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Il direttore generale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms), Tedros Adhanom Ghebreyesus, è stato chiaro: la politica zero Covid perseguita dalla Cina “non è sostenibile”. Pronta la risposta di Pechino che dopo poche ore, per bocca del portavoce del ministero degli Esteri, Zhao Lijian, ha bollato queste critiche “irresponsabili”.

Sembra passata un’eternità dalla visita di Ghebreyesus oltre la Muraglia, avvenuta nel gennaio 2020, quando il mondo intero doveva ancora scoprire gli effetti della pandemia di Sars-CoV-2. In un surreale faccia a faccia con Xi Jinping, un leader abituato ad avere sempre in pugno il controllo degli eventi, il direttore dell’Oms osservò da vicino un capo di Stato preoccupato ma determinato a vincere la battaglia contro il virus. “Il virus è il diavolo. Non gli permetteremo di nascondersi. L’Oms e la comunità internazionale forniranno un’attenta valutazione. La Cina è fiduciosa di poter vincere la battaglia contro il virus”, dichiarò Xi.

Nei mesi successivi la Cina ha sempre agito di concerto con l’Oms, al punto che l’agenzia sanitaria dell’Onu è finita più volte nell’occhio del ciclone, accusata perfino di connivenza con il governo cinese. Oggi i tempi sembrano decisamente cambiati.



Le critiche di Ghebreyesus

“Quando si parla di strategia zero Covid, non pensiamo che sia sostenibile, considerando il comportamento del virus in questo momento e quello che ci aspettiamo in futuro. È molto importante passare a una strategia diversa”, ha detto il direttore dell’Oms durante una conferenza stampa dell’Organizzazione mondiale della sanità a Ginevra.

Per un certo periodo questa strategia – che consiste, come dice il suo nome, nel registrare zero casi di Covid – ha consentito alla Cina di rilevare un numero molto ridotto di morti rispetto alla sua popolazione. Eppure, ha aggiunto Michael Ryan, direttore per le Emergenze Oms, “tutte queste azioni, come abbiamo ripetuto dall’inizio, devono essere intraprese nel rispetto delle persone e dei diritti umani”.

Chiaro il riferimento al pugno durissimo recentemente adottato dalla Cina per stroncare sul nascere la diffusione del virus a Shanghai e Pechino. Ryan ha chiesto “politiche dinamiche, adattabili e flessibili”, perché la mancanza di adattabilità ha dimostrato durante questa pandemia che può causare “molti danni”.

La replica della Cina

Dicevamo della risposta cinese. Le annotazioni fatte dall’Oms non sono affatto piaciute a Pechino. La Cina – questo il riassunto della posizione cinese – auspica che la comunità mondiale possa guardare al suo modello di prevenzione e controllo delle epidemie in modo “obiettivo e razionale”, astenendosi dal formulare “osservazioni irresponsabili”, ha affermato il portavoce Zhao Lijian, secondo cui le misure cinesi derivano da calcoli razionali e scientifici.

Durante un incontro con la stampa, Ghebreyesus ha affermato, tra le altre cose, di aver affrontato la questione anche con gli esperti cinesi, evidenziando l’importanza di procedere ad un aggiornamento del protocollo sanitario. Le dichiarazioni di Tedros Adhanom Ghebreyesus sono state rilanciate oggi anche dalle Nazioni Unite tramite un post sul social Weibo, oscurato dalla Repubblica popolare.

E pensare, come detto, che il direttore dell’Oms è stato ripetutamente accusato dagli Stati Uniti, in particolare durante la presidenza di Donald Trump, di essere molto vicino a Pechino e di aver ostacolato le indagini sull’origine del coronavirus. Il punto è che le parole del capo dell’Oms risultano essere in contrasto con la linea Covid zero confermata la scorsa settimana dai membri del Comitato Permanente del Politburo cinese, tra cui Xi Jinping. La promessa della leadership cinese è chiara, così come l’obiettivo: vincere la battaglia di Shanghai contro il virus adottando il modello cinese.

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