In Libano i campi di cannabis sorgono sotto la luce dal sole. Sono appena fuori un vicino checkpoint dell’esercito. Il territorio lontano dai percorsi più battuti che circonda la città libanese nord-orientale di Yammouneh è ricoperto dalla coltivazione della pianta, raccolta e venduta da potenti famiglie. La sua produzione è redditizia nel Paese dei cedri, ma i coltivatori temono che la legalizzazione per uso medico possa ridurre i profitti.
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“Tutte queste case con le tegole rosse intorno a noi sono state costruite con denaro proveniente dalla vendita di marijuana”, dice un coltivatore locale al Times of Israel, parlando in anonimato per evitare problemi legali. Il Libano vieta la coltivazione, la vendita e il consumo di cannabis, ma il commercio clandestino si è sviluppato nel corso di decenni in un’industria multimilionaria.
Il Parlamento sta ora considerando l’idea di legalizzarne l’uso medico, in seguito a una richiesta da parte della società di consulenza McKinsey, che potrebbe così investire nell’economia in crisi del Libano. Ma i coltivatori e i distributori temono che ciò possa ridimensionare le loro entrate, o che aziende più grandi possano spazzare via del tutto la loro esistenza.
I coltivatori preferiscono l’attuale sistema del “libero mercato“, perché possono vendere a grandi trafficanti per guadagnare 10 volte di più. Invece, se lo Stato viene coinvolto, il profitto non sarà più lo stesso. La produzione di cannabis è fiorita durante la guerra civile tra il 1975 e il 1990, anche se le autorità hanno lottato per sradicare il commercio dopo la fine del conflitto.
Le forze di sicurezza impediscono regolarmente le esportazioni di droga all’aeroporto di Beirut e sono addirittura andate alla fonte, distruggendo migliaia di ettari di campi di cannabis. L’Onu ha cercato di persuadere invano gli agricoltori di trasformare i campi in vigneti. Ma i coltivatori di cannabis sostengono che nessun’altra coltura può sopravvivere al clima caldo e arido della Bekaa orientale.
In Libano, la cannabis è tipicamente piantata in primavera e raccolta a settembre, poi essiccata al sole per tre giorni, raffreddata e pressata. Gli agricoltori di Yammouneh affermano di vendere la cannabis ai distributori a una media di 400 dollari al chilo, o anche di più se sono di qualità superiore.
Nel 2016, l’Ufficio delle Nazioni Unite contro la droga e il crimine ha classificato il Libano come il terzo principale produttore di cannabis dopo il Marocco e l’Afghanistan, che sono entrambi molto più grandi. Le esportazioni del Libano vanno principalmente in Siria, Giordania, Egitto, Cipro, Turchia e persino agli acerrimi nemici israeliani.
Alcuni di questi Paesi hanno legalizzato la marijuana medica. Mentre la cannabis viene solitamente fumata, per scopi medici può essere consumata in pillole o oli concentrati. Può essere utilizzata per alleviare il dolore cronico o l’ansia, la nausea tra i malati di cancro o i sintomi dell’epilessia
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Un numero crescente di governi sta permettendo la sua prescrizione medica. Ciò avviene in tutta l’America del Sud, in alcuni paesi dell’Europa e nella maggior parte degli Stati americani. I dettagli della legalizzazione in Libano rimangono confusi, ma i coltivatori stanno già ponendo alcune condizioni. “Se la produzione di cannabis deve diventare legale, dovrebbe almeno limitarsi alle aree in cui sta attualmente crescendo”, dice Jamal Shreif, un funzionario locale di Yammouneh.
I residenti della Valle della Bekaa in Libano sperano anche che una legge sulla legalizzazione venga accompagnata da una “amnistia” per più di 30mila persone ricercate per accuse legate alla droga. All’inizio di questo mese un’incursione dell’esercito libanese in una casa di trafficanti nella Bekaa ha causato altri sette morti.
L’economia del Libano è in una spirale negativa da anni, e le divisioni politiche e religiose paralizzano il governo. Lo scoppio della guerra nella vicina Siria nel 2011 ha aggravato le difficoltà, facendo crollare il turismo e provocando un flusso di rifugiati che ha messo a dura prova i servizi di sicurezza.
Il debito pubblico è pari a 80,4 miliardi di dollari, pari al 150% del Pil, il terzo più alto al mondo dopo il Giappone e la Grecia. Il Libano è anche classificato da Transparency International come uno dei Paesi più corrotti al mondo. “Hanno rubato tutto in Libano, è rimasta solo la cannabis, e ora vogliono rubare anche quella”, dice Jamal Shreif.



