“La Finlandia è riuscita tranquillamente a mantenere i livelli di infezione da coronavirus cinque volte al di sotto della media dell’Unione europea, con un minore impatto sulla propria economia e un decimo del numero di morti pro capite rispetto al suo vicino scandinavo“. È questa la frase evidenziata su Twitter dal Finnish Institute for Health and Welfare (THL), cioè l’Istituto finlandese per la salute e il benessere alle dipendenze dello Stato.
I numeri certificano il trionfo comunicato dalle autorità sanitarie finlandesi. Dall’inizio dell’emergenza Helsinki ha registrato complessivamente 17.385 casi e appena 361 decessi. L’ultimo bollettino, aggiornato al 5 novembre, parla di un incremento di positivi pari a 266 unità e zero morti. Dal 24 luglio si sono contate appena 32 vittime, mentre il picco massimo si è avuto lo scorso 23 aprile con 43 decessi.
Per quanto riguarda i positivi, la Finlandia è stata colpita da una prima ondata di Covid nel periodo compreso tra febbraio e maggio ma, a differenza del resto d’Europa, è riuscita a limitare i danni (picco massimo: i 267 casi del 4 aprile). Il Paese ha poi dovuto fare i conti con il ritorno del fiamma del virus in concomitanza con l’arrivo dell’autunno. I numeri sono stati più alti ma non tali da creare enormi problemi al governo guidato dalla premier socialdemocratica Sanna Marin.
I fattori del successo
Nelle ultime due settimane la Finlandia ha registrato 45,7 nuovi casi ogni 100.000 abitanti. Si tratta del tasso più basso riscontrato nell’Ue secondo quanto riferito dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. Quali sono i segreti del successo? In realtà non esistono segreti. O meglio: tutto passa per l’efficace percorso intrapreso dal governo per contrastare la pandemia.
Il primo passo, lo scorso marzo, è coinciso con un lockdown di due mesi (non assoluto), in aggiunta al divieto di viaggiare dentro e fuori la capitale Helsinki. Archiviata la fase più buia, la vita ha ripreso a scorrere quasi normalmente. E questo grazie alle autorità che, nel periodo di blocco, sono riuscite a sviluppare un efficace sistema di test e tracciamento. Non solo l’applicazione per smartphone Corona Flash è stata scaricata da 2,5 milionidi utenti in un Paese abitato da 5,5 milioni di persone. La app non ha avuto alcun problema legato alla privacy o alla sua funzionalità.
Bisogna poi considerare un altro ingrediente non da poco: l’alto livello di fiducia che i cittadini ripongono nel governo. Pochi hanno sgarrato, quasi tutti hanno rispettato le regole. Una ricerca del Parlamento europeo ha svelato che il 23% dei finlandesi intervistati ritiene che il lockdown abbia effettivamente migliorato le loro vite. Misteri scandinavi? Niente affatto.
La lezione della Guerra d’Inverno contro l’Urss
L’economia del Paese, altamente digitalizzata, non ha avuto scossoni e i lavoratori non hanno patito gli effetti dello smart working. Il motivo, come ha sottolineato l’AFP, sta nella strutturazione del sistema economico del Paese. Una struttura, ha spiegato Nelli Hankonen, professore associato di psicologia sociale presso l’Università di Helsinki, allestita in modo che “non sia necessario che una grande parte della forza lavoro finlandese sia sul posto di lavoro”. Tra i fattori di successo rientrano anche le caratteristiche del popolo finlandese, dotato mediamente di un carattere riservato.
L’uso delle mascherine non è obbligatorio, anche se recentemente le autorità hanno iniziato a raccomandarle. Nel frattempo le strade della capitale sono affollate quasi come nei mesi precedenti allo scoppio della pandemia. È importante sottolineare la vera particolarità finlandese. Si tratta dell’estrema attenzione del Paese alla preparazione e al modo di agire di fronte a un’emergenza nazionale. Questa capacità, ha rimarcato il Financial Times, deriverebbe dall’esperienza maturata dalla nazione scandinava durante la Guerra d’Inverno, avvenuta a cavallo tra il 1930 e il 1940 e combattuta tra la Finlandia e l’Unione Sovietica.
È in seguito a un simile e tragico evento che Helsinki ha messo a punto una legge sulla preparazione dello Stato a ogni tipo di emergenza, comprese le pandemie. Questa legge è stata attivata adesso, per la prima volta, dalla Seconda Guerra Mondiale. L’Emergency Powers Act (qui una traduzione non ufficiale) fu inizialmente emanata nel 1939: prevedeva le disposizioni necessarie per “garantire la sicurezza pubblica e la conservazione dello Stato in tempo di guerra e, in particolare, prevedere disposizioni per il mantenimento dell’ordine pubblico” nonché “per la fornitura e il controllo dei servizi essenziali per la vita della comunità”. Al netto di modifiche e adattamenti, è proprio in questa legge che risiedono le radici dell’estrema organizzazione della nazione finlandese. Pronta a fronteggiare ogni tipo di emergenza.