Gli Stati Uniti stanno attraversando due importanti crisi abitative. La prima e più famosa riguarda la scarsità di alloggi a prezzi accessibili e contenuti all’interno delle città; la seconda, che fin qui è stata ben mascherata dal caro prezzo delle case, è legata all’alto numero di abitazioni vuote e degradate che si possono notare in ogni centro urbano, piccolo o grande che sia. Come fa notare il sito americano Axios, un rapporto relativo al 2018 del Lincoln Institute of Land Policy conferma come la quantità di “posti vacanti” – cioè case libere ma da ristrutturare – siano più numerosi rispetto a quanto non lo fossero prima del 2005.

Un fenomeno pericoloso

Il fenomeno, che per la prima volta ha preso piede in dosi massicce dagli anni Duemila in poi, si è diffuso a tutti i livelli e comprende sia le grandi città che le aree rurali; anzi, le piccole città possono arrivare a contare il doppio di posti vacanti rispetto alle aree metropolitane. Le case abbandonate sono un peso per tutti: per le varie municipalità sono un costo in quanto rappresentano luoghi che la polizia deve pattugliare, inoltre riducono gli investimenti nei luoghi in cui sorgono e fanno calare il valore delle proprietà che si trovano nei paraggi. La National League of Cities Housing Task Force ha pubblicato un report in cui sottolinea come gli immobili degradati siano una delle più importanti sfide cui deve far fronte l’amministrazione nazionale, troppo spesso impreparata ad affrontare questa insolita emergenza.

Il blocco del mercato

Un ulteriore effetto delle troppe case abbandonate è il blocco del mercato, che secondo alcuni analisti si verificherebbe quanto i posti vacanti superano il 20% delle proprietà complessive di una data comunità. I governi locali hanno provato a mettere una pezza al problema con le soluzioni più svariate, come ad esempio spingere gli investitori a trasformare ammassi di edifici in disuso in parchi e giardini, ma gli sforzi devono aumentare. Troppo spesso le autorità pensano che la sorte di quelle case diroccate verrà risollevata, un giorno, da privati desiderosi di trarre profitto dal mattone; ma la realtà ha dimostrato che non è questa la via da percorrere. In ogni caso, la città con il più alto numero di posti vacanti – quasi tutte case unifamiliari – è Gary, nell’Indiana, che conta quasi 7.000 edifici vuoti e oltre 25.000 lotti abbandonati. Perché nessuno demolisce questi scheletri? Per via del costo dell’operazione, che si aggira intorno ai 10.000 dollari.

Da Baltimora a Detroit: alcuni esempi

Alcune città hanno provato a reagire, come nel caso di Macon, in Georgia: qui il quartiere Mill Hill è stato riqualificato ed è oggi un distretto artistico. A Baltimora le autorità hanno messo all’asta le abitazioni invendute mentre Filadelfia ha proposto di rendere verdi i lotti vuoti e pieni di spazzatura, a costi tutto sommato ridotti; 1.5000 dollari per piantare alberi e costruire una recinzione attorno a ogni lotto. Detroit sta invece spendendo 256 milioni di dollari di sovvenzioni federali per demolire una marea di edifici vuoti, anche se il sindaco vorrebbe ulteriori fondi per eliminare la piaga una volta per tutte. Il discorso è leggermente diverso nel caso delle città più ricche, dove alcuni investitori acquistano le case dismesse per trasformarle in loft. Ma gli Stati Uniti devono trovare al più presto una soluzione sostenibile.