Quando sono iniziate le prime chiusura a livello europeo e si è capito come il Covid-19 sia in grado di mettere in crisi i sistemi sanitari, è divenuto chiaro come i prossimi mesi – per usare una terminologia cara alla Storia – sarebbero stati caratterizzati da sangue, fatica, lacrime e sudore. Allo stato attuale, non siamo forse nemmeno giunti alla metà del percorso necessario a respingere la prima ondata della malattia e che ha obbligato oltre un miliardo di persone a livello mondiale all’isolamento domestico. Tuttavia, i moniti che arrivano dall’Oms lasciano intendere come per vincere la battaglia siano necessari ben altri sforzi e non sarà l’orizzonte della prima estate il termine ultimo per considerarci usciti definitivamente dal pericolo.

Bisogna potenziare la sanità

Con i sistemi sanitari dei principali Paesi europei che sono già giunti al collasso o che ci stanno arrivando, appare chiaro come le politiche sanitarie del Vecchio continente debbano essere completamente stravolte rispetto agli ultimi anni. Sufficienti forse – ma nemmeno così tanto – a gestire la quotidianità, si sono rivelate inadatte a gestire infezioni patagone dalla rapida diffusione, come nel caso del Covid-19. Come riportato dall’agenzia di stampa Reuters, il solo lockdown non è sufficiente infatti a garantire l’eliminazione totale del Coronavirus: una volta terminata questa fase, è necessario che tutti i Paesi collaborino per organizzarsi al meglio a contrastare i focolai di ritorno.

Come contrastare i focolai di ritorno

Quando sullo scenario mondiale – e l’esempio lo si può già avere con la Cina – compariranno i primi casi di ritorno è necessario che i governi e le autorità sanitarie agiscano con tempismo per circoscrivere i contagi, eliminando sul nascere ogni rischio che la situazione degeneri nuovamente. Giocando sull’allerta più alta e su una minore rapidità di propagazione, isolare questi casi diventerà essenziale per guadagnare tempo nell’attesa che venga studiato, approntato e messo sul mercato un vaccino valido, sicuro ed efficace.

Maggiori controlli uniti all’educazione della popolazione ed al rispetto di basilari norme igieniche possono essere la discriminante per respingere nuove ondate invasive, dando il tempo necessario agli scienziati di elaborare la soluzione. E tutto ciò si ripercuoterebbe in modo positivo anche sulla tenuta delle strutture sanitarie, in grado in questo modo di dare maggiore assistenza e di abbattere la percentuale di mortalità.

Per il vaccino ancora almeno un anno

Nonostante i proclami internazionali giunti da più parti del Mondo, l’Oms è stata chiara sulle tempistiche per l’introduzione sul mercato di un vaccino sicuro contro il Covid-19: almeno un anno. Di tutti gli annunci, infatti, soltanto un possibile vaccino di matrice americana starebbe al momento attraversando la fase di test. Per arrivare alla messa sul mercato bisogna valutare non soltanto il suo funzionamento, ma bisogna anche essere sicuri che non produca effetti indesiderati: ed è proprio questo passaggio a dilatare le tempistiche.

Nel frattempo, le uniche possibilità sono quelle di diminuire il numero dei contagiati a livello mondiale ed adoperarsi per isolare tutti i piccoli focolai che da qui alla messa sul mercato del vaccino nasceranno. Soltanto in questo modo, con fatica e pazienza, si riuscirà ad uscire vittoriosi dalla battaglia contro il Covid-19: nonostante gli enormi sacrifici che una variazione delle proprie abitudini possa comportare.

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