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Vaccinare quante più persone possibile, nel minor tempo possibile. È questo il mantra ripetuto dai governi di tutto il mondo, impegnati a raggiungere la famigerata immunità di gregge. Le speranze di poter centrare l’obiettivo – ovvero uno scenario ideale grazie al quale poter bloccare la diffusione del Sars-CoV-2 – sono direttamente proporzionali al numero di dosi somministrate ai cittadini del pianeta. A detta degli esperti, infatti, sarà possibile tirare un sospiro di sollievo soltanto quando ci saranno abbastanza persone vaccinate – e quindi incapaci di trasmettere il virus – così da ridurre l’indice Rt (velocità di trasmissione del virus) al di sotto dell’1. A quel punto, e soltanto a quel punto, la pandemia andrebbe incontro all’estinzione.

In teoria, l’immunità di gregge può essere raggiunta anche senza vaccini, cioè aspettando che gran parte della popolazione si ammali e crei, da sola, le difese per contrastare l’agente patogeno. Affidarsi alla natura, hanno più volte spiegato gli esperti, è tuttavia un azzardo. Non solo per il numero di morti a cui si andrebbe incontro, ma anche per via della probabile pressione sulle strutture ospedaliere provocata da un elevato numero di infetti. Affidarsi invece alla combinazione tra misure restrittive (mirate e intelligenti, non logorroiche e ossessive) e vaccino, sembrerebbe essere la scelta migliore.

Alla ricerca dell’immunità di gregge

Se l’immunità di gregge rappresenta il traguardo vitale da tagliare a ogni costo, allora è utile chiedersi quando questo scenario ideale potrà essere raggiunto. Non c’è una risposta univoca. O meglio: la risposta cambia da Stato a Stato. Anzi. Per essere ancora più precisi, potremmo dire che la tempistica varia a seconda dell’efficienza dei piani vaccini allestiti da ogni singolo Paese. Detto altrimenti, più la macchina organizzativa delle vaccinazioni riesce a somministrare dosi ai cittadini e più l’umanità si avvicinerà alla tanto agognata immunità di gregge.

Va da sé che ritardi nelle consegne dei vaccini ai governi, disorganizzazione burocratica e approssimazione sono tutti ostacoli che impediscono la riuscita della missione nei tempi stabiliti. In base alla quantità di vaccini fin qui iniettati, e facendo una proiezione futura proporzionale a queste cifre, emergono situazioni assai diverse a seconda del Paese preso in esame. Secondo i calcoli effettuati da Covidvax.org, ad esempio, Israele, che al momento ha vaccinato il 16,7% dei suoi cittadini, coprirà il 30% della sua popolazione nel febbraio 2021, il 50% nello stesso mese e il 70% nel marzo 2021. Questo, ovviamente, se non dovessero esserci rallentamenti o sprint improvvisi capaci di alterare l’attuale campagna di vaccinazione di Tel Aviv. Dando un’occhiata agli altri Paesi, gli Emirati Arabi Uniti immunizzeranno il 70% della popolazione nel giugno 2021, il Regno Unito a settembre, gli Stati Unitiche hanno spinto sul pedale dell’acceleratore danneggiando involontariamente l’Europa – nel febbraio 2022.

La situazione italiana

Tra le variabili da considerare non c’è soltanto la rapidità della campagna vaccinale ma anche, ad esempio, il numero di vaccini approvati da un dato ente regolatore. L’Unione europea, per dire, può affidarsi solo al siero realizzato da Pfizer-BioNTech e Moderna, in attesa di altri via libera. E proprio in Europa la situazione procede un po’ a rilento. La Spagna, di questo passo, arriverà a coprire il 70% della sua popolazione soltanto nell’ottobre 2024, la Germania e la Francia rispettivamente a maggio e febbraio dello stesso anno.

E l’Italia? Al momento ha immunizzato – quindi con due dosi – lo 0,4% della popolazione. Continuando così, coprirà il 30% dei cittadini nell’aprile 2023, il 50% nel novembre 2024 e il 70% – soglia prossima all’immunità di gregge – soltanto nel maggio 2026. La Fondazione Hume, invece, calibrando la sua analisi ai dati del 18 gennaio, ipotizzava un’immunità di gregge per l’Italia non prima del mese di novembre del 2023. Sia chiaro, valori del genere rappresentano proiezioni ideali, spesso non coincidenti alla realtà. Restano però una bussola da consultare con attenzione.

Il governo italiano aveva illustrato e parlato di altre tempistiche; entro i primi tre mesi del 2021 avrebbero dovuto essere immunizzati 6,5 milioni di cittadini. All’indomani del V-day, lo scorso 28 dicembre, il ministro della Salute, Roberto Speranza, mostrava un’insolita fiducia: “Se arriva subito al traguardo anche AstraZeneca, con la fine del primo trimestre avremmo già raggiunto la Fase Uno del piano”. Con l’ulteriore innesto del vaccino di Moderna, l’Italia sarebbe arrivata “già dal primo aprile a 13 milioni di vaccinati”. Per mantenere queste promesse è decisamente necessario accelerare il passo.

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