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Le sopraelevate corrono tra i palazzi polverosi, attraversano il Nilo, l’Isola di Zamalek e il centro storico del Cairo, per poi perdersi nelle sue periferie. La megalopoli è l’emblema dell’Egitto. Ricchi e poveri, classe media e mendicanti, militari, laici e islamisti vivono tutti insieme in quella che è la più grande città del continente africano.

Le grandi città africane sono Johannesburg in Sud Africa, all’estremo sud del continente, Il Cairo all’estremo nord, entrambe lontane dal mare qualche centinaia di chilometri. Lagos a ovest in Nigeria e Nairobi a Est.

Il Cairo è un po’ la Londra del Nord Africa. Se si lavora nel settore internazionale o culturale, difficile non avere qualche amico che si è trasferito al Cairo. La città è antichissima, le piramidi di Giza ci ricordano che qui il potere è di casa.

Lo città è fatta di mille microcosmi. Esistono le grandi università frequentate da migliaia di studenti che rischiano a fine studi di diventare inquieti disoccupati o sottoccupati. Ragazzi che sognano più democrazia è che vengono arrestati in continuazione.

Esistono i quartieri dei ricchi che vivono negli enormi compound fatti di villette all’americana e immersi in giardini con piscine ai limiti del deserto. Ricchi che godono della stabilità data dal regime e che chiudono volentieri gli occhi sulle torture di stato in cambio della stabilità.

Come in un ideale è tragico ying e yang, come contraltare vi sono immensi quartieri pieni di palazzine malridotte in mattoncini rossi o in cemento armato. Residenze dei milioni di poveri che sbarcano il lunario grazie ai tanti lavori malpagati che l’ingegno umano può inventare in una megalopoli. Gente spesso affascinata dalle idee islamiste oppure da quelle dei ragazzi della Primavera Araba o dai militari, a seconda degli inquieti umori della piazza. Le moltitudini dei poveri mutano idea velocemente e in modo pragmatico. A volte secondo logiche o convenienze del momento, a volte in modo del tutto misterioso. In alcuni casi è la paura che li fa stare calmi, in altri momenti scendono in piazza.

Il fronte degli islamisti è oggi diviso in due, una parte è presidiata dai Fratelli Musulmani. Essendo diventati illegali, hanno perso terreno nei confronti dei salafiti, che invece hanno un tacito accordo con i militari laici.

I militari percepiscono come meno pericolosi i salafiti perché, al contrario dei Fratelli Musulmani, che pensano che è il loro partito politico che deve governare e regolare la morale pubblica, ai salafiti basta influenzare la società e la scuola, senza bisogno di governare per forza in prima persona.

Il Cairo è fatto di tante metaforiche isole immerse in un mare di cemento, ognuna ha una storia, un suo microcosmo. Una di esse è Mar Girgis, il quartiere copto in cui si trovano le più importanti istituzioni della chiesa autoctona egiziana che rappresenta milioni di cristiani nel paese. I copti nonostante i tantissimi attentati che hanno subito continuano a essere una presenza molto forte in Egitto e il regime del presidente Al Sisi ha stretti rapporti con loro. Se da una parte è importante che le istituzioni egiziane si dicano vicine ai cristiani, dall’altra i vertici della chiesa copta devono stare attenti a non schiacciarsi troppo sulle posizioni sul regime militare perché un giorno potrebbero essere accusati di aver taciuto davanti alle politiche repressive del governo. La chiesa copta deve ricordarsi quello che è successo alle chiese autoctone irachene che dopo la caduta di Saddam Hussein hanno visto un milione di fedeli su un milione e mezzo lasciare il paese. In pochi li anno protetti e in molti li associavano al partito Bahatista di Saddam Hussein. Basti pensare al suo ministro degli Esteri il Cristiano Tareq Aziz.

Un’altra isola metaforica di questo grande mare urbano è l’Università Al Azhar, che significa la luminosa.

Fu fondata dai califfi fatimidi sciiti-ismailiti nel X secolo ed è considerata una tra le più antiche università ancora funzionanti del mondo.

In realtà all’inizio essa fu un centro di studio e insegnamento del credo ismailita ma, dopo la riconquista al sunnismo dell’Egitto da parte di Saladino, è diventata col passar del tempo la più prestigiosa sede di elaborazione del pensiero sunnita, seguita per autorevolezza dalla Qarawiyyīn di Fez (Marocco) e dalla Zaytūna di Tunisi.

Oggi molti criticano l’insegnamento dell’università sostenendo che sia influenzata dai salafiti. I critici da anni auspicano che l’università si faccia portatrice di un Islam più attento all’interpretazione moderata e punti a mostrare come la religione islamica delle origini era aperta alla scienza e alla laicità più di quanto la gente non pensi oggi. Basti pensare ai primi califfati omayyadi e abbassidi in cui i filosofi e gli scienziati avevano più peso dei teologi.

Vi è poi la Cairo del vecchio Bazar Khan e Khalil con i suoi vicoli intricati e ricoperti di merci. Nelle sue strade, nonostante i tanti turisti, si assapora ancora un’aria vera. Le  vie del commercio declinano piano piano verso un antico quartiere rinchiuso tra possenti torri e mura che racchiudono decine di splendide moschee, palazzi, caravanserragli, bagni turchi e altre meravigliose architetture.

Un isola non metaforica ma reale, è quella di Zamalek. Un tempo era un susseguirsi di bei villini inizio secolo in stile europeo, oggi purtroppo in gran parte distrutti per lasciar spazio a orribili speculazioni edilizie. Per fortuna quelli che sono sopravvissuti ancora riescono a rendere piacevole l’isola immersa nel Nilo. Oggi la maggior parte degli stranieri che risiede nel centro del Cairo vive qui. In alcune zone la città ricorda un po’ alcuni quartieri di Atene.

Il Cairo, essendo la più grande megalopoli africana è sede continentale o regionale di tante istituzioni internazionali. In città vivono anche moltissimi giornalisti occidentali, studiosi del Medio Oriente, egittologi, archeologi e persone che lavorano nella cooperazione e nelle Ong.

La capitale egiziana è da sempre famosa per la sua vita cosmopolita e vivace.

Esistono poi delle zone del Cairo, vere isole metaforiche che mettono in contatto i vivi e i morti. Al-Qarāfa, detta la città dei morti, è il più antico cimitero musulmano del Cairo e dell’Egitto, fa parte della Cairo Vecchia, detta Islamica. Si colloca sulla sponda orientale del Nilo è si estende per oltre 10 km.

Si tratta di un cimitero ancora in uso, caratterizzato dalla convivenza tra i vivi e i defunti. Circa un milione di egiziani vivono tra le tombe sebbene il loro numero sia una questione controversa. La storia della Città dei Morti del Cairo ha origine nella conquista islamica del paese e si pensa che la parte più antica, sia stata fondata intorno al 684 d.C., alle porte dell’allora capitale Al Fustat come cimitero Qurayshi.

Tra le vestigia dell’antica Cairo, forse la più bella è la moschea di Ibn Tulun. Costruita nel 800 dopo cristo, è la più antica moschea della città che sopravvive nella sua forma originale, ed è anche la più grande moschea del Cairo. Si tratta di uno spazio aperto. La splendido edificio religioso è costruito intorno a un cortile quadrato aperto che permette alla luce naturale di penetrare tra i vari ambienti ed il grande cortile. Il suo stile riprende quello della famosa moschea di Samarra nell’attuale Iraq e le sue decorazioni sono state create con stucchi scolpiti e legno.

Attorno a Ibn Tulun sorge un vecchio quartiere popolare pieno di antiche case crollanti e mercati in cui si trovano dagli animali da cortile vivi, alla carne e verdura.

In quel che resta della Cairo Ottocento e dei primi del Novecento si trova uno splendido edificio, la sinagoga Shaar Ha  Hashamayim, costruita in stile neo egizio. La comunità ebraica egiziana è presente nel paese da tempi biblici e solo al Cairo vi sono più sinagoghe. Oggi però in città rimangono solo 12 ebrei. Con la creazione dello Stato di Israele la situazione iniziò a peggiorare per gli ebrei egiziani, fino a quando, con il colpo di stato di Nasser, gli ebrei sono stati spinti a emigrare. Se nel 1950 se ne contavano ancora 100.000 nel Paese, già nel 1960 il numero era molto più che dimezzato.

Il destino di questa megalopoli sta poi subendo un nuovo colpo di scena. Il presidente egizano, il generale Abdel Fattah Al Sisi ha lanciato, tra mille polemiche, un immenso progetto per una nuova capitale che prenderà il posto del Cairo.

La nuova città, ancora senza nome, si trova a 45 chilometri a est del Cairo e appena fuori dalla seconda Greater Cairo Ring Road, in una zona attualmente in gran parte non sviluppata a metà strada per la città portuale di Suez. Secondo i piani, la città dovrebbe diventare la nuova capitale amministrativa e finanziaria dell’Egitto, ospitando i principali dipartimenti governativi e ministeri, così come le ambasciate straniere. Su una superficie totale di 700 chilometri quadrati, nei progetti del governo, dovrebbe raggiungere una popolazione di 6,5 milioni di persone.

Un progetto faraonico, costruito in stile occidentale o globalizzato, che rischia di diventare un enorme ghetto per ricchi. Il progetto è stato appaltato a ditte cinesi ed egiziane.

Nel gennaio 2017, a seguito di attacchi terroristici gemelli che hanno ucciso almeno 27 egiziani copti nelle chiese di San Pietro e San Paolo al Cairo nel dicembre 2016, il presidente dell’Egitto Abdel Fattah Al Sisi ha commissionato la costruzione, nella nuova capitale amministrativa, della più grande moschea e chiesa del paese. L’intento è di farli diventare simboli di coesistenza e unità nazionale. Per decenni, la costruzione di chiese in Egitto è stata limitata per evitare di offendere l’Islam. Tuttavia, nell’agosto 2017 il parlamento egiziano ha eliminato le restrizioni legali che limitavano la costruzione di nuove chiese. La cattedrale è stata costruita dalla presidenza egiziana e dagli ingegneri delle forze armate.

A molti chilometri di distanza, nel quartiere cairota di Giza, l’antica sfinge faraonica guarda con i suoi occhi enigmatici l’orizzonte. Forse solo lei conosce il futuro del Cairo, megalopoli che da secoli ingloba nuove capitali a pochi chilometri da quella precedente. Dalle piramidi di Giza, alla Cairo copta, passando per quella islamica ed europea, fino alla nuova capitale amministrativa, ogni nuovo potere ha contributo al formarsi e al crescere di questa megalopoli.

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