L’Europa contro Meta: a rischio la salute mentale dei minori

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Venerdì 17 maggio la Commissione europea ha avviato un procedimento formale per valutare se Meta, fornitore di Facebook e Instagram, abbia violato il regolamento sui servizi digitali in relazione alla tutela dei minori. Il rischio temuto è che i due popolari social network (di cui il secondo particolarmente diffuso tra i giovanissimi) possano – complici i loro algoritmi – stimolare dipendenze comportamentali nei minori.

Nella tana del coniglio

Per associazione, molto spesso il web viene accostato all’universo creato da Lewis Carrol con i suoi due romanzi Attraverso lo specchio e quel che Alice vi trovò e Le avventure di Alice nel paese delle Meraviglie. Questo a indicare come internet sia effettivamente un luogo “oltre” (nello specifico oltre lo schermo) che offre infinite possibilità, ma che, al contempo, presenta notevoli rischi. Ecco che allora la Commissione europea, in questo specifico caso, teme che Facebook e Instagram (tempo fa se ne era parlato anche a proposito di Tik-Tok) possano stimolare nei minori una dipendenza digitale, provocando uno stato di alienazione che viene definito l’effetto “Rabbit Hole”, termine che indica quella situazione in cui, compulsivamente, non si riesce a smettere di fare qualcosa. Nel merito, quella situazione in cui i minori, attratti da ciò che vedono sui loro smartphone, computer o tablet, non riescano a staccarsi dallo schermo, continuando a scrollare, completamente isolati da ciò che li circonda. In pratica, è come entrare nella tana del coniglio, sempre più a fondo, fino a restarne intrappolati.

Preoccupazione per la salute mentale dei più giovani

La Commissione vuole anche verificare la correttezza dei metodi di garanzia e verifica dell’età messi in atto da Meta. La vicepresidente esecutiva per Un’Europa pronta per l’era digitale, Margrethe Vestager, ha commentato: “Oggi facciamo un ulteriore passo avanti per garantire la sicurezza dei giovani utenti online. Con il regolamento sui servizi digitali abbiamo stabilito norme che possono proteggere i minori quando interagiscono online. Temiamo che Facebook e Instagram possano stimolare dipendenze comportamentali e che i metodi di verifica dell’età messi in atto da Meta su detti servizi non siano adeguati. Per questo effettueremo un’indagine approfondita. Vogliamo proteggere la salute mentale e fisica dei giovani”.

Il Commissario per il Mercato interno, Thierry Breton, ha aggiunto: “abbiamo avviato un procedimento formale nei confronti di Meta, poiché crediamo che non abbia fatto abbastanza sulle sue piattaforme Facebook e Instagram per rispettare gli obblighi del regolamento sui servizi digitali volti ad attenuare i rischi di effetti negativi sulla salute fisica e mentale dei giovani europei“.

Le ragioni alla base del procedimento

Il procedimento è partito sulla base di un’analisi preliminare della relazione presentata nel 2023 da Meta riguardo la valutazione dei rischi. In aggiunta questo, a far optare per l’apertura del procedimento anche le risposte fornite dal colosso di Mark Zuckerberg alla richieste formali di informazioni da parte della Commissione, le relazioni accessibili al pubblico e un’analisi della Commissione stessa. Già lo scorso 30 aprile la Commissione aveva avviato un procedimento formale nei confronti di Meta – sempre in relazione ai due social network – per pubblicità ingannevole, contenuti politici, meccanismi di notifica e azione, accesso ai dati da parte dei ricercatori, e per la mancanza di uno strumento efficace di monitoraggio in tempo reale del dibattito civico e delle elezioni fornito da terzi in vista delle elezioni del Parlamento europeo. 

I rischi per i minori

Questa azione da parte della Commissione è il sintomo di una presa di coscienza generale sull’impatto che i social network possono avere sui più giovani e sulle loro fasi di sviluppo. In alcuni Stati degli USA, per esempio, l’accesso ai social è stato reso illegale al di sotto dei 14 anni. A marzo, qui in Italia, è approdata alla Camera dei deputati una proposta di Legge presentata da Alleanza Verdi-Sinistra volta alla tutela dei minori a bloccare lo sharenting, ovvero quella pratica – sdoganata da influencer come Chiara Ferragni – che porta a postare sui social in modo continuativo foto di bambini. Un fenomeno che, anche senza una proposta di legge, andrebbe fortemente contrastato per il concreto pericolo che quelle foto entrino nel circuito pedopornografico. Con l’avvento dell’intelligenza artificiale, infatti, sono avvenuti casi di fotografie di bambini salvate dai profili dei genitori sui più popolari social network e poi utilizzate per creare immagini e filmati pedo-pornografici di estremo realismo.

In generale, occorrerebbe lavorare sulla creazione di una cultura digitale che in Italia manca più che nel resto d’Europa e del mondo. Per avere dei minori che siano utenti consapevoli del web, bisogna istruire gli adulti. E questa operazione non può che passare dalla scuola e dalle istituzioni. Qualcosa comincia a muoversi, ma la strada è ancora lunga e tortuosa.