L’America? Per gli italiani minaccia la pace mondiale più della Cina. Il sondaggio Swg

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La geografia del mondo sta cambiando rapidamente e con essa anche la percezione dei regimi che la governano? Sembrerebbe di sì, se oggi gli italiani ritengono Donald Trump un fattore di rischio per la pace globale più di Xi Jinping.

L’affermazione può sembrare forte, soprattutto per chi è più avanti con gli anni. Eppure, questo è quanto rileva SWG, l’Istituto di Ricerca fondato nel 1981 a Trieste da Roberto Weber e oggi guidato da Adrio De Carolis, figlio di Massimo, figura di spicco della politica democristiana degli anni Ottanta.

Attraverso il Radar Swg che settimanalmente monitora l’opinione pubblica italiana su temi politici, sociali ed economici emerge infatti come gli italiani siano molto preoccupati per la piega presa dalla politica estera dell’amministrazione Trump. Non è dunque un caso se nella rilevazione SWG del 13 gennaio gli Stati Uniti sono considerati sempre di più un elemento di rischio per la pace nel mondo, mentre la Cina lo è sensibilmente di meno: nel 2022 il 30% dei cittadini italiani non si fidava di Pechino, all’inizio di quest’anno la percentuale è scesa al 20%.

Al contrario, il 45% degli italiani ritiene l’America un vero e proprio ostacolo alla costruzione di un percorso di pace; nel 2022 erano il 33%. Gli italiani in particolare sono fortemente critici con l’amministrazione americana per il recente blitz in Venezuela (l’arresto e la destituzione di Maduro) col 70% degli intervistati che ritiene sia solo una scusa per “gestire la vendita del petrolio venezuelano e i suoi proventi”. Così come sono critici e preoccupati con una percentuale di italiani che pensano sia il caso di intervenire militarmente per difendere l’isola danese (il 20% degli intervistati e il 30% tra gli elettori di centrosinistra).

È in corso un riposizionamento che farà bene all’America e al mondo intero quello intrapreso dall’inquilino della Casa Bianca e dai suoi più stretti collaboratori? Chi vivrà, vedrà. Sicuramente, in queste ore, c’è però da registrare l’intervento fortemente improntato alla difesa del libero mercato, del multilateralismo e del bene comune di He Lifeng, economista e vicepremier del Governo di Pechino, che ha portato al World Economic Forum di Davos, in Svizzera, la sua visione sull’economia internazionale e l’impegno a correggere alcune scelte di politica economica.
“I dazi e le guerre commerciali, non hanno vincitori, ha affermato He Lifeng. Oltre a causare un aumento dei prezzi, frammentano le economie mondiali e stravolgono la distribuzione globale delle risorse. Il mondo, ha proseguito il vicepremier davanti al gotha mondiale dell’economia, non deve tornare alla legge della giungla”. Ricordando anche come “la Cina sostiene una globalizzazione economica giusta e inclusiva, impegnandosi a costruire ponti non muri”. E difendendo le scelte del governo negli ultimi anni improntate alla crescita economica, pari a 1/3 della crescita mondiale, alla transizione ecologica e alle riforme.