Il Covid-19 sembra non voler abbandonare lo Stato australiano di Victoria, dove si trova la città di Melbourne. Una serie di focolai hanno portato (dal 9 luglio) ad un nuovo lockdown per gli abitanti della città, alla chiusura delle frontiere con il Nuovo Galles del Sud ed a centinaia di nuovi casi quotidiani nell’area di Melbourne. Le autorità australiane, in un primo momento, erano riuscite ad affrontare brillantemente la pandemia: a febbraio i confini erano stati chiusi ai viaggiatori provenienti da Paesi a rischio e dal 19 marzo a tutti gli stranieri. Dalla fine di marzo, invece, era stato implementato il distanziamento sociale ed erano stati chiusi i principali luoghi di aggregazione, dai pub alle scuole. Le restrizioni erano state allentate a maggio ma qualcosa è andato storto.

Una vicenda incresciosa

Quando Daniel Andrews, laburista e premier di Victoria dal 2014, aveva annunciato l’allentamento delle restrizioni a partire dal 21 giugno non si aspettava di dover imporre un lockdown nel giro di quattro settimane. La situazione sembrava sotto controllo: a metà giugno i casi attivi nello Stato erano appena 40 ed i nuovi casi giornalieri meno di dieci. L’8 luglio, invece, i casi attivi erano cresciuti ad 860 ed i nuovi casi avevano sfondato quota 130. Un’inchiesta statale è giunta alla conclusione che la quasi totalità dei casi sarebbe legata alla violazione dei protocolli di quarantena da parte delle guardie di sicurezza addette alla sorveglianza dei viaggiatori di ritorno. Chiunque faccia il suo ingresso in Australia deve infatti mettersi in quarantena, per 14 giorni, nelle strutture gestite dal governo, spesso alberghi utilizzati a questo scopo. Ci sarebbero però state delle violazioni nello Stato di Victoria e tra queste viene citato il fatto che alcune guardie avrebbero avuto rapporti sessuali con gli ospiti in isolamento. Un atteggiamento inaccettabile che avrebbe fatto scoppiare una nuova epidemia. I dati non sono confortanti: il 26 luglio sono stati registrate 459 nuove infezioni, 10 persone sono morte ed i casi attivi sono 4.233. La situazione nel resto del Paese appare decisamente migliore: nelle ultime 24 ore sono stati notificati appena 16 nuovi casi, di cui 14 nel Nuovo Galles del Sud e due nell’Australia Occidentale.

I parametri economici

Il lockdown di Melbourne è destinato ad avere ricadute sullo stato di salute dell’economia. Il tentativo di contenere la diffusione del virus costerà 3.3 miliardi di dollari all’economia australiana e ritarderà una possibile ripresa dalla recessione. Le stime iniziali, redatte dagli analisti e dal governo federale, avevano previsto una rapida crescita dopo la recessione che aveva contraddistinto i primi due trimestri dell’anno. La crescita, a causa dei problemi di Victoria, sarà invece più debole del previsto mentre la disoccupazione si manterrà su livelli alti. I parametri macroeconomici di Victoria non sono buoni: lo Stato, secondo l’agenzia di rating Moody’s, sarà costretto a chiedere prestiti per una cifra compresa tra i 20 ed i 24 miliardi di dollari nel 2020-2021 mentre il suo debito passerà da 36 a 50 miliardi di dollari. Il governo australiano ha deciso di estendere, per ulteriori sei mesi sebbene con dei tagli, il programma di aiuti alle attività economiche colpite dalla pandemia. L’estensione del programma, che sarebbe dovuto cessare il 30 settembre, avrà un costo di quasi 12 miliardi di dollari e non costituisce un buon auspicio per il futuro del Paese.  Secondo quanto riferito dal governo l’economia della nazione dovrebbe contrarsi del 2.25 nel 2020-2021 mentre la disoccupazione dovrebbe assestarsi intorno all’8.5 per cento. Quanto accaduto a Melbourne rischia di rivelarsi un monito particolarmente cupo per tutte quelle nazioni che sembrano aver sconfitto il virus e che, già in questi giorni, stanno sperimentando una forte crescita dei contagi come, ad esempio, Germania, Olanda e Spagna, tre Paesi che hanno utilizzato approcci differenti ma apparentemente efficaci per contrastare il coronavirus.

È un momento difficile
STIAMO INSIEME