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La Cina potrebbe prevalere su altre superpotenze mondiali, come Russia e Stati Uniti, nella produzione e commercializzazione di vaccini per il Covid-19. Il balzo in avanti di Pechino potrebbe essere facilitato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), accusata, da alcuni, di aver mostrato simpatie per il gigante asiatico. La Cina vuole che l’Oms valuti i vaccini, tramite una procedura di emergenza, affinché gli stessi possano essere resi disponibili per la comunità internazionale. I vaccini non hanno ancora completato la sperimentazione clinica e vengono attualmente testati, nell’ambito della cruciale Fase 3, in Brasile, Emirati Arabi Uniti, Pakistan e Russia. Pechino può contare su quattro preparati, due sviluppati dal China National Biotec Group ed altri due, rispettivamente, dalle aziende Sinovac Biotech e CanSino Biologics. C’è la possibilità che, con l’aiuto dell’Oms, i preparati cinesi possano superare gli altri avversari, come lo Sputnik V ed imporsi a livello globale come trattamento d’elezione anti Covid-19.

Una vicinanza sospetta

Il presidente americano Donald Trump ha accusato l’OMS di incompetenza nella gestione dell’emergenza sanitaria, di aver agito in ritardo e di aver sviluppato una dipendenza eccessiva nei confronti della Cina. Trump è passato dalle parole ai fatti annunciando la sospensione dei contributi americani all’Oms ma potrebbe anche aver rinforzato, indirettamente, gli stretti legami tra l’organizzazione e le autorità cinesi. Il budget biennale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità è composto da due tipi di entrate: quelle dovute dai 194 Stati membri in base a grandezza della popolazione e livello di sviluppo economico ed i contributi volontari di Paesi e privati. Nel 2018-2019 Washington ha elargito ben 893 milioni di dollari, perlopiù tramite donazioni, all’Agenzia delle Nazioni Unite piazzandosi al primo posto tra i sostenitori. La scelta di defilarsi da questo ruolo è destinata a dare maggiore spazio alla Cina, le cui elargizioni sono cresciute del 52 per cento a partire dal 2014 ed hanno toccato gli 86 milioni di dollari. L’80 per cento dei fondi dell’Agenzia sono legati alle donazioni e Pechino, che è ormai conscia dell’importanza assunta dall’ente in fase pandemica e che potrebbe così subentrare agli Stati Uniti.

Assenza di credibilità

La Cina ha iniziato a somministrare i propri vaccini a centinaia di migliaia di persone, a partire dal mese di luglio, nell’ambito di un progetto emergenziale autorizzato dal governo centrale. La mossa ha sollevato una serie di questioni etiche dato che l’efficacia e la sicurezza dei trattamenti non è ancora stata confermata dalle sperimentazioni cliniche. Zheng Zhongwei, membro della Commissione Nazionale Sanitaria, ha rivelato che l’OMS era stata informata dell’esistenza del progetto e che aveva espresso il proprio “supporto”, come riportato dalla Cnn, all’iniziativa. Una mossa in contraddizione con la massima cautela espressa, in più occasioni, dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, che comunque ha le sue colpe nella gestione della vicenda. Nel mese di gennaio l’OMS ha sottovalutato la portata di quanto stava accadendo in Cina, ha rifiutato di agire per tempo e non ha ascoltato le indicazioni dei medici taiwanesi in materia.

Il rischio, dunque, è quello di una politicizzazione dell’emergenza sanitaria, che invece andrebbe gestita con la massima imparzialità ed autorevolezza per risultare credibili agli occhi della comunità internazionale. In assenza di una guida centrale, infatti, c’è il rischio che le nazioni più potenti si presentino alla meta in ordine sparso, ciascuna perseguendo in primis i proprio obiettivi ed interessi nazionali e che il contrasto al virus Sars-CoV-2 si indebolisca. Il Covid-19, almeno negli ultimi mesi, sembra aver abbandonato la Repubblica Popolare Cinese che sta marciando, con rinnovato vigore, verso l’agognata ripresa economica mentre Russia, Stati Uniti ed Unione Europea arrancano pericolosamente. La (quasi) scomparsa dei casi a trasmissione locale ha fatto nascere dietrologie, complottismi e mezze verità al momento non provati ma che stanno minando la credibilità dello sforzo internazionale di contenimento del virus. Uno sviluppo decisamente preoccupante che rischia di far crollare quella impalcatura di credibilità che è stata costruita con fatica nel corso di questo terribile 2020.

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