Diogene, l’antico mercante greco, ha raccontato di un viaggio alle mitiche Montagne della Luna, fonte del Nilo. Ptololomeo ha disegnato delle mappe mostrandone la presunta collocazione, ma Henry Morton Stanley ha  infine identificato le Montagne Rwenzori, coperte di neve e immerse fra nuvole, come una delle sorgenti del fiume. La loro presenza nascosta domina il fertile cuore dell’Africa. Ricco suolo vulcanico, sole tropicale e clima moderato hanno nutrito gli uomini nella valle avvolta dalla nebbia.

I pigmei Twa abitano ancora le foreste, proseguendo nei loro millenari rituali di caccia per pacificare gli spiriti che abitano la foresta prima di avventurarsi al suo interno, ma oggi sono per lo più ridotti in schiavitù. I piccoli coltivatori ancora provano risentimento per l’assoggettamento ai pastori aristocratici. Dal Sudan è arrivato l’islam, in competizione con i missionari cristiani per le anime degli animisti. Le sfere di influenza francofona e anglofona qui si incontrano, lacerando il fragile tessuto della società, mentre il governo nella lontana Kinshas è per lo più asente.

Un tesoro giace sotto il suolo della foresta: si dice che i ribelli M23 sponsorizzati dal Rwanda abbiano oro per un valore di  miliardi di dollari, prodotto da artigiani minatori che lavoravano in condizioni di semi-schiavitù. Il coltan, essenziale per la tecnologia degli smartphone, qui viene raccolto a mano, mentre lo stagno grezzo, abbastanza redditizio da giustificare un trasporto aereo, si trova nelle province del Kivu, lontane da tutte le principali città, dominate da signori della guerra e milizie.

Le persone bramano selvaggina: antilope, coccodrillo, scimmie, scimpanzé e pipistrelli della frutta, tutti finiscono nella stessa pentola. Ma la foresta si prende la sua vendetta: molte di queste specie portano malattie, e di queste nessuna è mortale quanto il virus Ebola, probabilmente portato dai pipistrelli della frutta.

Il virus causa emorragie interne molto gravi ed è estremamente contagioso: una sola goccia di fluido di un paziente infetto può essere sufficiente per il contagio. Durante le prime epidemie un tasso di mortalità dell’88% era comune, ma l’impegno del dottore ugandese Matthew Lukwia lo ha abbassato fino al 50%. La rigida aderenza ai protocolli di isolamento dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms), l’estrema attenzione nel coprire ogni millimetro di pelle per evitare il contagio, il lavoro di squadra per aiutare i colleghi a indossare la divisa, a ispezionare la loro pesante e scomoda attrezzatura avvolti dal caldo e dall’umidità tropicale: questi sono stati i segreti. Lukwia ha pagato è giunto all’estremo sacrificio. Nella fretta di soccorrere un collega in punto di morte, ha trascurato di indossare una maschera e così, nel 2000, si è unito alle altre 224 vittime dell’epidemia del Gulu.

Un ragazzino in Sierra Leone, nel 2014, ha mangiato un pezzo di frutta lasciata dai pipistrelli. I tradizionali riti funerari hanno diffuso il virus: in totale si sono contati 11.310 morti, a causa di una mancanza di coordinamento da parte del governo e dell’ignoranza e della sfiducia della popolazione.

La seconda epidemia in poco più di un anno nella Repubblica democratica del Congo si sta ora accadendo sui 250mila abitanti di Beni, all’ombra dei monti Rwenzori. Durante la prima epidemia, a Mbandaka, la situazione è stata normalizzata grazie all’efficiente azione professionale delle autorità Congolesi, ai supporti internazionali, e a un nuovo vaccino sperimentale. Ma l’epidemia scatenatasi a Beni rischia di sfuggire a ogni controllo.

La battaglia contro l’Ebola non ha luogo in un ambiente tranquillo. Nel novembre 2018 le milizie ribelli hanno compiuto un blitz in una clinica, portando operatori sanitari e pazienti contagiosi a sparpagliarsi, e i vaccini a venire esposti al clima tropicale. Un funerale di una vittima di Ebola è stato interrotto da alcuni giovani parenti ai quali era stato detto che “gli stranieri” stavano uccidendo delle persone per i loro organi, e che hanno voluto ispezionare il corpo. La maggior parte di loro era stata infettata. Nella vicina Butembu, un milione abitanti, solo un anno fa, ha avuto una lunga battaglia contro le truppe governative, accusandole di corruzione e pulizia etnica.

Il contesto politico non aiuta: fino a poco tempo fa le divisioni etniche fra la popolazione di questa ragione venivano sfruttate dai governi confinanti, e solo un accordo quadro di pace mediato dalle Nazioni Unite e una Brigata di intervento forzato hanno ristabilito la pace. Un attacco dei ribelli del Fronte democratico alleato, che si nasconde dai militari ugandesi fra le montagne,  ha causato la fuga di migliaia di profughi in Uganda, a un giorno di cammino. L’esercito della Repubblica democratica del Congo, composto da soldati spesso sottopagati, spesso di origini straniere, è giustamente temuto dal popolo. I ricercatori Onu hanno documentato lo sfruttamento, l’effettiva schiavitù della popolazione, e la corruzione dilagante a opera dei militari, ma delle milizie locali.

Le province del Nord Kivu e di Ituri sono a un incrocio continentale. L’Oms ha avvertito della possibilità della diffusione della malattia a causa dell’instabilità politica. Più di 56mila persone sono state vaccinate per provare a contenere la malattia.

Ma c’è una buona notizia: alcuni segni indicano che la battaglia contro la malattia sta venendo lentamente vinta.
In alcuni rari casi i bambini sopravvivono all’Ebola. Nel settembre 2018 una bambina, Benedicte, è nata da una madre affetta da Ebola, che è morta nel darla alla luce. La bambina ha contratto la terribile malattia, e solo 45 giorni di attente cure le hanno permesso di sopravvivere. In seguito un’altra madre, di recente guarita dall’Ebola, aveva dato alla luce una bambina sana, Sylvana. Il vaccino non può essere somministrato alle donne incinte, perché gli effetti sono troppo pericolosi. Tuttavia il personale medico specializzato sta trovando il modo di padroneggiare le procedure, di combattere il virus e di accrescere le possibilità di sopravvivenza.

I Rwenzori hanno visto pace, prosperità e sviluppo, ma anche morte, genocidio e cose anche peggiori. Il messaggio non è mai stato così chiaro. Violenza a guerra hanno hanno permesso alle malattie di prosperare. L’Africa ha bisogno di pace e di una buona amministrazione.

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