Andrej Sakharov provò a sgretolare il muro di omertà che la tramontante leadership sovietica aveva provato a imporre sulle reali circostanze della tragedia di Chernobyl. Lo rivelano alcuni documenti resi pubblici dalle autorità statunitensi del National Security Archive, che hanno portato al desecretamento di una lettera inviata dal fisico, padre della bomba all’idrogeno sovietica, e dissidente politico al Segretario Generale del Partito Comunista Mikhail Gorbaciov nel 1988, a due anni dalla tragedia.

“Io sono convinto – dice la lettera vergata dal Premio Nobel per la Pace 1975 – che la gente è non solo capace, ma obbligata a conoscere tutte le circostanze del disastro di Chernobyl, contrariamente ai trucchi di censura dei dipartimenti, con i loro interessi e le loro ambizioni. Ogni restrizione danneggia sia la nostra società che la memoria delle vittime, e il morale dei sopravvissuti. Nascondendo i fatti, noi confermiamo la possibilità che si ripetano”. Un attacco duro e inusuale da parte dell’uomo divenuto simbolo e coscienza critica della fase finale dell’Unione Sovietica, il fisico capace di perfezionare la teoria della relatività di Albert Einsteine di partire dai suoi lavori in campo nucleare e bellico per sviluppare una critica dell’autoritarismo repressivo sovietico.

Sakharov non fa sconti all’ultimo leader dell’Urss, che due anni prima l’aveva lasciato libero di rompere i confinamento interno nella città di Gorkyove era stato esiliato per aver criticato l’invasione dell’Afghanistan nel 1980. “Se noi nascondiamo i nomi dei responsabili della catastrofe (che ora esercitano la censura) copriamo già altre possibili complicazioni negli impianti nucleari”, affonda. L’accusa combacia con i contenuti del rapporto di una riunione del Politburo del luglio 1986, a tre mesi dalla catastrofe, in cui il presidente della commissione d’inchiesta sul disastro, Boris Shcherbina, denunciava “negligenze, trascuratezze, errori, mancanza di disciplina”, oramai documentate da storici e testimoni. Dalla mancata attivazione del sistema di raffreddamentoper il nocciolo in fusione alla negazione di una propagazione sistemica di una nube tossica, rilevata per prima dalle autorità svedesi, passando per la rilevazione di oltre mille incidenti in mezzo secolo di nucleare sovietico, il rapporto, che scatenò le ire di Gorbaciov contro i responsabili dell’impianto ucraino, snocciolava tutte le mancanze e le problematiche che avevano condotto al disastro e alla sua goffa gestione da parte di Mosca, senza però produrre conseguenze ufficiali.

Il padre della fisica nucleare moderna sovietica, l’uomo che si era laureato ad Asgabat, in Turkmenistan,nel pieno della Grande guerra patriottica contro i nazisti per partecipare al lavoro di ricerca degli scienziati di Stalin nelle “città-fortezza” vegliate dai militari e aveva poi ideato l’arma più potente mai testata dall’uomo, la Bomba Zar da 50 megatoni esplosa nel 1961 nell’Artico russo, non poteva non aver colto per tempo queste sensazioni e fiutato l’errore umano nello sviluppo della tragedia.

Il “grande eretico” dell’Unione Sovietica verga una lettera di fuoco all’ultimo riformatore del Paese, l’uomo che dopo il fallimento afghano e Chernobyl ha tentato, goffamente e con diverse ingenuità, ad aprire e riformare lo Stato sovietico, indirettamente contribuendo al suo più rapido sgretolamento con l’incompletezza e la timidezza della sua azione. A cui contribuì una scarsa estensione delle politiche di perestroika e glasnost alle verità sul disastro nucleare del 1986.Sakharovprobabilmente, scrisse quel che Gorbaciov avrebbe voluto dire già nel 1986 e che non poté esser reso pubblico per l’opprimente pressione delle burocrazie politiche e militari del Pcus, che nel 1991 tentarono l’azione estrema col golpe fallimentare contro il presidente.

Non c’è dubbio che Gorbaciov abbia visto in Sakharov un precursore nel tentativo di aprire e riformare l’Urss. “Questa convinzione lo porterà la sera prima del funerale” del fisico, deceduto nel 1989, “ad inchinarsi davanti alla bara dello scienziato dissidente, esposto sotto un lenzuolo bianco all’Accademia delle Scienze, con la marcia funebre suonata dalla banda di quell’Armata Rossa che Sakharov aveva criticato per la guerra in Afghanistan”. Le verità contenute nella lettera desecretata in queste giornate hanno contribuito all’aumento della stima di Gorbaciov per il fisico? Una lettura del genere è tutt’altro che irrealistica.

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