Con 202 voti a favore, 140 contrari e due astenuti la camera bassa della Spagna ha definitivamente dato il via libera alla legge che renderà legale la pratica dell’eutanasia nel Paese. Nonostante le rimostranze della destra spagnola e della formazione politica di Vox, infatti, la maggioranza dei parlamentari spagnoli ha ritenuto necessario che la legislazione locale si munisse di uno strumento consono per accompagnare a fine vita i malati terminali e gli individui affetti da gravi e inabilitanti sindromi depressive.

Lasciando comunque al personale medico la possibilità di fare obiezione di coscienza e lasciando al tempo stesso allo stesso malato la possibilità di fare marcia indietro tra la prima richiesta formale e la seconda, definitiva. In sostanza la Spagna diverrà a giugno il quarto Paese europeo a legalizzare la pratica. Anticipando, in questo modo, anche il Portogallo, per il quale l’approvazione è stata data dal parlamento ma è stata attualmente fermata dalla sua Corte costituzionale.

Sanchez esulta, ma la Spagna è spaccata

Una legge che si configura come una vittoria del primo ministro Pedro Sanchez e della sua squadra di governo, che da mesi avevano spinto verso questa direzione. Tuttavia, mentre la compagine di maggioranza si appresta a festeggiare sono già arrivate le prime, durissime, critiche non soltanto da parte delle opposizioni ma anche della Chiesa, che ha sottolineato per tramite dei suoi portavoce la propria contrarietà alla posizione tenuta da Madrid. Aprendo, in questo modo, una netta e storica spaccatura tra il Paese iberico e il Vaticano.

La discussione e la successiva approvazione della riforma sul fine vita è dettata da un aumento avuto negli ultimi anni delle tematiche legate all’eutanasia. Tuttavia, sebbene una buona parte del popolo sia potenzialmente a favore dell’introduzione della legge sul fine vita, la riforma rischia di mettersi in contrasto con le confessioni presenti nel Paese. E soprattutto tra il mondo conservatore e tra quello vicino alle posizioni tenute dalla Chiesa romana, il rischio adesso è quello che la spaccatura con il governo Sanchez divenga trasversale, scuotendo la già debole stabilità dell’attuale esecutivo.

Il punto sull’eutanasia in Europa e nel mondo

Allo stato attuale, sono solamente sette i Paesi che hanno di fatto legalizzato (con le dovute condizionali) l’eutanasia attiva e quattro di essi (Belgio, Paesi Bassi, Lussemburgo e, da giugno, appunto la Spagna) sono siti nell’Europa continentale. Un caso a parte è quello segnato dalla Svizzera, dove l’eutanasia non è permessa ma è sostituita dalla possibilità di “assistenza passiva al suicidio”, con una declinazione lessicale che nel Paese elvetico ha assunto però importanza discriminante per la sua introduzione. Analogamente, in fondo, a quanto riscontrabile anche in altri Paesi del mondo come il Canada, l’India e alcuni Stati degli Usa.

Un caso particolare, invece è quello segnato dalla Francia, la quale sebbene non abbia nella propria legislazione una posizione netta nei confronti dell’eutanasia (rendendola, di fatto, non attuabile) permette però al malato di scegliere lo stato di “sedazione continua” in attesa della morte naturale.

La spaccatura però che rischia di crearsi nel mondo spagnolo, in fondo, non è altro che una delle tante sfaccettature della continua battaglia tra sostenitori dell’eutanasia e organizzazioni pro-vita. E mentre nel primo caso il sostegno principale alla tesi è data dal diritto del malato di poter scegliere di smettere di soffrire, per il secondo la tesi principale è l’inalienabile diritto a non essere abbandonato e all’essere curato ed assistito in qualsiasi situazione.

In quasi tutto il mondo la politica ha mostrato molta cautela nell’affrontare il tema, spesso avvicinandosi alle posizioni dei sostenitori della linea pro-vita. Gli unici Stati che sotto questo aspetto si sono contraddistinti sono, a livello europeo, i Paesi del Benelux, che come sottolineato nel passaggio precedente si sono da anni dotati degli strumenti normativi volti a introdurre e legalizzare l’eutanasia. E, in questo modo, sono diventati meta di molte persone, spesso pazienti terminali o malati di gravi disturbi depressivi, che hanno deciso di mettere la parola fine alla propria vita.

Eutanasia e fine vita in Italia

Per quanto riguarda l’Italia, allo stato attuale, la pratica dell’eutanasia è nel modo più assoluto illegale, così come per suicidio assistito, sebbene in questo caso la situazione sia controversa. Nel passato recente italiano, infatti, è stata la magistratura ad esprimersi riguardo alla decisione del medico curante di cessare le cure e di “staccare le macchine” su richiesta del paziente, in sentenze spesso controverse e dettate dall’analisi della singola situazione.

Sicuramente, però, gli episodi che si sono verificati nel passato recente, come il famoso caso di Eluana Englaro, dovrebbero spingere la legislatura italiana ad esprimersi, per un verso o per l’altro, sulla questione. Con lo scopo, in fondo, di dettare una linea che possa essere seguita in modo unanime, senza lasciare eccessivo spazio sia alle prese di posizioni individuali sia a delle potenziali incomprensioni causate da lacune normative.

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