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Sulla distribuzione dei vaccini anti Covid, la maggior parte dei Paesi europei deve sottostare allo schizofrenico sistema di quote partorito da Bruxelles. In teoria – ma soltanto in linea teorica – ciascun membro dell’Unione europea avrebbe dovuto ricevere un certo quantitativo di dosi in proporzione alla sua popolazione. Le prime crepe sono tuttavia apparse evidenti fin dal 27 dicembre, giorno del V-day. Mentre l’Italia riceveva 9.750 vaccini, la Francia ne intascava più del doppio e la Germania addirittura 151.125. In seguito, sono emersi altri aspetti critici.

Innanzitutto la Germania è stata la prima a rompere il patto europeo sui vaccini. Dietro le apparenze, Berlino aveva stretto un accordo bilaterale con Pfizer-BioNTech per mettere le mani su 30 milioni di dosi extra. Dunque, in barba alla solidarietà europea, le “quote eque” si sono subito sciolte come neve al sole. C’è poi una questione più tecnica. A poche settimane dall’inizio della campagna di vaccinazione, la distribuzione delle dosi rischia di andare incontro a un rallentamento preoccupante.

Detto altrimenti, in Europa qualcuno ha sbagliato i conti o ha fatto accordi sbagliati. Pfizer ha già informato che, dalla settimana prossima, ridurrà le consegne dei vaccini nel Vecchio continente per prepararsi ad aumentare la capacità di produzione. Risultato: molti Paesi, soprattutto quelli che avevano utilizzato tutte le forniture ricevute per iniettare le prime dosi, sono furiosi con la multinazionale americana perché potrebbero restare a secco di antidoti. Nel frattempo, per la seconda dose, chi potrà farlo si affiderà al siero di Moderna.

Budapest accusa Bruxelles

Stanca di ritardi, decisioni incomprensibili e quote ballerine, l’Ungheria ha mandato al diavolo l’Ue, accusandola di andare a rilento con le forniture di vaccini. Budapest ha quindi pensato bene di crearsi un canale alternativo, stringendo un accordo con la cinese Sinopharm. Il primo carico, per dare un’idea dei numeri, potrebbe contenere fino a un milione di dosi del vaccino cinese. A detta del capo dell’ufficio del primo ministro Viktor Orban, Gergely Gulyas, i rifornimenti in arrivo tramite l’Unione europea sono troppo lenti, con meno di 100mila dosi a settimana. Anche perché, mantenendo questi ritmi, ci vorrebbero circa 30 settimane per vaccinare 3 milioni di persone.

Per il vaccino cinese è atteso adesso il via libera delle autorità sanitarie ungheresi. “Non siamo in grado di procedere più rapidamente con le vaccinazioni non a causa del sistema sanitario ungherese, ma perché mancano le forniture di vaccini”, ha tuonato il premier Orban puntando il dito contro l’Ue. Bisogna inoltre registrare che Orban, pur essendo un sovranista di ferro, ha di fatto aperto le porte del suo Paese a un prodotto realizzato dalla Cina; segnale emblematico di come gli affari economici (in tal caso anche sanitari) siano più importanti di tutte le varie polemiche relative al presunto pericolo rappresentato dai cinesi. Nel caso in cui le autorità sanitarie locali dovessero approvare il vaccino cinese, l’Ungheria sarà il primo Paese Ue ad accettarlo (ricordiamo che il vaccino cinese non è ancora stato approvato dall’Agenzia del Farmaco Europea).

La mossa dell’Ungheria

Lo show di Orban è andato avanti. Il premier ungherese ha giustamente fatto notare che nell’Unione europea il tasso di vaccinazione è al di sotto dell’1%, “mentre il Regno Unito post Brexit ha già vaccinato circa il 4% della popolazione”.  Riferendosi, poi, al fatto che la Commissaria Ue per la sanità Stella Kyriakides ha detto che gli Stati membri non dovrebbero negoziare singolarmente con i produttori di vaccini – riporta la stampa ungherese – il premier Orban ha citato gli ungheresi che muoiono ogni giorno e ha detto: “Un commissario greco non dovrebbe dirmi cosa fare”.

Il ministro degli Esteri, Peter Szijjarto, ha rincarato la dose: “Alla luce delle promesse di Bruxelles all’inizio dello scorso anno e all’inizio del 2021, era previsto che l’Ue iniziasse le vaccinazioni con grande velocità e che le restrizioni in alcuni Paesi avrebbero potuto essere ritirate. Questo non è accaduto per colpa della Commissione Europea“. Intanto, anche la Serbia ha imboccato la stessa strada dell’Ungheria, con Belgrado che ha già ricevuto un milione di dosi del vaccino Sinopharm. Il siero potrà essere somministrato non appena sarà stata concessa l’autorizzazione ufficiale, probabilmente già domenica o lunedì.

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