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Di solito, dagli errori commessi nel passato si impara sempre qualcosa. Evidentemente questa massima non vale per il governo italiano, alle prese con un nuovo, mezzo pasticcio sulla decisione di bloccare i voli provenienti dai Paesi “a rischio”. Spieghiamo meglio l’ultimo scivolone commesso dai giallorossi ripercorrendo i fatti avvenuti nelle ultime ore. Il Regno Unito ha lanciato l’allarme in merito a una variante della Sars-CoV-2, più contagiosa di oltre il 70% rispetto alla forma “tradizionale”.

Sappiamo molto poco di questa nuova versione del virus, se non che ha una velocità di trasmissione alle stelle e che presenta 23 differenze di codice rispetto alla sequenza standard. Alla notizia che le autorità olandesi avevano scovato sul proprio territorio almeno un caso della medesima variante del virus, gli esperti di mezza Europa sono caduti nel panico. Due i rischi subito sollevati, sui quali è al momento impossibile avere certezze: 1) il virus riscontrato a Londra e dintorni può rendere inefficace il vaccino anti Covid? e 2) quanto è probabile che la nuova minaccia si possa espandere in tutto il continente, così da ingolfare le strutture ospedaliere e far impennare le curve epidemiologiche?

Lo scivolone dell’Italia

Dopo una mattinata di notizie e indiscrezioni, intorno all’ora di pranzo, il ministro degli Esteri italiano, Luigi Di Maio, ha annunciato la decisione dell’Italia di bloccare tutti i voli provenienti dalla Gran Bretagna. “Il Regno Unito – ha scritto il ministro sul proprio profilo Facebook – ha lanciato l’allarme su una nuova forma di Covid che sarebbe il risultato di una mutazione del virus. Come governo abbiamo il dovere di proteggere gli italiani, per questa ragione, dopo aver avvisato il governo inglese, con il ministero della Salute stiamo per firmare il provvedimento per sospendere i voli con la Gran Bretagna. La nostra priorità è tutelare l’Italia e i nostri connazionali”.

Problema risolto? Neanche per idea, e per almeno due ordini di ragioni. La prima: adesso i voli provenienti dal Regno Unito sono stati bloccati, ma gli stessi, fino a qualche ora fa, andavano e venivano dall’Italia (e viceversa) come se niente fosse successo. Certo, magari la variante del virus scoperta in Gran Bretagna si rivelerà essere un fuoco di paglia (ce lo auguriamo). Eppure anche il virus apparso a Wuhan un anno fa sembrava fosse qualcosa di lontano e innocuo, salvo poi trasformarsi nella causa di una delle pandemie più terribili che la storia dell’umanità abbia mai conosciuto.

La seconda ragione che evidenzia il flop delle politiche del governo sugli aeroporti riguarda il “piano B” che i viaggiatori provenienti dal Regno Unito possono tranquillamente mettere in pratica per sbarcare in Italia. Già, perché se è vero che i voli dal Regno Unito sono sospesi, le persone possono “triangolare” con altri Paesi (in linea con quarantena e regole locali), per poi fare scalo nel Belpaese. Come spiega Il Corriere, inoltre, “dal 10 dicembre scorso, non c’erano controlli negli aeroporti italiani per i voli che arrivano dalla Gran Bretagna, dall’Olanda (dove la nuova variante del coronavirus è già stata trovata) o dal resto dell’area Schengen”. Chi veniva nel nostro Paese doveva aver fatto un tampone prima di partire o, in caso contrario, fare una quarantena fiduciaria (impossibile però da controllare).

Gli stessi errori di gennaio

Quanto appena scritto sembra un déjà vu di ciò che abbiamo visto un anno fa. Tra la fine del 2019 e l’inizio del 2020 il governo italiano stava cercando di capire come comportarsi con i voli provenienti dalla Cina, e in particolare da Wuhan. Lo scorso 31 gennaio, in seguito alla conferma dei primi due casi accertati di contagio da coronavirus in Italia, Palazzo Chigi decise di chiudere gli aeroporti a tutti i voli provenienti dall’ex Impero di Mezzo, anche se cinque aerei, che erano già in rotta, arrivarono comunque a destinazione. Anche in quel caso, proprio come sta accadendo in queste ore con i voli britannici, l’esecutivo non tenne in considerazione la possibilità che i viaggiatori provenienti dalle allora zone rosse potessero fare scalo in un Paese terzo, per poi atterrare tranquillamente in Italia.

Non solo: i viaggiatori provenienti dal Regno Unito potrebbero scegliere di atterrare in un qualsiasi Paese europeo, e da lì spostarsi con altri mezzi (pulman o treni, ad esempio). Ma la lista dei problemi non è finita qui, perché dallo scorso 10 dicembre non vi erano tamponi rapidi negli aeroporti italiani per i voli provenienti da Gran Bretagna e Olanda. Il Dpcm del 3 dicembre, infatti, prevedeva che i passeggeri in arrivo in Italia da vari Paesi, tra cui i due citati, dovessero effettuare un tampone con esito negativo prima dell’imbarco. In caso contrario, ovvero senza tampone, gli stessi passeggeri avrebbero potuto viaggiare e atterrare in Italia, salvo poi sottoporsi a un periodo di quarantena.

La nuova variante già in Italia?

Se la nuova variante del virus è stata riscontrata in Olanda, è possibile che possa aver raggiunto anche l’Italia? Non vi è alcuna certezza. Per il momento, non è stato segnalato niente di anomalo. Ma le falle nelle politiche degli aeroporti non lasciano dormire sogni tranquilli. Il virologo Andrea Crisanti, non a caso, ha lanciato l’allarme all’Adnkronos: “Bisogna verificare se questa variante si trova già in Italia e quindi dare risorse ai laboratori per fare i sequenziamenti. Più si diffonde più causa malattie e morti, è evidente”.

La nuova variante “è apparsa questa estate in Spagna ed effettivamente ha un R0 superiore agli altri – ha sottolineato il virologo – Non si sa se la risposta immunitaria prodotta dai vaccini copre anche questa variante, è un interrogativo al quale ancora non c’è risposta”. Una cosa del genere, tuttavia, è già accaduta, spiega il virologo, “con la variante di Shanghai che ha soppiantato quella di Wuhan”. Quanto sta accadendo, dunque, “è normale. Non è che non bisogna allarmarsi ma bisogna cercare di capire cosa sta accadendo, quanto questa variante si diffonde rispetto all’altra, se è più virulenta e se pone effettivamente problemi al vaccino, tutti quesiti ai quali non abbiamo risposta”.

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