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Era il 12 marzo del 2003 quando, dagli uffici di Ginevra, l’Organizzazione mondiale della sanità lanciava per la prima volta nel XXI secolo l’allarme relativo all’epidemia di Sars. Pochi giorni prima dalla Cina erano state diramate le prime informazioni circa la diffusione del virus. In quel contesto l’intervento dell’Oms è stato giudicato tempestivo. 11 marzo 2020: l’Oms ha dichiarato la pandemia per il nuovo coronavirus. Cosa hanno in comune queste due date? Solamente il mese di marzo. Perché nel primo caso l’immediato allarme ha contribuito a fermare l’epidemia. Nel secondo caso l’intervento è stato giudicato tardivo con effetti che stiamo pagando ancora oggi.

Quel mandato tradito dall’Oms

Sembrano lontani i tempi in cui, dopo la Seconda guerra mondiale, il mondo politico e scientifico volevano collaborare assieme per prevenire e lottare contro gli eventi capaci di danneggiare la salute dei cittadini a livello internazionale. Era il 1948 quando, con  l’obiettivo di garantire “il raggiungimento da parte di tutte le popolazioni, del più alto livello possibile di salute”, è stata istituita l’Organizzazione mondiale della sanità con sede a Ginevra. Riconosciuta agenzia delle Nazioni Unite, l’Oms è diventata riferimento per via dei doveri e degli impegni richiesti dal suo obiettivo prefissato per poi trasformarsi, negli ultimi anni, nell’ennesimo carrozzone politico sulla scena internazionale. La prova è stata fornita dalla sua impreparazione nella gestione della pandemia del virus Sars-CoV-2 sviluppatosi a inizio 2020. Un intervento tardivo nella diffusione dell’allarme e non capace di fronteggiare il gravoso problema che tutto il mondo si apprestava ad affrontare. Errati consigli sulle metodologie di tutela e prevenzione, per poi passare a ripensamenti e passi indietro sul protocollo di difesa. Elementi questi che denotano l’inadeguatezza allo svolgimento delle funzioni primarie previste dall’atto costitutivo.

L’involuzione dell’Oms nel tempo

Tra le funzioni che l’Oms svolge nell’ambito della vigilanza sanitaria vi è  quella relativa all’emissione di avvisi su rischi di pandemie nei confronti delle autorità sanitarie dei paesi membri. Con riferimento a quanto accaduto nel marzo del 2020 la domanda sorge spontanea: l’Oms ha assolto realmente alla funzione di diramare l’allerta in tempo ed evitare la degenerazione della trasmissione dei virus? La risposta non trova concorde il mondo scientifico. In effetti considerando l’allarme lanciato nel marzo del 2003 per il rischio di epidemia da Sars si notano delle differenze di non poca importanza rispetto a quello diffuso per il Sars-CoV-2 nel marzo 2020. L’allarme emesso diciassette anni fa dall’allora direttore generale dell’Oms Gro Harlem Brundtland, è stato definito dall’Istituto Superiore di Sanità italiano come una mossa “coraggiosa” e decisiva per il monitoraggio dell’epidemia. Una serie di combinazioni hanno evitato il peggio nel 2003, con l’epidemia dichiarata “contenuta” il 5 luglio dello stesso anno.

Una situazione ben lontana da quella odierna, dove il nuovo coronavirus a distanza di 12 mesi dai primi casi ufficiali segnalati a Wuhan, continua a circolare. Il primo allarme dell’Oms sul Sars Cov 2 è stato diramato il 30 gennaio 2020, ma da Ginevra in quell’occasione si sottolineava anche “il grande impegno della Cina per il contenimento dei focolai”. Dopo poco più di un mese, l’Oms ha dovuto smentire sé stessa: l’11 marzo, quando oramai il virus stava flagellando l’Italia, la Corea del Sud e iniziava a fare breccia in tutta Europa, è stata dichiarata la pandemia.

Gli errori grossolani dell’Oms nel 2020

L’atteggiamento quanto meno “conciliante” con Pechino ha da subito destato grande sospetto sull’imparzialità dell’Oms. Tanto che il 14 aprile il presidente Usa Donald Trump ha pubblicamente puntato il dito contro Ginevra, minacciando di togliere i finanziamenti all’organizzazione. Ma oltre a questo dato politico, gli errori dell’Oms sulla gestione della situazione sono ben evidenti e di varia natura.

Si prenda come esempio quanto fatto dall’Oms in Italia. Quando il nostro Paese è andato in crisi dinnanzi all’avanzare del virus a febbraio, tutti hanno tremato: “Il possibile collasso del sistema sanitario italiano è un avvertimento per il mondo”, titolava Jason Horowitz sul New York Times il 12 marzo scorso. L’Oms non ha però agito con scrupolo. È prima uscito fuori un report in cui si sottolineava l’impreparazione italiana. Poi questo report è sparito. Un mistero su cui anche la procura di Bergamo vorrebbe vederci chiaro. Per tutta risposta, come scritto da Andrea Indini e Giuseppe De Lorenzo su IlGiornale.it, l’Oms ha chiesto l’immunità diplomatica per i suoi componenti.

Se l’operato dell’organizzazione in Italia si è rivelata un pasticcio, non è andata meglio all’estero. L’ultimo episodio ha a che fare con l’Etiopia, Paese natio del segretario dell’Oms Tedros Adhanom Ghebreyesus. Qui dallo scorso 4 novembre è in atto una guerra tra il governo federale e quello della regione del Tigray, trainato dal Tplf. Tedros è stato per anni un esponente di spicco del partito. Proprio per questo, secondo le accuse di Addis Abeba, avrebbe chiesto supporto internazionale diplomatico e militare per il Tplf. Ricostruzioni smentite dal diretto interessato, ma che non hanno mancato di gettare un ulteriore velo di ombra sul comportamento dell’Oms in piena pandemia.

L’Oms dopo l’emergenza

Il mondo non si è sentito tutelato dall’organismo che dovrebbe occuparsi della salute di tutti. Un fatto grave, non facilmente cancellabile. La domanda sorge quindi spontanea: quale sarà il futuro dell’Oms? Se lo chiedono gli stessi scienziati. Molti dei quali oramai sembrano “rassegnati” a non vedere più nell’organizzazione con sede a Ginevra il vero riferimento: “È stato dato tardi l’allarme da chi, come l’Oms, conosceva la situazione cinese – ha dichiarato ad InsideOver il virologo Massimo Clementi –  Sono state date informazioni che hanno confuso, per poi passare a una strategia soltanto passiva negli ultimi tempi. Se l’attività di questa organizzazione è questa, possiamo farne a meno”. A fargli eco un altro virologo, che sempre su InsideOver ha messo in discussione il futuro dell’istituzione: “L’Oms – ha infatti affermato Giorgo Palù – è formata da burocrati che rispondono ai propri Paesi e quindi ad istanze politiche più che scientifiche. Penso che nazioni come la nostra potrebbero fare riferimento più utile a istituzioni come l’Ecdc di Stoccolma oppure all’Ema ad Amsterdam. Ne abbiamo diverse di istituzioni più scientifiche dell’Oms”.

Finita l’emergenza, forse gli studiosi smetteranno definitivamente di seguire l’Oms. Il sospetto è che l’organizzazione rimarrà con i suoi uffici, i suoi impiegati e dirigenti. Ma il suo ruolo sarà più burocratico che scientifico. E i suoi futuri segretari saranno come sovrani senza sudditi. Parleranno, lanceranno comunicati e dichiarazioni che in pochi ascolteranno. Completando definitivamente la trasformazione dell’Oms in un qualunque ente burocratico legato alle Nazioni Unite.