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Società

Lo schiaffo di Johnson all’Ue: Londra guida la corsa delle vaccinazioni

Altro che apocalisse, marginalità e isolamento dal resto del mondo. Nel giro di poche settimane, il Regno Unito è passato da essere il Paese europeo più colpito della seconda ondata di Covid-19 a quello che effettua più vaccinazioni in Europa....
Boris Johnson lascia il 10 di Downing Street (La Presse)

Altro che apocalisse, marginalità e isolamento dal resto del mondo. Nel giro di poche settimane, il Regno Unito è passato da essere il Paese europeo più colpito della seconda ondata di Covid-19 a quello che effettua più vaccinazioni in Europa. Dalle stalle alle stelle, il passo è stato breve. Soltanto pochi mesi fa, autorevoli commentatori ripetevano urbi et orbi che no, Londra non sarebbe più stata la metropoli dinamica che avevamo imparato a conoscere.

La Brexit avrebbe spazzato via ogni patina di grandeur londinese, relegando l’Uk del “folle” Boris Johnson nei bassifondi del Vecchio Continente. D’altronde, la gestione iniziale dell’emergenza sanitaria era la prova più evidente della deriva britannica. La fantomatica immunità di gregge ricercata in un primo momento da Bojo si è rivelata un buco nell’acqua. Le chiusure poco convincenti per contenere i contagi hanno generato gli effetti opposti rispetto a quanto auspicato.

E, come se già non bastasse tutto questo, in autunno è spuntata pure la variante inglese del Covid a trasformare il Regno Unito nel perfetto prototipo di Paese da evitare nella maniera più assoluta. Eppure, con il senno di poi, è proprio grazie alla Brexit che Johnson è riuscito a rimediare in corsa ottenendo, fin qui, risultati di tutto rispetto.

Lo sprint di Londra

Mentre l’Unione europea perdeva tempo in complesse pratiche burocratiche per autorizzare dosi e fiale, il Regno Unito si portava già avanti con la propria campagna di vaccinazione, avviata lo scorso 8 dicembre, 19 giorni prima rispetto al resto d’Europa. Certo, il siero iniettato era quello prodotto da Pfizer-BioNTech, ma la sostanza non cambia. Londra ha bruciato le tappe agendo con un tempismo perfetto, stipulando contratti con le singole case farmaceutiche prima di Bruxelles e dando il via libera a tre vaccini (Pfizer-BioNTech, Moderna e AstraZeneca) sempre prima dell’Ue.

Il motivo di un simile sprint è semplice: mentre la Commissione europea proponeva ai Paesi membri un ambiguo sistema di quote, presto andato in frantumi di fronte all’evidenza, il Regno Unito ha continuato a tirare dritto per la propria strada. Adesso, come hanno rivelato fonti interne al programma di realizzazione dei vaccini anti Covid del Regno Unito, l’Uk ha dosi di vaccini “più che sufficienti” non solo per proseguire la propria campagna vaccinale per tutto il 2021, ma anche per supportare gli altri Stati in difficoltà, donando le eccedenze.

Molto probabilmente il successo di Johnson non ha fatto tanto piacere ai vertici di Bruxelles, ai ferri corti con AstraZeneca. La casa farmaceutica ha infatti dichiarato di non riuscire a onorare le dosi acquistate dall’Ue nei tempi previsti, con riduzioni nella fornitura fino al 60% nel primo trimestre del 2021. Dall’altra parte, come detto, Londra non ha di questi problemi. Il governo britannico, semmai, deve guardare con attenzione alla reazione dell’Europa. Al momento Johnson, sottolinea il quotidiano The Times, ritiene tuttavia che le minacce di “interruzione” dell’esportazione di vaccini fabbricati in Ue verso il Regno Unito siano destinate a cadere nel vuoto.

I numeri premiano Bojo

Il Regno Unito ha sinora vaccinato con una prima dose il 14,9% della popolazione adulta, con una media di 3 milioni di somministrazioni a settimana. L’Ue ha fin qui raggiunto solo il 2%. Il primo ministro Boris Johnson ha così celebrato il successo del piano vaccinale in Inghilterra, in seguito all’annuncio dell’Nhs (il sistema sanitario britannico) che la prima dose di un vaccino anti Covid sarebbe stata offerta in tutte le case di riposo della nazione inglese.

Johnson ha definito l’annuncio come “un punto fondamentale” della campagna vaccinale, che nelle intenzioni del governo dovrebbe somministrare la prima dose dei preparati a tutte le categorie a rischio (persone over 70, residenti nelle case di riposo e personale sanitario) entro la metà di febbraio. Sinora oltre 9 milioni di persone hanno ricevuto la prima dose di uno dei vaccini anti Covid attualmente disponibili nel Regno Unito, e circa 490 mila hanno ricevuto la seconda dose.

Le radici del successo britannico risalgono alla scorsa primavera, quando Johnson, nel maggio 2020, ordinò le prime 30milioni di dosi da AstraZeneca (occhio alle date: in quel periodo non erano ancora iniziate le sperimentazioni del vaccino sugli esseri umani); l’Ue decise di attendere la fine di agosto. Capitolo approvazione dei sieri: sempre restando ad AstraZeneca, Londra ha approvato il vaccino il 4 gennaio, un mese prima di Bruxelles. Accanto a tutto questo bisogna però sottolineare un punto chiave. La strategia dell’Uk ha alimentato non poche polemiche in seno a una parte della comunità scientifica. Perché? Londra ha scelto di vaccinare più persone possibili con una prima dose, anche a costo di rimandare la seconda iniezione oltre le tre settimane di tempo previste dai produttori.





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