L’Intelligenza Artificiale, A.I.,  è ormai una realtà con cui l’uomo contemporaneo deve confrontarsi. Nonostante l’argomento sia più che snobbato dai canali d’informazione tradizionali, i dati sullo sviluppo del mercato legato alle A.I. parlano chiaro.

I grandi investimenti nelle A.I.

Un report realizzato durante una conferenza del McKinsey Global Institute sottolineava come gli investimenti in A.I. si siano triplicati in soli tre anni, arrivando alla cifra notevole di 39 miliardi di dollari. In questo mercato sono gli Stati Uniti e la Cina a farla da padroni. Le aziende made in USA contano infatti per il 66% del mercato, mentre la Cina per il 17%, gli altri Paesi sono molto più indietro. Come riportava il The Guardian il mercato dell’Intelligenza Artificiale è guidato dalle grandi corporations come Google e Amazon, mentre le piccole e medie imprese “sono ancora incerte sul potenziale sviluppo e successo dell’Intelligenza Artificiale”. Tutta questa mole di denaro e investitori deve effettivamente rapportarsi con una realtà incerta, in continua evoluzione, ma soprattutto con poche garanzie di sicurezza.

Gli incidenti mortali causati dai robots

É uscito su Bloomberg infatti un articolo dal titolo: “Questa compagnia ha trovato il modo per rendere i robots più sicuri”. Se un portale autorevole come Bloomberg esce con un articolo del genere, significa che l’Intelligenza Artificiale non è così affidabile come potrebbero sembrare. Se le stesse sono state create e pensate per ridurre il grado di fallibilità umana, sembra che invece ci siano ancora delle evidenti difficoltà per assurgere a quest’obiettivo. Secondo il Dipartimento del Lavoro degli Stati Uniti sono stati 38 gli incidenti, spesso mortali, causati dai robots tra il 1987 e il 2013 negli States. Si legge in queste statistiche di impiegati  feriti, amputati, intossicati e addirittura uccisi da robots.

Le cause sono molteplici. Si va dal mancato rispetto delle norme di sicurezza da parte degli impiegati, sino al “tilt” delle macchine “intelligenti”. Il problema è tutt’altro che secondario considerato che nel 2015 un simile evento si è verificato anche all’interno degli stabilimenti di un’azienda famosa come Volkswagen. In un’area abitualmente interdetta al personale umano un impiegato di 22 anni è stato colpito a morte proprio da un robot.

Una tecnica per rendere più sicuri i robots

L’evento ha avuto così eco in Germania che proprio due imprenditori, già impiegati presso Centro Aerospaziale tedesco, stanno per commercializzare una tecnica per rendere più sicuro il lavoro in team tra uomini e robots. Attraverso l’azienda Cobotect GmbH i due imprenditori tedeschi hanno lavorato sulla tecnica dell’ “airbag”, potenziandone gli effetti benefici e adattandola alla realtà dell’Intelligenza Artificiale. Sul sito dell’azienda si può vedere un video dimostrativo di questa tecnologia. Nel pratico una sorta di airbag viene posto sul braccio meccanico del robot in funzione e così, in caso di urto con un essere umano nelle vicinanze, vengono ridotti i rischi legati ad un eventuale trauma.

La tecnologia sperimentale ha già riscosso un enorme successo nell’ambiente, tanto che la Cobotect ha già ricevuto un premio dalla Kuka, l’azienda di robotica più importante della Germania. In realtà il motivo della sicurezza potrebbe essere secondario nell’utilizzo di questa nuova tecnologia. Secondo i protocolli, infatti, i robots che lavorano insieme agli esseri umani non possono superare la soglia di velocità di 0.1 metri al secondo circa. Un ritmo considerato inefficiente secondo gli standard dell’industria manifatturiera. La nuova tecnica permetterebbe così di aumentare la velocità e la produzione.

La ribellione delle macchine, dalla fantascienza alla realtà

Se i problemi legati a “scontri fisici” sembrano superabili, ve ne sono altri di natura più intellettuale, ma altrettanto pericolosi. É stata la stessa Facebook ad avvertire che due A.I. utilizzate per la piattaforma hanno smesso di comunicare in inglese ed hanno cominciato a dialogare tra di loro in un linguaggio sconosciuto ai loro stessi creatori. Un episodio che si era in realtà già verificato nei laboratori di “Google Translate” come riportava la rivista Newscientist. La creatura che si ribella al creatore. Un tema già visto tra le pagine del Frankenstein di Mary Shelley e nella fortunata pellicola “2001: Odissea nello spazio” di Stanley Kubrick. La sfida di oggi è dunque cercare di “raccogliere i benefici delle A.I. cercando di ridurre le potenziali insidie”, come ha dichiarato Stuart Russell, uno scienziato e pioniere dell’Intelligenza Artificiale.

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