Gli arresti dello scorso 14 novembre di quattro latinos accusati di aver aggredito e gravemente ferito un ragazzo fuori della discoteca “el Besito” di via Toffetti è l’ennesimo di una serie di casi che negli ultimi anni ha messo in evidenza un serio problema, quello legato alle “pandillas”, le gang latino-americane operanti in Italia, ma in particolar modo in Lombardia. Non si è certamente di fronte a un’emergenza in quanto negli anni le autorità sono riuscite a ridimensionare il fenomeno infiggendo duri colpi alle varie gang e a riducendone notevolmente il numero. Se infatti a cavallo tra la prima e la seconda decade del 2000 in territorio lombardo si potevano contare all’incirca una quindicina di pandillas attive, oggi la loro presenza si conta sulle dita di una mano.

Un problema non più quantitativo ma qualitativo in quanto sembra che le poche gang rimaste siano in un certo senso “dure a morire”, con nuove leve che in molti casi prendono il posto delle vecchie e generano nuove “clicas” di una determinata gang in zone periferiche della provincia ed è proprio da una di queste zone che provenivano i quattro arrestati della scorsa settimana.

I “mareros” del varesotto

I loro nomi sono Elias Ernesto Avalos Cabrera (26 anni, salvadoregno), Josè Mendez Duran (38 anni, salvadoregno), Daniel Alejandro Mayorga Bonilla (24 anni, honduregno) e William Alfredo Ronquillo (20 anni, salvadoregno), ma per strada erano meglio noti come “Malia”, “Psycho”, “Catracho” e “Blanco”.

La notte del 3 giugno il gruppetto aggrediva un ragazzo salvadoregno all’epoca minorenne; dopo averlo pestato in mezzo alla strada  quando era già a terra, lo colpivano ripetutamente con un punteruolo, perforandogli il polmone destro.

Come spiegava il capo della Mobile, Lorenzo Bucossi: “In ospedale hanno dovuto drenargli mezzo litro di sangue dai polmoni. Ora si è ripreso, ma i medici non possono ancora dire che tipo di ripercussioni avrà”.

Il tutto sarebbe scaturito da alcuni presunti apprezzamenti rivolti dal ragazzo aggredito alla ragazza di uno dei mareros; elemento sufficiente a far scattare la violenza.

Come rendeva noto la Questura di Milano in un comunicato stampa, due degli indagati sono risultati affiliati a pieno titolo alla pandilla “MS13”, mentre gli altri due ne sono risultati dei fiancheggiatori, ma comunque ben a conoscenza delle dinamiche e delle regole da seguire all’interno della banda.

I due “mareros a pieno titolo” sono stati identificati come Elias Avalos Cabrera e Josè Mendez Duran, il primo già noto alle autorità per ricettazione e l’unico ad essere accusato di tentato omicidio. Sarebbe stato proprio Carbrera a sferrare i colpi con l’arma da taglio. Gli altri tre rispondono invece di rissa aggravata dall’uso di armi.

Di particolare interesse risultano essere le foto pubblicate sul proprio profilo Facebook da Elias Avalos Cabrera “Malia”: in una di queste il marero mostra il dito medio con infilato un anello proprio con il 13, numero che ricorre anche in altre foto tra cui una di un ragazzo con una maglietta con i colori di El Salvador. In un’altra immagine “Malia” si fotografa sempre con il dito medio col 13 alzato mentre al collo mostra un ciondolo a pistola. “Il “Malia” avrebbe inoltre il 13 della MS tatuato sul corpo, come riportavano fonti giornalistiche. 

I quattro soggetti sarebbero parte di un gruppo ben più ampio residente nella provincia di Varese ma attivo anche nel milanese. I loro luoghi di ritrovo favoriti risulterebbero essere parchi e discoteche del milanese.

Gli ultimi episodi di violenza

Nel luglio del 2016 la MS13 colpiva a Milano, in Porta Lodovica, quando un gruppo di mareros della MS13 che gironzolava attorno alla discoteca “Limelight” saliva su un tram e iniziava a litigare per futili motivi con un ragazzo e accoltellavano a morte il suo amico accorso per difenderlo, il diciottenne albanese Albert Dreni.

Poco prima il gruppo aveva aggredito con una lama un altro ragazzo latinoamericano. Gli aggressori, in prevalenza salvadoregni, venivano identificati, arrestati e condannati.  Tra questi Mauricio Arturo Sanchez Soriano “Peludo” e Omar Antonio Velasquez detto “Chukino”.

L’11 giugno 2015 presso la stazione milanese di Villapizzone il controllore di Trenord, Carlo Di Napoli, veniva aggredito a colpi di machete da tre membri della MS13 sprovvisti di biglietto, rischiando l’amputazione del braccio, mentre il suo collega veniva ricoverato in ospedale con un trauma cranico. Agli arresti finivano Jose Ernesto Rosa Martinez, Alexis Ernesto Garcias Rojas (entrambi salvadoregni) e Jahir Jackson Trivino Lopez “Peligro” (ecuadoregno).

Il gruppetto aveva passato la serata a bere alcolici in un parco della zona nord e stava rientrando con il treno quando veniva fermato da Di Napoli per il controllo biglietti; il resto è tristemente noto alla cronaca.

Sabato 12 novembre 2016 intorno alle ore 19 in piazzale Loreto, sempre a Milano,  veniva invece ucciso il 37enne dominicano Antonio Rafael Ramirez, irregolare sul territorio. Secondo le ricostruzioni Ramirez si trovava all’interno di un barbiere all’inizio di via Padova quando veniva raggiunto da due uomini che lo invitavano a uscire e lo rincorrevano fino a piazzale Loreto esplodendo alcuni colpi di pistola.

Ramirez si accasciava a terra a pochi metri dall’ingresso della metropolitana; uno dei due aggressori a quel punto infliggeva ferite con un’arma da taglio con lama di circa 30 cm e i due si davano poi alla fuga verso via Padova, tutto sotto gli occhi delle telecamere di sorveglianza della vicina banca e di numerosi testimoni. Ramirez veniva ricoverato d’urgenza ed operato all’ospedale San Raffaele, dove moriva dopo meno di 48 ore.

Per l’omicidio, scaturito da debiti di droga, veniva arrestato il dominicano Jeison Elias Moni Ozuna, rintracciato nella provincia di Siena dove era nascosto in attesa di fuggire dall’Italia. Un altro cittadino dominicano identificato come Joel Antonio Santos Mercedes e anch’egli accusato dell’omicidio risulta tutt’ora latitante, forse rifugiatosi a Santo Domingo. 

Nonostante l’episodio non sia stato direttamente ricollegato alle pandillas è noto come nella zona tra Loreto e via Padova siano presenti sia la gang Barrio 18 che i Trinitario.

La lunga scia di sangue

La lunga scia di sangue delle pandillas iniziava il 13 luglio 2008 quando una partita di calcio tra salvadoregni giocata presso il centro sportivo “Forza e Coraggio” di via Gallura degenerava in scontro tra gang con tanto di cinghiate e un colpo di machete per cavare un occhio a Ricardo Antonio Gomez Guzman, 24 anni, raggiunto in via Pezzotti e ridotto in fin di vita. In seguito vennero arrestati quattro mareros della MS13. Un fatto che sconvolse la vasta comunità salvadoregna a Milano.

Nel giugno 2009 altro drammatico fatto di sangue fuori del Thini caffè di via Brembo, nei pressi di corso Lodi, dove veniva ucciso il ventiseienne ecuatoriano Stenio Raul Noboa Betancourt “Boricua”, a capo della fazione “New York” dei Latin Kings. Due anni dopo quattro appartenenti alla gang dei Latin Kings Chicago venivano riconosciuti colpevoli dell’omicidio e condannati a pene tra i 18 e i 26 anni.

Tra il 2011 e il 2014 venivano registrate una serie di aggressioni tra membri di differenti pandillas in lotta tra loro; quelle più coinvolte risultavano essere la MS13, i Latin Kings New York, i Trebol, i Latin Kings Chicago, i Luzbel, i Nietas, i Trinitario e i Comando.

Nel gennaio del 2011 ad esempio veniva ucciso a Cinisello Balsamo il cittadino ecuatoriano Luis Alberto Bautista Solis, membro della gang dominicana “Trinitario”. Per l’omicidio venivano arrestati sei peruviani membri della pandilla “Comando”.

Nell’ottobre del medesimo anno veniva invece, fuori di una discoteca di via Bernina, veniva aggredito e gravemente ferito a colpi di machete l’ex leader della gang dei Trebol.  Un mese dopo alcuni membri della gang portoricana “Nietas” entravano alla Fnac di via Torino e aggredivano a colpi di accetta alcuni membri della MS13.

Interessante anche l’aggressione del febbraio 2014 in piazza De Angeli quando due membri della stessa gang, precisamente un cittadino italiano noto come “Gringo” e un dominicano venivano feriti durante uno scontro tra gruppi rivali. L’italiano, già noto alle autorità, verrà arrestato nel settembre del 2015 durante un’operazione di Polizia contro la pandilla salvadoregna “Barrio 18” e accusato, assieme ad altri, del tentato omicidio di Jackson Jahir Lopez Trivino “Peligro”, il membro della MS13 facente parte del gruppetto che l’11 luglio 2015 aggrediva il controllore di Trenord, Carlo Di Napoli.

Gli arresti

Operazioni volte a sradicare e sfaldare le varie pandillas presenti in territorio lombardo ce ne sono state ed hanno avuto la loro efficacia.

Nel febbraio del 2012 un’operazione che vedeva coinvolte le province di Milano, Bergamo, Piacenza, Vercelli, Varese e Monza Brianza portava all’arresto di 30 latino-americani tutti tra i 16 e i 28 anni legati alle pandillas Latin Kings NY, Luzbel, Nietas e MS13.

Nel marzo del 2013 un’indagine del Commissariato Mecenate di Milano portava all’esecuzione di ben 75 ordinanze di custodia cautelare nei confronti di latinos legati al mondo delle pandillas e accusati di aver importato droga all’interno di cani di grossa taglia che venivano poi uccisi per recuperare la merce.

L’attività investigativa permetteva di accertare che il traffico di stupefacenti avveniva attraverso contatti diretti tra le organizzazioni criminali oggetto d’indagine e i “cartelli” messicani.

Nell’estate del 2014 un’operazione contro la gang dominicana dei Trinitario portava all’arresto di 13 persone con le accuse di tentato omicidio, rapina, lesioni, porto d’armi abusive, spaccio di droga e associazione a delinquere.  Tra i fatti ad essi attribuiti c’era anche il tentato omicidio di un pusher marocchino avvenuto a Pavia nel settembre del 2012. 

Nell’ottobre del 2013 l’operazione “Mareros” portava all’esecuzione di 24 provvedimenti nei confronti di membri della MS13 sparsi tra Milano, Brescia, Cremona, Novara, Pavia e Monza, tutti accusati di associazione per delinquere, rapina, porto illegale di armi da taglio e corpi contundenti, lesioni personali aggravate e aggressioni nei confronti di esponenti delle bande rivali. Un colpo durissimo per la MS13 che perdeva tutto il suo “stato maggiore”, rimpiazzato però rapidamente da giovanissimi ancor più violenti, come dimostreranno i casi di Villapizzone e Porta Lodovica.

Nel settembre 2015, veniva invece sgominato lo “stato maggiore” dei Barrio 18 surenos, gang rivale della MS13. Il suo leader era Denis Josue Hernandez Cabrera “el Gato”, già accusato di stupro a Milano e detenuto dal 2004 al 2013 nel Settore 1 della prigione di Izalco, in El Salvador. I “18” del “Gato” avevano il principale luogo di ritrovo al Parco Trotter di via Padova anche se storicamente i luoghi d’incontro della gang erano in via Sammartini e in piazza Carbonari.

A metà novembre del 2017 i Carabinieri della Compagnia Monforte arrestavano il cittadino salvadoregno Josè Balmore Iraheta Argueta, irregolare con precedenti penali e senza fissa dimora, membro della gang Barrio 18 e accusato di due violenze sessuali, uno avvenuto due mesi prima ai danni di una turista canadese e un altro ai danni di una pendolare su un treno, nel 2010.

Un mese dopo i Carabinieri della Compagnia di Cantù arrestavano Luis Alonso Rodriguez Hernandez, salvadoregno di 33 anni originario della zona di Zacateoluca nonché membro della MS13; l’operazione avveniva in collaborazione con gli Usa; la United States Immigration and Customs Enforcement (Ice).

Aspetti d’interesse

Nonostante la retorica delle gang faccia spesso riferimento alla “propria zona”, è fondamentale sottolineare come in Italia non esistano zone controllate dalle pandillas quanto piuttosto luoghi d’incontro che spesso coincidono con parchi, giardinetti e marciapiedi dove i gruppetti si ritrovano a consumare alcolici, spesso acquistati in supermercati o minimarket. Luoghi d’incontro che possono tra l’altro cambiare nel corso del tempo in base a dinamiche interne alle pandillas.

È poi noto che alcuni parchi di Milano sono considerati luoghi di ritrovo “storici” di alcune gang che spesso marcano il territorio con dei murales, come nel caso della MS13 presso i giardinetti di via Nervesa o i Barrio 18 al Parco Trotter; anche il quel caso lì però, una volta sgominata la banda, rimane solo il murales.

punti di incontro pandillas

Il “controllo della zona” che tanto piace ai membri delle pandillas è in realtà una percezione deviata e alienante della realtà che spesso trae origine dal voler localmente ricreare situazioni presenti in alcuni Paesi dell’America Latina e degli Usa; situazioni imparagonabili e non replicabili a causa del differente contesto storico e socio-culturale. Va inoltre sottolineato come parecchi di questi “mareros” (soprattutto i più giovani) non hanno la ben che minima idea di cosa siano le gang dei “barrios” dei propri Paesi d’origine essendo cresciuti in Italia; quello che sanno delle pandillas è spesso frutto di film e storie narrate.

Per quanto riguarda i luoghi d’incontro, è interessante notare come spesso questi posti si trasformino anche in “luoghi di scontro”; i posti più comuni sono le discoteche latinoamericane, le feste, i mezzi pubblici con le relative fermate e i già citati parchi.

Le dinamiche di scontro sono sempre le stesse, a prescindere che siano attacchi organizzati o casuali: un elevato numero di membri della gang si scaglia contro i malcapitati rivali con qualsiasi arma a disposizione: bottiglie rotte, punteruoli, coltelli, accette e ovviamente i machete.

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