Il dibattito scientifico è in corso, ma qualche evidenza già c’è: l’eparina può essere un alleato contro il Covid-19. Bisogna stare attenti a non spacciare le intuizioni per delle vere e proprie soluzioni: il tempo è l’unico compagno d’armi in grado di fornire certezze. Perché la ricerca ne ha bisogno. Facciamo un passo indietro: che cos’è l’eparina? E perché se ne discute con costanza in relazione ai trattamenti da predisporre per chi è stato contagiato dal “nemico invisibile”?

Che cos’è l’eparina

Stando al dizionario medico della Treccani, l’ eparina “inibisce l’attivazione dei fattori della coagulazione sia in vivo che in vitro, pur non agendo direttamente su di essi. Infatti, l’eparina interagisce con un sito specifico dell’antitrombina III, aumentandone parecchie centinaia di volte la velocità di interazione con i siti attivi dei fattori della coagulazione, i quali così sono impossibilitati a partecipare al processo di formazione del coagulo”.

L’ eparina è insomma un classico anticoagulante. E la coagulazione, con conseguenti ed eventuali trombosi ed embolie, può essere uno degli effetti del nuovo Coronavirus. Questo, almeno, è stato raccontato da più di un medico.

Elementi, questi, che abbiamo avuto modo di affrontare in un’intervista che ha rilasciato per ilGiornale.it il dottor Stefano Figliozzi, già cardiologo del St.Thomas, l’ospedale dov’è stato ricoverato Boris Johnson: “Questa forte infiammazione – ha argomentato il medico – si associa ad una potente attivazione della coagulazione e quindi predispone a fenomeni trombociti e tromboembolici, mediando un danno provocato in maniera indiretta dal virus in organi diversi dal polmone, tra cui con buone probabilità il cuore, come verosimilmente accade nelle forme più severe”.

Il Covid-19, insomma, non crea problemi al corpo umano solo per il tramite di polmoniti interstiziali acute e di difficoltà respiratorie. Anzi, la sussistenza di trombosi sarebbe emersa “grazie” ad almeno alcune della autopsie fatte sui cadaveri. Torneremo a parlare di autopsie nello specifico. Per ora vale la pena segnalare come anche il professor Filippo Drago, che al vertice della unità operativa di Farmacologia clinica del policlinico di Catania, si sia detto convinto di quanto segue: “Siamo fortemente convinti che le persone muoiono non tanto per insufficienza respiratoria grave ma più frequentemente per un’embolia polmonare, una patologia tromboembolica, una coagulazione intravasale. Tutte patologie gravi acute mortali, che si verificano per un danno endoteliale che l’enoxaparina può prevenire”.

L’Aifa ha dato quello che in gergo viene chiamato “ok”. L’enoxaparina diventerà quantomeno oggetto di studio nella “guerra” contro il Covid-19. Viene da chiedersi allora cosa sia questa enoxaparina. Bene, l’enoxaparina è un “frammento di eparina a basso peso molecolare”, così come si legge anche su Wikipedia.

L’eparina funziona davvero?

La domanda, a questo punto, sorge spontanea: l’eparina può prevenire la morte delle persone che hanno contratto il Covid-19? O meglio: l’eparina è almeno in grado di evitare qualche decesso? E anzi: l’eparina potrebbe liberare posti negli ospedali, limitando il ricorso alla terapia intensiva? La ricerca medico-scientifica, come premesso, è all’opera. Nel momento in cui scriviamo è lecito evitare l’esposizione di sentenze che non ci competono.

Poi c’è un retroscena curioso, che riguarda sia quanto dichiarato dal professor Roberto Burioni sia quanto esposto, invece, da un presunto cardiologo di Pavia che, tra le varie considerazioni fatte in forma privata, avrebbe inoltrato su WhatsApp un messaggio contenente più di qualche convincimento: “La gente va in rianimazione per tromboembolia venosa generalizzata, soprattutto polmonare. Se così fosse, non servono a niente le rianimazioni e le intubazioni perché innanzitutto devi sciogliere, anzi prevenire queste tromboembolie. Se ventili un polmone dove il sangue non arriva, non serve! Infatti muoiono 9 su 10. Perché il problema è cardiovascolare, non respiratorio”.

Il professor Burioni ha smentito di netto parte di quegli assunti, spiegando a sua detta come quella del presunto cardiologo di Pavia sia una “una scemenza di proporzioni immense”. Poi il noto virologo italiano ha specificato meglio: “Lo scritto (quello del presunto cardiologo di Pavia, ndr) mette insieme alcune cose vere con altre scemenze olimpioniche, e arriva a conclusioni che definire senza senso è generoso. Insomma, anche in questo caso una bufala. Ricordatevi: le notizie di nuove cure non arriveranno su Whatsapp dalla chat dei genitori della scuola o dei giocatori di calcetto: le troverete nelle riviste scientifiche e noi su Medical Facts ve le racconteremo in maniera istantanea”

Eparina ed enoxaparina, però, continuano a risiedere sul tavolo riservato ai farmaci che possono essere schierati nella battaglia. E perché? Come avviene sempre in questi casi, l’unica cosa utile da fare è porsi in ascolto di qualche esperto. Il dottor Simone Refice è uno specialista in cardiochirurgia. Refice è un dottore di ricerca in tecniche avanzate per la diagnosi e cura delle malattie cardiovascolari e polmonari che opera presso la Casa di Cura Città di Roma.

Intervistato per comprendere quale sia lo stato degli studi attorno alla eparina, Refice ha circoscritto nei dettagli la vicenda, introducendo così il suo punto di vista: “Dopo una prima fase di infezione caratterizzata da sintomi generici ovvero malessere generale, febbre e tosse secca o decorso addirittura asintomatico, alcuni soggetti sviluppano una malattia polmonare interstiziale che può evolvere verso un quadro clinico di gravissimo distress respiratorio o coagulazione intravasale disseminata (Cid), innescati dalla presenza di elevati valori di citochine pro-infiammatorie e fattori coagulativi nel sangue”. 

E quali sono le conseguenze della Cid, cioè della coagulazione intravascolare disseminata? Refice ha continuato così: “La Cid determina trombosi dei vasi di piccolo/medio calibro ed una delle complicanze più temibili di questo fenomeno fisiopatologico è l’embolia polmonare, ovvero l’occlusione dei vasi che dal ventricolo destro conducono il sangue a livello polmonare per la successiva ossigenazione. Oltre ciò, stanno emergendo dati preclinici che mostrano come Sars-Cov-2 si leghi ad un analogo eparinico, prodotto dal nostro corpo, inattivandolo”. A questo punto bisogna comprendere cosa ne pensa l’Aifa, l’Agenzia italiana del farmaco. 

Cosa ci dicono le autopsie

Prima, però, conviene cristallizzare le eventuali informazioni derivanti dalle autopsie. Secondo quanto dichiarato dal primo cardiologo che abbiamo intervistato, le trombosi seguite alla contrazione del Covid-19 giocano un ruolo nei decessi: “Oltre alla compromissione polmonare che mostra lesioni di diverso grado, dalla iperplasia dei pneumociti ai micro-trombi dei capillari all’emorragia parenchimale, quando si innesca la Cid vi è una compromissione multiorgano con fenomeni di micro-trombosi diffusa a vari livelli. Insieme alla grave disfunzione polmonare dovuta alla polmonite interstiziale, i fenomeni trombotici rappresentano una evidente concausa di morte ed in alcuni casi la principale, soprattutto quando esistono condizioni predisponenti come le malattie reumatiche o cardiocircolatorie”. 

E questa è una proposizione che può essere resa nota per via di una comparazione tra i “report internazionali per lo più provenienti dalla Cina” e “i dati preliminari delle autopsie eseguite in pochi e selezionati centri in Italia” che “mostrano un quadro anatomopatologico complesso”. Quindi la eparina può essere utile o no? “Per quanto al momento non vi siano chiare evidenze scientifiche, nella pratica clinica l’Ebpm (la eparina a basso peso molecolare, ndr) può trovare indicazione a dose profilattica nella fase di allettamento ed ipomobilità da polmonite o in quella più avanzata per contenere i fenomeni tromboembolici a livello polmonare. In questo caso la dose deve essere terapeutica”. 

Bisogna valutare caso per caso. E questo il dottor Refice lo sottolinea. L’esperienza diretta, comunque sia, rimane il banco di prova sostanziale: “Nell’ospedale dove esercito, non abbiamo avuto in cura pazienti Covid-19. Tuttavia – ha continuato il cardiologo – ho eseguito consulenze telefoniche con colleghi di altri ospedali romani in cui venivano presentati diversi casi Covid-19 con compromissione cardiaca prevalentemente da disfunzione del ventricolo destro associato a quadro radiologico di embolia polmonare e significativo aumento dei valori D-Dimero, per i quali ho prescritto Ebpm a dose terapeutica”

C’è il tema dei possibili effetti collaterali e c’è quello relativo alla diversa somministrazione che va ponderata paziente per paziente. Tuttavia l’eparina è già una delle attrici di un protocollo, come aveva già fatto presente il dottor Figliozzi, quando ha svelato che: “…nei pazienti ospedalizzati è stato introdotto l’utilizzo della terapia anticoagulante con eparina per prevenire le complicanze tromboemboliche che si osservano nelle forme più severe di Covid-19”. Un parere può non bastare.

Abbiamo voluto intervistare anche il dottor Claudio Coarelli, che è uno specialista in cardiologia ed è anche il direttore dell’ambulatorio del servizio di cardiologia della Casa di Cura nuova Villa Claudia di Roma. Per Coarelli non ci sono troppi dubbi: l’eparina è un alleato nella guerra contro il Covid-19. E i motivi sono presto detti: “Esistono delle ipotesi con le quali spiegare la notevole differenza di mortalità tra i contagiati in Germania rispetto ai contagiati in Italia – 0,3% in Germania contro 8.3% in Italia – “. Non abbiamo certezze assolute. Si tratta appunto di formulare delle ipotesi.

Una di queste si basa sull’età media dei contagiati: “L’età media degli italiani contagiati sarebbe di 7-8 anni maggiore rispetto a quella dei contagiati tedeschi”. Poi c’è il discorso dei tamponi: “In Germania sono stati fatti molti più tamponi, dunque i contagiati tedeschi corrispondono a quelli veri. Non ci sono contagiati sommersi, come invece accade in Italia”. Da noi si presume che per ogni contagiato ufficiale con tampone positivo – spiega il dottor Coarelli – ce ne siano dieci che sono sfuggiti ai test. E la differenze è lapalissiana.

Poi c’è un’altra ipotesi: “Il sistema sanitario tedesco è un pochino più efficiente del nostro in assoluto. E i tedeschi hanno avuto 15 giorni di tempo in più per organizzarsi a livello sanitario, sfruttando anche le conoscenze terapeutiche adottate in Cina ed in Italia”. Un altro dei fattori che potrebbe aver influenzato le nostre sorti nazionali. Ma c’è anche una terza ipotesi, che riguarda appunto l’eparina: “Da subito si è visto come l’eparina potesse essere un aiuto valido nel trattamento dei pazienti Covid. In Germania lo hanno adottato, avendo iniziato ad affrontare il problema 15-20 giorni dopo di noi”. Ci troviamo dinanzi ad un’ulteriore chiave di lettura, dunque, che può spiegare la “notevolissima differenza d’incidenza di mortalità tra i due Paesi”.

Gli esiti deducibili dai risultati dei centri Covid mondiali accreditati è chiaro. E un “computo” complessivo della ricerca per il dottor Claudio Coarelli può essere già descritto: “La mortalità dei pazienti trattati con eparina è di circa il 20-25% inferiore rispetto a coloro che non hanno ricevuto questo trattamento. Quindi l’efficacia terapeutica della eparina non è in discussione”. Ma non è sufficiente.

Perché per il dottor Coarelli bisogna che il trattamento sia predisposto nella maniera più precoce possibile. Così che i risultati possano essere migliori. Il Covid-19, come abbiamo visto, interessa anche il piano emo-coagulativo. L’eparina evita l’insorgenza delle trombosi. Sia come sia, la parola definitiva spetta all’Aifa, che ha dato l’ok alla sperimentazione della eparina poco fa, presso questi 14 centri di studio ed ospedalieri, così come reso noto sull’Agi. Trecento persone che hanno contratto il nuovo coronavirus saranno i soggetti coinvolti in questo test collettivo.

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