Sullo sfondo delle proteste in Serbia e le dimissioni del Presidente romeno Klaus Iohannis, nella penisola balcanica, da ormai diverse settimane, è in corso un nuovo macroscopico movimento di protesta popolare, contro il caro vita e in particolare, contro l’aumento dei prezzi degli alimenti e dei beni di prima necessità. Tutto ha avuto inizio lo scorso 24 gennaio 2025 in Croazia, quando di fronte al continuo aumento dei prezzi di alcuni prodotti, tra cui soprattutto pane, uova e latticini – dove è stato segnalato un aumento dal +40% al +60% – un gruppo di cittadini di Zagabria ha deciso di unirsi per boicottare, congiuntamente, le grandi catene e multinazionali di supermercati, preferendo tornare a fare la spesa presso piccoli negozi di quartiere e soprattutto, mercati e produttori locali.
Da un gruppo Facebook di consumatori a una protesta che coinvolge 13 Paesi
L’iniziativa sarebbe nata a partire da un gruppo Facebook di consumatori denominato Halo, inspektore (“Pronto, ispettore”) guidato dal Josip Kelemen, presidente dell’European Center for Consumer Excellence, dove, di fronte alla crescente inflazione, si è proposto, in un primo momento, di smettere di acquistare carne dalle grandi catene di supermercati, colpevoli di sovra prezzare eccessivamente per i consumatori finali. Tuttavia, contro ogni aspettativa, quella che era partita come una piccola protesta locale, in poche settimane è diventato un movimento macroscopico che attualmente riguarda 13 Paesi europei.
Attraverso confronti tra i consumatori via social media, infatti, il movimento #boicotsupermerket ha guadagnato enorme popolarità, tanto che vi hanno aderito anche i cittadini di Slovenia (dal 27 gennaio), Bosnia Erzegovina, Serbia, Montenegro e Macedonia del Nord (dal 30 gennaio), Albania (dal 5 febbraio), Romania e Kosovo (dal 10 febbraio) e Bulgaria (dal 13 febbraio), dove recentemente anche Grecia, Slovacchia e Ungheria hanno annunciato di voler prendere parte.
Non solo inflazione: gli stipendi più bassi d’Europa
Le ragioni non sono da ricercare solamente nell’aumento dei prezzi degli alimenti, ma anche nel fatto che la maggior parte dei Paesi dell’area balcanica, così come dell’Europa centro-orientale, a prescindere dall’appartenenza all’Unione Europea, hanno lamentato di avere ancora gli stipendi (e le pensioni) più bassi d’Europa, con differenze enormi tra Europa occidentale e orientale, dove se lo stipendio minimo in Paesi come Slovenia e Croazia si aggira tra i 900 e i 1200 euro, tra Serbia, Romania e Bulgaria oscilla invece tra i 500 e gli 800 euro, fino al record negativo degli appena 400 euro per la Macedonia del Nord, in cui si può intuire che le pensioni siano, conseguentemente, ancora più basse.
Il paradosso sta nel fatto che i prezzi degli alimenti, dopo la pandemia di Covid-19 del 2020-2021 siano vertiginosamente saliti arrivando a pareggiarsi con quelli dell’Europa occidentale, avendo però le popolazioni dell’Europa orientale e in particolare dell’area balcanica, una disponibilità economica nettamente inferiore. Uno dei tanti “esperimenti” condotti in primis in Croazia, ha dimostrato infatti come gli stessi prodotti acquistati a Zagabria – tra cui per esempio le uova, ma anche alcuni prodotti l’igiene personale come deodorante e shampoo – siano arrivati a costare più che in un supermercato in Germania.
Un altro interessante esperimento è stato poi condotto da diversi reporter e giornalisti locali di tutta l’area balcanica, mettendosi d’accordo per fare la stessa spesa “insieme” a distanza, ovvero comprando gli stessi prodotti (pane, latte, formaggio, carne, pesce, frutta e verdura, ma anche shampoo, deodorante e carta igienica) ognuno nel proprio grande supermercato di riferimento. Il risultato mostrato dal canale bulgaro Nova television, in collegamento con un’emittente croata, una romena e una greca ha evidenziato curiosamente come, nonostante gli stipendi medi più alti in Croazia, i prezzi più alti si siano registrati in A Sofia e Bucarest.
A cosa serve boicottare i supermercati?
Ma boicottare i supermercati, servirà concretamente a qualcosa? Considerando le differenze economiche e politiche, e soprattutto l’estensione geografica su cui questo movimento di protesta si sta sviluppando, è difficile immaginare un’unica soluzione comune e valida per tutti i Paesi coinvolti. Tuttavia, nelle giornate annunciate in cui i consumatori hanno deciso di boicottare i supermercati, in poco tempo si è già prodotto un calo degli acquisti stimato tra il 30 e il 50% e in diversi casi l’iniziativa è stata sostenuta anche da alcuni politici locali, tra cui il Ministro dell’economia croato Ante Šušnjar, diverse associazioni di consumatori, mentre il Governo della Bosnia Erzegovina ha annunciato delle misure per “congelare i prezzi” temporaneamente. In Bulgaria e Romania, infine, l’iniziativa è stata sostenuta da Călin Georgescu, protagonista delle controverse elezioni romene annullate lo scorso novembre 2024, e dal Partito Socialista Bulgaro, fino ad alcune associazioni di pensionati.
Una situazione tuttora in divenire, che sta però assumendo sempre più i tratti di un grosso movimento transnazionale, dove i social media hanno avuto un curioso ruolo nel diffondere e unire milioni di cittadini in una causa comune, oltre i confini, e persino oltre all’Unione Europea, dove il dato più evidente è la sempre maggiore insofferenza di fronte a un’economia europea in crisi profonda.