Il dottor Matteo Bertelli, presidente della Magi Euregio e direttore sanitario della Magis’s Lab, ha studiato la natura del Covid-19. Bertelli è in procinto di pubblicare uno studio su una prestigiosa rivista scientifica: l’European Review for Medical and Pharmacological Sciences. La ricerca, che Bertelli ha firmato per secondo dopo Dallavilla, presenta altre collaborazioni illustri. InsideOver ha avuto modo di apprendere in esclusiva le conclusioni del lavoro attorno alla sequenza del virus che sta sconvolgendo il mondo.

Il dibattito attorno all’origine del nuovo coronavirus, del resto, persiste. E le dichiarazioni del premio Nobel per la Medicina Montagnier sembrano in grado di alimentare la cosiddetta “teoria del complotto” sull’origine artificiale del Covid-19. Ma il dottor Bertelli sembra aver scoperto altro.

Partiamo dallo studio. Lei ha approfondito il genoma del virus…

Sì, lo abbiamo studiato da un’altra angolazione rispetto a quella scelta dal professor Christian Andersen nel suo studio. In buona sostanza, quando è stata pubblicata la sequenza del genoma del virus è subito fuoriuscita anche questa domanda: dove ha avuto origine il virus? Si sono formate due scuole di pensiero: una sostiene che il virus faccia parte di un processo di evoluzione naturale, il cosiddetto salto di specie che tanto piace agli evoluzionisti, l’altra scuola ritiene invece che i salti di specie non esistano e che, dietro il Covid-19, ci sia la mano dell’uomo. Quella mano che, stando alla seconda scuola, avrebbe operato attraverso la tecnologia, prendendo un pezzo di qua e un pezzo di là, finendo poi con il creare il virus. E queste, sin dalla comparsa del nuovo coronavirus, sono state le due visioni che si sono contrapposte.

Questo è il dato di partenza. Come viene studiato il Covid-19? 

Il Covid-19 è stato studiato mediante tre approcci diversi. Ogni approccio è stato complementare all’altro. Il fatto che siano stati usati tre approcci diversi sottolinea pure come il nostro lavoro non sia affatto un duplicato di quello di Christian Andersen. Il professor Andersen ha voluto studiare questo virus in relazione agli altri virus naturali. In questa maniera, sulla base dei dati bio-statistici, dei tassi di mutazione e di altri fattori, Andersen ha cercato di comprendere se il Covid-19 si fosse evoluto in maniera naturale. Dunque, il professor Andersen si è focalizzato sui virus naturali. L’operazione fatta da Andersen rappresenta un calcolo a posteriori. Lo ha ammesso egli stesso. Dunque la certezza matematica sull’evoluzione naturale non può essere raggiunta. Se non altro perché quella certezza non è stata fotografata al momento. Andersen è stato molto onesto su questo. Potrebbe anche esserci la mano dell’uomo, insomma, ma lo studio di Andersen, intanto, dimostra che un processo di evoluzione naturale è compatibile con la sequenza del virus.

E voi che approccio avete usato?

Noi abbiamo scelto un altro approccio. Noi abbiamo tentato mediante l’ipotesi opposta, ossia quella che prevede di scartare l’aspetto dell’evoluzione naturale, considerando solo i virus di laboratorio ed artificiali. Parlo di quelli depositati in banca dati. Dopo l’epidemia di Sars, in molti hanno iniziato a cercare di costruire una strategia per arrivare ad un vaccino. All’interno di questa strategia, in programma c’erano anche delle sperimentazioni basate sulle biotecnologie. Esistono anche dei brevetti, alcuni più antichi, altri più recenti, ma comunque tutti basati sull’ingegneria virale. Noi abbiamo scaricato le sequenze di questi brevetti utilizzati a scopo di ricerca per curare malattie come la Sars ed abbiamo cercato di capire se il Covid-19 potesse avere un’origine artificiale, escludendo infine questa ipotesi. Il nostro lavoro è complementare a quello di Andersen. Lui è partito dalle sequenze naturali. Noi da quelle artificiali da laboratorio. E poi c’è un altro studio…

Ma voi cosa avete scoperto?

La prima ipotesi sul campo era quella della compatibilità del Covid-19 con la sequenza di un virus del pipistrello e del serpente. Ma rimanevano delle regioni di bassa omologia. Abbiamo trovato all’interno di un database – non di quello classico – la sequenza del virus di un pangolino. E questa ci è stata molto utile. Siamo stati il secondo gruppo al mondo a poter analizzare anche questa sequenza che, a nostro avviso, è in grado di chiudere un po’ il cerchio. Esistono a questo punto dati solidi sul processo evolutivo: aggiungendo la sequenza del pangolino a quella del serpente e a a quella del pipistrello, si ottiene un fortissima corrispondenza. Ma nel frattempo…

Nel frattempo? 

Nel frattempo un gruppo indiano ha dichiarato di aver trovato nel virus delle sequenze del virus dell’Hiv. In particolare, nella sequenza di una proteina. Il loro tipo di analisi è molto diverso dal nostro tipo di analisi. E questo perché, mentre noi abbiamo analizzato soltanto la sequenza nel suo complesso, loro hanno ricercato delle similarità in aspetti molto molto piccoli. Loro hanno trovato due regioni di similarità. Una però si trova anche all’interno di altri virus, in specie nei beta-coronavirus. L’altra si trova addirittura in più specie rispetto alla prima. La sequenza individuata dagli indiani si trova insomma in tantissimi altri virus. Come si fa dunque a sostenere che quella sequenza sia stata presa proprio dal virus dell’Hiv? E come si fa a sostenere dunque che il Covid-19 sia stato originato in maniera artificiale? L’ipotetico “scienziato pazzo” avrebbe inserito quelle similarità anche in tutti gli altri virus in cui si rintraccia? 

Quindi lei si sente di escludere qualunque tipo di manipolazione da laboratorio? Lei conoscerà la tesi di Montagnier…

Ho ascoltato su YouTube l’intervista del professor Montagnier. Nella intervista, Montagnier parla di studi e ricerche molto minuziosi. Mi sembra strano che il professore non li abbia ancora pubblicati. Tutto sommato, nell’ambito della scena scientifica, al di là del prestigio che è fuori discussioni, è necessario che le scoperte vengano pubblicate. E poi Montagnier cita quel lavoro indiano, che a me risulta sbagliato. Anche la comunità scientifica ha contestato il lavoro degli indiani, chiedendone la ritrattazione. Il metodo scientifico non prevede che un’affermazione debba essere aprioristicamente giusta. Il metodo scientifico prescrive che il dato venga pubblicato e che gli altri abbiano la possibilità di verificarlo, fino magari a divenire qualcosa di non confutabile.

Lei quindi esclude nella maniera più assoluta che questo virus dipenda da una manipolazione umana?

No. Io questo non lo posso escludere. Posso dire che è compatibile con un processo di evoluzione naturale e che il Covid-19 non presenta al suo interno le sequenze dei virus artificiali depositati in banca dati. Scusi l’esempio banale: come si fa a constatare la differenza tra un bambino nato dalla fecondazione assistita e un bambino non nato con la fecondazione naturale? Non si distinguono. La storia, al limite, li distingue. Io le posso dire che questo virus è compatibile con un processo di evoluzione naturale. Se poi qualcuno avesse voluto creare il Covid-19 così com’è, lo avrebbe potuto fare. Se io fossi uno “scienziato pazzo”, forse, costruirei un virus più possibile simile a quello derivante da un’evoluzione naturale. Non inserirei fattori in grado di suggerire la manipolazione artificiale.