Analisti ed esperti hanno passato innumerevoli notti insonni per trovare una valida spiegazione che sia in grado di giustificare l’ascesa di partiti populisti e dell'”estrema destra” all’interno del contesto italiano. Una delle chiavi di lettura più comuni è che l’emergere di pulsioni più o meno estremiste sia da ricollegare al tema dell’immigrazione, e più in particolare all’ingresso nel nostro Paese di un numero sempre maggiore di cittadini stranieri. Certo, lo sbarco di decine di migliaia di profughi ha dato ossigeno a gruppi politici portatori di istanze populiste. Eppure le radici della cosiddetta “Far Right” sono ben più profonde di quanto non si possa credere, ma soprattutto apparirebbero collegabili a qualcosa di impensabile: l’ascesa della Cina. Sì, secondo il New York Times ci sarebbe un collegamento invisibile ma preponderante tra la scalata al vertice del mondo di Pechino e la discesa in campo – in Italia e non solo – di partiti di “estrema destra” come la Lega. Le virgolette sono d’obbligo, dal momento che nel panorama accademico c’è chi sostiene a gran voce che il Carroccio sia ormai diventato in tutto e per tutto un partito estremista e chi continua a collocare la creatura di Salvini nell’alveo dei gruppi populisti.

Tutta colpa della Cina

In ogni caso, seguendo il ragionamento del quotidiano americano e tralasciando il significato dei termini utilizzati, la situazione di Prato ci aiuta a capire meglio di cosa stiamo parlando. La cittadina toscana, un tempo crocevia del commercio tessile, ha dovuto fare i conti con l’emergere sulla scena globale della Cina, che da Paese del Terzo mondo è presto diventata una potenza internazionale del tessile. Morale della favola: in pochi anni le imprese tessili pratesi hanno perso la sfida con la concorrenza orientale, tante realtà hanno dovuto chiudere o sono amministrate da cinesi. Ai tanti operai impiegati nel settore tessile di Prato, rimasti senza un lavoro a causa dell’avvento del Dragone, la Lega è riuscita a gettare in pasto al l’elettorato una spiegazione coerente a ciò che sta accadendo: la colpa di questa situazione è da attribuire a “forze globali oscure”. Il leader leghista, Matteo Salvini, sta parlando proprio ai tanti lavoratori d’Italia sconfitti dalla globalizzazione. Il mix è letale: da una parte la minaccia dell’immigrazione che resta sempre sotto controllo, dall’altra il terremoto provocato dal fenomeno della globalizzazione.

Il prezzo da pagare

Il ritornello che si sente nelle piazze è sempre lo stesso: “Quando ero giovane, era il Partito comunista a proteggere i lavoratori, a proteggere la nostra classe sociale. Ora, è la Lega che protegge le persone che hanno bisogno di aiuto”. La scalata della Cina verso la vetta del mondo – spiega il New York Times – ha contribuito a minare la “piccola Italia” dalle fondamenta. Prato è soltanto un simbolo di quanto potrebbe presto accadere al resto delle città nostrane. Qualcosa di vagamente simile è andato in scena negli Stati Uniti: “La rabbia per decenni di liberalizzazione del commercio ha avuto un ruolo chiave nel far eleggere Donald Trump. Insomma, l’Italia si è dimostrata assai vulnerabile alla concorrenza cinese, visto che molti “suoi” mestieri artigianali, (come tessuti, pelletteria e calzolai) non riescono più a essere garantiti da piccole aziende a conduzione familiare. E così, per il Dragone, è un gioco da ragazzi inserirsi dove manca un equilibrio”. Non a caso le regioni che hanno maggiormente provato sulla loro pelle sono quelle che hanno patito di più l’ascesa di Pechino.

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