Da un punto di vista medico la cosiddetta immunità di gregge (herd immunity) è una forma di protezione indiretta che si verifica quando una parte significativa di una popolazione è vaccinata contro una minaccia esterna, a tal punto da fornire una tutela anche a quei soggetti che non hanno sviluppato direttamente questa immunità.

Alcuni Paesi del mondo stanno pensando di fare leva proprio sull’immunità di gregge per contrastare la diffusione del nuovo coronavirus all’interno dei rispettivi territori. Nel caso del Covid-19 c’è tuttavia da prendere in considerazione un aspetto cruciale.

Dal momento che non esiste ancora alcun vaccino da poter utilizzare contro questo agente patogeno, l’unico modo per immunizzare gli individui è fare in modo che le persone si infettino nella speranza gli organismi colpiti siano in grado di produrre validi anticorpi.

L’idea, in linea teorica, sembra meritevole di essere approfondita. C’è tuttavia un interrogativo enorme: nessuno è in grado di affermare con certezza se l’infezione del nuovo coronavirus conferisce l’immunità ai pazienti colpiti. In altre parole, non sappiamo se le persone infettate possano essere contagiate di nuovo.

Gli esperti spiegano infatti che l’immunità di gregge è valida e si verifica quando una fetta consistente di una certa popolazione può contare su anticorpi in grado di difenderla da una data malattia. In generale, una situazione del genere avviene con la vaccinazione. Senza antidoti, i dubbi sono tanti: bisogna ad esempio fare i conti con la mortalità del Covid-19 e la sua altissima contagiosità.

Inseguire l’immunità di gregge

Il Regno Unito sembrerebbe intenzionato a giocare il jolly dell’immunità di gregge. Il premier inglese, Boris Johnson, è stato chiaro: “Abituatevi a perdere i vostri cari”. Londra punta sugli anticorpi e spera che questi possano essere sufficienti per poter stoppare l’onda d’urto del nuovo coronavirus sul lungo periodo.

Il fatto, come abbiamo spiegato, è che un organismo è in grado di produrre anticorpi a una malattia solo dopo averla contratta. La domanda è: quanti cittadini potranno resistere al Covid-19? Il ragionamento seguito dal governo britannico è più o meno il seguente: per ridurre al minimo l’impatto del nuovo coronavirus è necessario consentire al virus di passare attraverso l’intera popolazione, in modo da ottenere l’immunità di gregge. Questo dovrà però essere fatto a una velocità controllata, in modo tale da riservare cure specifiche ai soggetti con sintomi più acuti e da spedire in quarantena le persone con sintomi lievi.

Una strategia rischiosa

Due sono le considerazioni fatte dal Regno Unito. La prima: poiché non è possibile impedire al virus di diffondersi, questo rappresenterà sempre una minaccia costante e latente, almeno fino a quando non sarà disponibile un vaccino di massa. La seconda: far restare le persone in casa il più possibile non farebbe altro che bloccare il virus nelle abitazioni. Non appena i limiti alla libertà di movimento verranno sollevati, secondo questo ragionamento, il Covid-19 tornerà alla ribalta.

Londra ha così scelto di limitare i danni puntando sull’immunità di gregge. Un discorso simile è stato fatto anche dai rappresentanti politici della Germania, che tuttavia potrebbe scegliere di imporre qualche misura più stringente rispetto ai britannici. In ogni caso, Patrick Vallance, una delle due massime autorità mediche del governo di Boris Johnson, ha detto chiaramente a Sky News che “il Coronavirus è una brutta malattia ma nella maggioranza dei casi ha soltanto sintomi lievi” e che ” il virus sarà stagionale e tornerebbe anche il prossimo inverno. Per questo è importante sviluppare un’immunità di gregge, per tenere sotto controllo il virus a lungo termine”. Un azzardo enorme, considerando che nel mondo la mortalità del Covid-19 oscilla tra l’1 e il 6%.

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