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Società

Le tre piaghe sanitarie che minacciano la Cina

Il Covid, l’influenza suina e la peste nera. Sono tre i fronti sanitari aperti che la Cina deve non solo controllare con estrema attenzione, ma anche chiudere al più presto per evitare nuovi disastri su larga scala. Per quanto riguarda...
Taiwan Taipei covid (La Presse)

Il Covid, l’influenza suina e la peste nera. Sono tre i fronti sanitari aperti che la Cina deve non solo controllare con estrema attenzione, ma anche chiudere al più presto per evitare nuovi disastri su larga scala. Per quanto riguarda il coronavirus, l’ultimo bollettino diramato dalle autorità parla di un solo nuovo caso di trasmissione locale a Pechino e tre casi importati nel resto del Paese. La Commissione sanitaria della capitale ha inoltre segnalato anche un caso relativo a un soggetto asintomatico.

La situazione sembrerebbe quindi sotto controllo ma il Dragone deve fare i conti con almeno tre pericoli. Il primo: il rientro dall’estero del virus tramite i cosiddetti casi importati. Ora che le misure di sicurezza sono state progressivamente allentate, e che alcuni voli hanno ripreso a operare, un enorme pericolo proviene proprio dai contagi di ritorno. Il secondo: gli asintomatici. Proprio come in ogni altro Stato, accanto a pazienti infetti rintracciati, esistono malati asintomatici, cioè che non presentano sintomi e che per questo non sono stati segnalati dalle autorità.

Il terzo e ultimo pericolo è invece inerente ad alcuni focolai localizzati. Anche se Xi Jinping è riuscito a mettere una museruola al demone, di tanto in tanto, in Cina, spuntano cluster potenzialmente pericolosi ai fini di una seconda ondata. È il caso, ad esempio, del focolaio scoppiato all’interno del mercato Xinfadi.

L’influenza suina

Oltre al Sars-CoV-2, cresce la preoccupazione per il nuovo ceppo di influenza suina H1N1 scoperto nel Paese poche settimane fa. Anche se la Cina ritiene “improbabile” che il virus possa trasformarsi in un’epidemia e contagiare gli esseri umani, ci sono già dei segnali inquietanti.

Lunedì scorso un gruppo di ricercatori cinesi ha pubblicato sulla rivista scientifica statunitense Proceedings of the National Academy of Sciences la notizia della scoperta di un nuovo ceppo del virus H1N1 che provocò un’influenza suina nel 2009. Il nuovo ceppo è stato chiamato G4. Nel pezzo si sottolinea il rischio di una nuova epidemia tra gli esseri umani. Tuttavia, spiega oggi il ministero dell’Agricoltura, “la probabilità che il virus dell’influenza suina G4 si diffonda tra gli umani è piuttosto bassa”.

Tale convinzione si basa su “consultazioni speciali effettuate negli ultimi giorni tra rinomati specialisti per determinare i rischi associati al virus”. “I partecipanti hanno concluso all’unanimità che il ceppo G4 dell’influenza suina è un sottotipo del virus H1N1 che è considerato un virus influenzale stagionale piuttosto comune e non un nuovo virus”, si legge nel comunicato. Sarà anche vero, ma alcuni scienziati hanno spiegato che “i virus G4 hanno tutti i tratti distintivi essenziali di un candidato virus pandemico” e che quindi servirebbero subito delle precauzioni. Anche perché alcuni lavoratori impiegati in alcuni allevamenti di maiali sono risultati positivi al nuovo patogeno.

La peste nera

L’ultima delle tre piaghe sanitarie risponde al nome della peste nera, provocata dallo stesso batterio autore della terribile pandemia che nel XIV secolo uccise, in tutto il mondo, circa 50 milioni di persone. La zona rossa, a dire il vero, è in Mongolia, Stato confinante con la regione autonoma cinese della Mongolia Interna.

A Khovd, regione mongola occidentale vicina al confine russo, sono stati riscontrati due casi di peste della marmotta, così chiamata perché legata al consumo di carne della marmotta, un animale infestato da una pulce che a sua volta ospita lo Yersinia pestis, batterio responsabile della peste.

Un caso di peste bubbonica è stato riscontrato anche in Mongolia Interna. A essere colpito un pastore locale, subito ricoverato e messo in quarantena. Adesso le autorità hanno alzato il livello di attenzione. L’imperativo è stroncare sul nascere ogni possibile epidemia.





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