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Società

L’esempio della Danimarca: come funziona il suo piano per i vaccini

Senza prendere in considerazione Israele, che ha già immunizzato totalmente il 33% della sua popolazione, e iniettato almeno una dose all’82,40%, i riflettori sono puntati sul Regno Unito. Viste le premesse, ben pochi avrebbero pensato al “modello inglese” per riferirsi...
Danimarca, covid (La Presse)

Senza prendere in considerazione Israele, che ha già immunizzato totalmente il 33% della sua popolazione, e iniettato almeno una dose all’82,40%, i riflettori sono puntati sul Regno Unito. Viste le premesse, ben pochi avrebbero pensato al “modello inglese” per riferirsi a uno dei migliori metodi sulla piazza per avviare un’efficace campagna di vaccinazione. A maggior ragione dopo le gaffe iniziali di Boris Johnson, quando all’inizio della prima ondata di Covid-19 il premier britannico parlò, in modo molto superficiale, di immunità di gregge. E quando Londra, a differenza degli altri Paesi, si limitava ad attuare misure restrittive blande, se raffrontate al resto dell’Europa.

Invece, quasi contro ogni pronostico, nel giro di un anno il Regno Unito si è ritrovato quasi in vetta alla classifica del numero di vaccinazioni effettuate. Merito degli accordi, rapidi ed efficaci, stretti tra il governo britannico e le varie case farmaceutiche; accordi, ricordiamolo, stipulati prima e meglio rispetto alle opache intese portate a casa da Bruxelles. Se l’Uk è diventato un modello da seguire, allora vale la pena analizzare i punti salienti dell’approccio inglese, e indagare su chi ha scelto di imitarne i passi.

Gli “alunni” di Londra

I primi tre Paesi che hanno copiato il modello inglese sono Danimarca, Svezia e Irlanda. Tre nazioni, queste, che presentano situazioni epidemiologiche ben diverse. Mentre il governo irlandese, ad esempio, è quello che in Europa ha attuato le misure restrittive – soprattutto per la chiusura delle attività commerciali – per più tempo di tutti, la Svezia si trova esattamente sul lato opposto. In ogni caso, sulle vaccinazioni non si notano divergenze sostanziali tra le nazioni citate.

Copenaghen, Stoccolma e Dublino hanno immunizzato circa il 7% della popolazione, somministrando la prima dose non appena ricevuto i carichi di vaccini. Detto altrimenti, questi governi hanno pensato bene – e continuano a farlo, con i sieri a disposizione – di usare tutte le fiale ricevute, senza aspettare di somministrare anche la seconda dose in fase di richiamo (esteso a settimane di distanza). Stiamo parlando, per la cronaca, della stessa strategia suggerita dal premier italiano, Mario Draghi, nel corso dell’ultimo Consiglio europeo.

L’efficienza della Danimarca

Come ha fatto notare Repubblica, a metà gennaio, quando l’Ue aveva lanciato il V-day da un paio di settimane, il ritmo delle vaccinazioni in Danimarca aveva già superato di sette volte quello registrato in Francia, e addirittura 29 volte quello del Belgio. Nel giro di 14 giorni, Copenaghen aveva immunizzato il 2% della popolazione con la prima delle due dosi. Merito di un sistema organizzativo che non ha mostrato falle di alcun tipo, sin dalle battute iniziali. Le scorte di vaccini sono arrivate all’Istituto pubblico nazionale, per poi essere spedite verso le cinque amministrazioni regionali in quantità proporzionali al numero di abitanti di ciascun territorio.

Dobbiamo poi considerare il sistema digitalizzato nazionale, visto che ogni danese può contare su un numero identificativo gestito a livello centrale. Si chiama CPR Number, o anche numero di identificazione personale, e consente alle autorità centrali di rintracciare le singole persone per informarle dell’appuntamento per la vaccinazione. Nessun ombra neppure sul complesso problema logistico. La Danimarca si è preparata in anticipo, garantendo un perfetto stoccaggio a tutte le dosi ricevute.

Certo, il taglio delle forniture delle dosi ha colpito Copenaghen, costringendo il laborioso Paese nordico a rallentare la sua campagna vaccinale. Però, al 25 febbraio, il governo danese poteva vantare qualcosa come il 10% della popolazione vaccinata, a fronte del 6,5% dell’Italia e il 7,5% della media dell’Europa. I prossimi passi sono stati stabiliti. Dopo aver “coperto” gli anziani di tutte le case di riposo e le Rsa, entro la metà di aprile la Danimarca auspica di somministrare la prima dose a tutti gli anziani e agli operatori sanitari. Dopo di che, dal mese prossimo, si punterà a toccare i 400mila vaccinati al giorno per immunizzare quotidianamente il 7% della popolazione.





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