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Fino a una decina di giorni fa, il Cile era il miglior Paese dell’America Latina in quanto a numero di vaccinazioni effettuate. Oggi, il piano di immunizzazione adoperato da Santiago del Cile è diventato un modello da studiare e, possibilmente, imitare in tutto il mondo. Già, perché il governo cileno è riuscito a far meglio perfino di Israele, Regno Unito e Stati Uniti, considerati tutti leader nella corsa all’inoculazione delle dosi. È la rapidità l’arma in più con cui il Paese sudamericano sta riuscendo nell’impresa di proteggere i suoi circa 19 milioni di abitanti dal Sars-CoV-2.

Secondo quanto riportato dai dati registrati negli ultimi sette giorni, la media quotidiana cilena di dosi somministrate ogni 100 abitanti oscilla tra 1.10 e 1.06. Un valore più alto di Tel Aviv (tra 1.04 e 1.06), Washington (tra 0.65 e 0.64) e Londra (0.52). L’Italia, giusto per fare un paragone, è ferma alla misera media dello 0.27. Il risultato è dunque sotto gli occhi di tutti: il Cile è lo Stato più rapido al mondo nelle immunizzazioni contro il Covid. “Nel ranking mondiale il Cile compare al primo posto tra i paesi che vaccinano più rapidamente, possiamo essere orgogliosi di questo processo”, ha spiegato ministro della Salute cileno, Enrique Paris. Eppure, così come sta salendo alle stelle il numero dei vaccinati, aumenta, di pari passo, anche quello dei nuovi casi.

Boom di Vaccinati e positivi

Il Cile rischia quindi di essere un caso più unico che raro. Santiago del Cile ha somministrato una dose del vaccino anti Covid a oltre 4.2 milioni di persone dallo scorso 3 febbraio, giorno zero della campagna. Gli obiettivi sono chiari: vaccinare 5 milioni di persone entro la fine di marzo, per poi toccare tra i 15 e i 18 milioni di abitanti entro luglio. Per quanto riguarda le frecce nella faretra del governo, il Cile può contare sull’approvazione di tre vaccini: il Pfizer-BioNTech, il Sinovac e l’AstraZeneca.

Il punto è che, proprio mentre i media internazionali stanno lodando lo sprint vaccinale del Paese latinoamericano, questa nazione deve fare i conti con un grave aumento dei contagi. In alcuni dei principali distretti, come quello della capitale Santiago, del Biobio e dell’Araucania, le autorità hanno perfino annunciato il ritorno alle fase 1 e 2 della quarantena. Se sul tema dei vaccini Paris è apparso soddisfatto e raggiante, il ministro ha cambiato espressione sulla ripresa delle infezioni. “Ci preoccupa moltissimo il forte aumento dei casi in queste regioni”, ha dichiarato l’alto funzionario, sottolineando che tale contesto implica “un passo indietro” nella quarantena.

Luci e ombre

Per quale motivo, con l’aumentare delle vaccinazioni, sono risaliti anche i contagi? Difficile dare una spiegazione precisa, anche alla luce di quanto sta accadendo in Argentina, dove le vaccinazioni proseguono a passo di lumaca (media dosi quotidiane somministrate per 100 abitanti negli ultimi sette giorni: 0.17) mentre le infezioni stanno scendendo (dopo i circa 10-12 casi di gennaio, a marzo i contagi si sono attestati intorno ai 5 mila). Sappiamo che il governo cileno ha fatto entrare nella fase più dura della quarantena, fino a nuovo ordine, nove comuni del Paese, all’interno dei quali sono scattate limitazioni della circolazione, chiusura di attività ristorative e ricreative. Altri 34 comuni sono invece finiti in fase 2, con limitazioni previste sono nei week end.

Tornando alla domanda iniziale, si possono soltanto fare ipotesi. È possibile che gran parte dei sieri non siano stati oculati in maniera del tutto appropriata, vanificando la rapidità vaccinale del Paese, o che uno dei tre antidoti approvati e somministrati non sia del tutto efficace per le varianti presenti sul territorio cileno (se così fosse, dal momento che i primi due vaccini a esser stati approvati sono stati il Sinovac e il Pfizer, il sospetto potrebbe ricadere su di loro). In ogni caso, il Cile resta comunque un interessante esempio da seguire. Pur essendo un Paese dalle risorse economiche limitate, proprio come la Serbia, il suo governo è stato velocissimo nel negoziare direttamente con le Big Pharma, prenotando in anticipo decine di milioni di vaccini. Santiago, inoltre, ha diversificato la domanda, accogliendo sieri occidentali ma anche provenienti dal resto del mondo, ed è pronto a ricevere altre fiale dal programma Covax, un piano pensato dalla comunità internazionale per distribuire dosi a Paesi a medio e basso reddito.

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