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La data da cerchiare di rosso sopra il calendario è il prossimo 15 gennaio. Quel giorno, in Italia, dovrebbe iniziare la somministrazione dei primi due vaccini, di Moderna e Pfizer-Biontech, previo via libera da parte dell’Agenzia Europea del Farmaco. Il condizionale è ancora d’obbligo, visto che, nonostante i ripetuti annunci di case farmaceutiche e politici, l’Ema è ancora in attesa di ricevere i dati degli ultimi test, decisivi ai fini della definitiva fumata bianca.

Ma al netto delle procedure burocratico-sanitarie da rispettare, c’è un altro tipo di burocrazia che dovrebbe far preoccupare di più. Sì, perché alla fine il semaforo verde per l’approvazione dei vaccini arriverà in ogni caso. Magari a distanza di qualche settimana rispetto a quanto precedentemente dichiarato, ma comunque nel periodo compreso tra il dicembre 2019 e il gennaio 2020. Il problema, semmai, riguarda il piano relativo alla ricezione e distribuzione dei vaccini. Nel quale l’Italia, in confronto ai principali Paesi d’Europa e del mondo, sembrerebbe essere ancora indietro.

La situazione dell’Italia

Nei giorni scorsi l’allarme era arrivato sia dalle principali società di logistica sia dalle principali aziende del settore sanitario. Mentre le prime faticavano a comprendere cosa stesse aspettando il governo italiano a individuare siti di stoccaggio e modalità di distribuzione del vaccino, le seconde si interrogavano sulla mancanza di un’adeguata strumentazione, come le celle frigo per mantenere i sieri, le siringhe per iniettare i farmaci e le garze per completare la somministrazione.

Nel fine settimana sono finalmente emerse le prime indiscrezioni del piano italiano, che dovrebbe essere annunciato il prossimo 3 dicembre in Parlamento dal ministro della Salute Roberto Speranza. Repubblica ha parlato di un hub ogni 30mila abitanti individuato nel territorio, con drive in, palestre, ospedali da campo, esercito e personale delle Asl impegnati spalla a spalla sul campo, di una campagna di comunicazione per sensibilizzare i cittadini sull’utilità della vaccinazione e perfino di un portale dove seguire, in tempo reale, le dosi di vaccino. In ogni caso il tempo stringe. E il meccanismo dovrà essere oliato alla perfezione per quando saranno pronti i vaccini.

I piani degli altri

In Europa la Germania confida di avere tutto sotto controllo da qui alla metà di dicembre. Berlino sta preparando stadi, fiere, ex aeroporti, chiese e vecchi centri commerciali. Sarà proprio all’interno di questi enormi spazi, facilmente raggiungibili, che scatterà la somministrazione del vaccino. L’iter per ricevere la puntura dovrebbe durare circa 15’. Sarà possibile vaccinarsi soltanto in seguito a prenotazione. Si partirà con la somministrazione del siero alle categorie a rischio poi, gradualmente, a tutti gli altri. Il governo tedesco potrebbe inoltre sviluppare una app per monitorare eventuali effetti collaterali del vaccino.

Nel Regno Unito l’accettazione dei vaccini da parte delle autorità del farmaco locali scatterà il prossimo 7 dicembre. Le strutture ospedaliere hanno già ricevuto istruzioni su come comportarsi in vista dell’ora x. L’obiettivo di Londra è quello di vaccinare l’intera popolazione entro l’estate 2021. La somministrazione del farmaco coinvolgerà, in prima battuta, infermieri, medici, ultra 80enni e soggetti affetti da altre patologie. La Francia dovrebbe vaccinare le persone più fragili e anziane da gennaio. Parigi, come Roma, sembrerebbe essere più indietro rispetto a Berlino e Londra. Il piano di vaccinazione, affidato alla Haute autorité de santé, non è ancora noto.

Dall’altra parte dell’Oceano, negli Stati Uniti, il vaccino sta per sbarcare a terra. Washington attenderà poi l’ok della Food and Drug Administration per iniziare la somministrazione dei farmaci. Una fabbrica Pfizer del Michigan è collegata mediante charter cargo all’hub di Chicago e aun deposito centrale nel Wisconsin, preparato per conservare i vaccini a basse temperature.

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