Quello in cui l’Italia è entrato si preannuncia essere un autunno caldo, tra proteste, tensioni sociali e una situazione sanitaria ed economica da monitorare attentamente per permettere al Paese di evitare una nuova ondata di Covid-19 e far sì che alla ripresa fisiologicamente garantita dal rimbalzo di consumi e investimenti sulla scia delle vaccinazioni faccia seguito un rilancio strutturale capace di doppiare le problematiche del sistema globale. L’Italia vivrà mesi delicatissimi, che il governo Draghi intende gestire adottando una linea fortemente precauzionale sul fronte sanitario e cercando di dare libero dispiegamento al rilancio delle attività produttive. Ma i rischi sono sempre dietro l’angolo.

Per questo l’intelligence italiana è in trincea per monitorare ogni possibile minaccia al sistema Paese nell’autunno caldo. Le manifestazioni di sabato 9 ottobre e la piccola “Capitol Hill italiana” seguita all’assalto di Forza Nuova alla sede della Cgil hanno lanciato un allarme su quelle che potrebbero essere nuove minacce securitarie alla tenuta dell’ordine pubblico e della sicurezza interna.

Il ruolo dei servizi non può non essere quello di prima linea nel monitoraggio di rischi sistemici. A partire dall’innesco di proteste diffuse che, unendo rivendicazioni legittime, inquietudini, manifestazioni di disagio sociale e forme di complottismo, organizzandosi sulle reti web passano spesso a produrre effetti imprevedibili nella realtà, come l’assalto di Forza Nuova alla Cgil conferma.

Tali fenomeni sono di interesse per l’intelligence per diverse ragioni. In primo luogo, nel loro dispiegamento si manifestano in forme diverse una latente inquietudine sociale e una problema di legittimazione delle regole democratiche, che hanno avuto un’ulteriore avvisaglia in estate con la questione spinosa del rave di Viterbo; in secondo luogo, essi hanno spesso alle spalle una capillare organizzazione telematica che si estende tanto alle manifestazioni non autorizzate quanto ai cortei legittimi e evidenziano la presenza di reti illegali dalle velleità ribellistiche od eversive non smantellabili anticipatamente dalle autorità e della presenza di terreno fertile sui canali legittimi per teorie e assurdità complottiste; in terzo luogo, è stata manifestata la facile scalabilità di fenomeni di agitazione sociale da parte di gruppi estremistici e reti criminali, come sempre confermato dalla manifestazione di Piazza del Popolo del 9 ottobre, dominata da una minoranza rumorosa, faziosa e violenta. Quarto punto è quello connesso all’apertura di nuove e profonde faglie nei gruppi sociali e nei tessuti urbani che mostrano fragilità e disugualianze sistemiche nel Paese.

Ognuno di questi fattori è di per sé suscettibile di far suonare un campanello d’allarme per i servizi intenti a monitorare le dinamiche che possono minacciare l’ordine democratico nel Paese. Ma al tempo stesso l’attività di scrutinio delle forze di intelligence e delle organizzazioni di sicurezza dovrà rivolgersi anche ad altri domini.

Uno è sicuramente quello del Recovery Fund e degli investimenti ad esso connessi, che abiliteranno nei prossimi anni una somma di risorse considerevole consentendole di riversarsi nell’economia nazionale. Dalla transizione energetica alle ferrovie, dalle scuole e gli ospedali alle reti 5G gli investimenti creeranno nuovi sistemi economici, nuovi collegamenti, nuove dinamiche produttive. In tal senso, la possibile scalata delle mafie e di reti decise a creare dinamiche corruttive e clientelari nei nuovi progetti andrà preventivamente vagliata scrutinando attentamente soggetti considerati a rischio o ambigui decisi a entrare nella corsa ai miliardi del progetto europeo.

Strettamente connesso a questo è il terzo punto, quello della cybersicurezza. Le lezioni dei mesi scorsi (attacco hacker alla Regione Lazio) e alcuni fenomeni più recenti (come il blocco di Facebook) hanno mostrato da un lato la debolezza dei cloud e delle reti di protezione nazionali e dall’altro la fragilità del flusso informativo delle nostre società che, in caso di azioni ostili, possono essere messe in ginocchio se gli attacchi esterni travolgessero i settori più vulnerabili. Dunque il tema del cyber dovrà porsi come sempre più importante nei mesi a venire e sarà doveroso che l’Agenzia di cybersicurezza nazionale (Acn) entri pienamente e vigorosamente in azione coordinandosi con il Dis e il restante campo dei servizi. Serve che l’Italia prosegua sulla scia della cooperazione pubblico-privato per costituire efficienti centri di ricerca sul cyber, capacità operative di cybersicurezza e cyber-resilienza e, soprattutto, una cultura della sicurezza capace di mettere al sicuro dati e informazioni di pubbliche amministrazioni, imprese, strutture dello Stato e privati cittadini.

Le tre sfide del monitoraggio del disagio sociale, della tutela del Recovery Fund e del cyber impiegheranno le strutture ricomrpese nel perimetro della sicurezza nazionale nei mesi a venire. Ora più che mai è fondamentale che la politica e il mondo economico agiscano in un’ottica di prevenzione del rischio e di minimizzazione dei danni collaterali piuttosto che ritrovarsi, a cose fatte, a tappare le falle di una mancata supervisione. E solo l’intelligence e i corpi ad essa collegati possono essere le strategiche avanguardie per collezionare informazioni e formulare scenari sulle nuove rotte del sistema-Paese.

diventa reporter con NOI ENTRA NELL'ACADEMY