’intervista ad Inside Over – sono molto pericolosi e in circostanze normali non avrebbero potuto raggiungere il livello di sperimentazione clinica che hanno raggiunto oggi”. Più veloci da sviluppare e per questo preferiti a quelli tradizionali in questa fase – come quello con Rna messaggero dell’americana Moderna, Inc. che ha iniziato colloqui esplorativi con la Commissione Ue per la vendita di almeno 80 milioni di dosi – questo tipo di vaccini, spiegano gli infettivologi, potrebbero presentare diversi rischi, come quello della creazione di anticorpi anti-Dna, reazioni autoimmuni e mutagenesi inserzionale.

“È un evento raro – ammettono gli esperti – ma eventi rari possono rapidamente diventare importanti se si alza il numero di possibilità che si verifichino, come nel caso di una vaccinazione di massa”. “Nessun vaccino basato sui geni è stato approvato per l’uso umano – avvertono Bhakdi e Reiss nell’appendice al testo del volume – e i vaccini disponibili contro il Covid non sono stati sottoposti a sufficienti test preclinici, come vogliono i regolamenti internazionali”. Poi attaccano il governo tedesco: “In Germania la popolazione respinge la manipolazione genetica del cibo e ora i nostri politici e la società sono in prima linea nello sviluppo di vaccini a base di geni?”.

In sintesi, i due accademici si scagliano contro l’assunto per cui non potremmo tornare alla normalità fino alla scoperta di un vaccino. Secondo gli esperti, infatti, l’immunità al coronavirus si basa su due meccanismi naturali che coinvolgono gli anticorpi e il recettore dei linfociti T. Finora proprio quest’ultima immunità, quella garantita dai linfociti, accusano gli studiosi nel libro, non è stata inclusa nel dibattito pubblico sul virus. Secondo gli autori, invece, sono proprio le T-cells a garantire l’immunità di moltissimi soggetti.

L’alta percentuale di asintomatici, che stando ai dati citati nel libro sarebbero almeno l’85 per cento di coloro che entrano in contatto con il virus, non si ammalerebbe dopo il contagio proprio grazie alla cross-reattività, ovvero la capacità del proprio sistema immunitario di riconoscere virus simili tra loro. Questo spiega la grande discrepanza che c’è sul tipo di sintomatologia manifestata dalle persone infette.

Insomma, secondo Bhakdi e Reiss la maggioranza della popolazione, grazie ai recettori dei linfociti T, che riconoscono l’agente patogeno e stimolano la produzione di anticorpi da parte delle cellule, sarebbe già immune al Sars-Cov-2, per il semplice fatto di aver già contratto nella sua vita un’influenza o un raffreddore. E poi, aggiungono, lo stesso virus non può causare una seconda ondata catastrofica. Ciò, chiariscono, è possibile soltanto nel caso in cui il virus muti in modo significativo.

Per questo motivo secondo gli autori di Corona Fehlalarm la ricerca per un vaccino contro il Covid non avrebbe senso. “Pensiamo – scrivono i due esperti – che una vaccinazione di massa non sia utile dal momento che gran parte della popolazione è già sufficientemente immunizzata”. Il paragone è con l’influenza suina del 2009. La campagna di immunizzazione contro l’H1N1, ricordano nel volume, fu un flop, con milioni di dosi di vaccino rimaste inutilizzate e poi distrutte. I rischi di un programma di vaccinazione globale, avvertono quindi Bhakdi e Reiss, “possono essere ingestibili”. E in più, aggiungono, nella situazione attuale “non se ne ravvedono i benefici”.

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