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Una spiegazione alternativa per scovare l’origine della pandemia di Sars-CoV-2. Fino a questo momento, tutti i riflettori erano stati puntati prima sul laboratorio di Wuhan, per un’eventuale fuga del virus dalla struttura in seguito a un errore umano (ipotesi smentita perfino dall’Organizzazione Mondiale della Sanità), e poi sui pipistrelli (ipotesi plausibile, quasi certa, ma da approfondire).

Adesso spuntano anche i maiali e, in particolare, il ruolo indiretto che potrebbe aver avuto la peste suina africana (PSA) nella diffusione della pandemia di Covid. La malattia in questione, pressoché letale per i suini ma, al momento, innocua per gli esseri umani, ha colpito per la prima volta la Cina nel 2018. Si è manifestata in una forma violentissima, al punto da costringere le autorità a interrompere le forniture di carne di maiale, uno degli alimenti più consumati oltre la Muraglia.

L’epidemia del 2018

All’epoca, l’Economist definì quanto stava accadendo nell’ex Impero di Mezzo niente meno che Aporkalipse Now. La PSA, come detto, è una malattia letale per i suini. Un esemplare infetto muore nel 90% dei casi e non esistono vaccini. Si trasmette attraverso le zecche, oppure quando gli animali entrano in contatto con cibi infetti o superfici contaminate. In Cina, il primo caso ufficialmente registrato di maiali entrati in contatto con la peste suina africana risale all’agosto 2018, nella provincia di Liaoning.

In quei mesi convulsi, fu subito ordinato l’abbattimento degli esemplari contagiati, ma diversi allevatori – anziché ricevere un compenso per ogni capo malato segnalato – preferirono continuare a vendere carne di maiale infetta piuttosto che perdere il loro guadagno. Risultato: il virus si è propagato a macchia d’olio in molti allevamenti. Gli effetti economici dell’epidemia sono stati traumatici. Milioni di allevatori sono finiti sul lastrico, mentre i prezzi della carne di maiale sono schizzati alle stelle. Secondo le stime ufficiali, è stato abbattuto un milione di maiali; altre fonti parlano di 150 milioni suini morti a causa dell’infezione.

Il collegamento con il Covid

Ma cosa c’entra la PSA con il Covid? Arriviamo al punto. Dal momento che la peste suina africana ha letteralmente fatto crollare il consumo di carne di maiale, moltissimi cinesi sono stati costretti a modificare la loro dieta, sostituendo i suini con altri animali, anche selvatici. È proprio questa la causa che potrebbe aver facilitato il potenziale contatto tra gli esseri umani e il Sars-CoV-2 contenuto chissà in quale animale. Magari, azzardano gli esperti, proprio in una bestiola consumata da qualcuno al posto della classica carne di maiale.

“Se più animali selvatici entrano nella catena alimentare umana, questo potrebbe aumentare l’opportunità di contatto (tra i virus e gli esseri umani ndr)”, ha spiegato, come riportato dal Guardian, l’autore del paper David Robertson, professore di genomica virale e bioinformatica all’Università di Glasgow. Lo studio che analizza questa ipotesi, ancora da sottoporre a revisione paritaria, si intitola “How One Pandemic Led To Another: Asfv, the Disruption Contributing To Sars-Cov-2 Emergence in Wuhan“. La traccia è interessante, e può teoricamente avere solide fondamenta. Resta da capire, in ogni caso, qual è l’animale che ha provocato il contagio umano di Sars-CoV-2.